Assad da amico a nemico. Una storia che puzza di Gas

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La storia recente della Siria ricorda quella storiella dei clan famigliari che si massacrano da generazioni e generazioni, ma nessuno si ricorda più il perché. Eppure, nel caso della guerra in Siria, le vere cause del contendere sono recenti, anzi, recentissime. I media parlano di tutto, della Russia, dei ribelli moderati, dei foreign fighters, del presunto disastro umanitario di Aleppo, ecc. ecc, ma si guardano molto bene dal ricordare il motivo per il quale il leader siriano Bashar al-Assad è diventato tutto di un colpo un nemico da abbattere.

In Siria non c’è nessuna guerra civile e Assad veniva invitato ai ricevimenti francesi alla corte di Sarkozy fino a pochi anni fa. “Assad attacca Aleppo col cloro”, “Le ong e l’Onu denunciano Assad di aver usato il gas”: questi però sono solo alcuni dei titoli demenziali che si sono letti in questi mesi sulla stampa, e il tutto senza uno straccio di una prova. Ma in effetti il gas c’entra, eccome. Solo che non è stato il gas inteso come mezzo di distruzione a catalizzare l’attenzione di Stati Uniti ed Europa, ma il gas come materia prima.

A partire press’a poco dal 2011 è scoppiata una competizione planetaria per il controllo delle vie del gas tra il mondo che possiede quella materia prima e il mondo che non la possiede.

I Paesi europei un tempo se la cavicchiavano grazie al contributo del mare del Nord, ma oggi questa produzione è in declino e l’Europa dipende quasi interamente dall’Asia, soprattutto nei paesi freddi, come la Germania e la Francia.

Nel 2011, anno cruciale per tante questioni economiche, si sono trovate in competizione quattro giganteschi progetti.

  • Il primo di questi, che avrebbe legato ancora di più l’Europa alla Russia, era il South Stream, attraverso il Mar Nero e la Grecia, fatto fallire dalla Ue sotto le pressioni americane (e con il succedaneo Turkish Stream già in grosse difficoltà).
  • Il secondo è il Nabucco Pipeline, dal Caspio e attraverso Armenia e Turchia, sponsorizzato da oltre-atlantico, che tuttavia prevede un investimento insostenibile finché sarà basato soltanto sui campi dell’Azerbaijan.
  • Il terzo è il Islamic Pipeline, o Gasdotto Islamico, dal sud dell’Iran (campo principale di South Pars, confinante con il North Field del Qatar), attraverso Iraq e Siria, in grado di raccogliere anche il gas qatariota ed eventualmente quello saudita prelevato in Qatar
  • Il quarto è il Gasdotto Qatar-Turchia, attraverso Arabia Saudita, Giordania, Siria e Turchia, in grado di raccordarsi con il Nabucco e di raccogliere- a monte – anche il gas iraniano e – lungo il percorso – l’eventuale gas saudita

Puntate l’occhio su quest’ultimo progetto, perché è questo il vero motivo della “finta” guerra civile in Siria.

Assad, infatti, si è rifiutato di consentire il passaggio sul proprio territorio del gasdotto Qatar-Turchia.

Detta in modo meno dettagliato, gli americani spingono per controllare le principali arterie di rifornimento del gas all’Europa, ma per farlo hanno (avevano…?) bisogno del gasdotto Quatar Turchia che passa per la Siria, per questioni tecniche e logiche. Per colegare Turchia ed Arabia Saudita c’è bisogno del placet della Siria, che Assad non ha concesso.

Gli unici ad avere le idee chiare, finora, sono stati quelli del sito libreidee.org:

«Turchia, Qatar e Arabia Saudita volevano costruire un gasdotto lungo la Siria, ma Assad ha rifiutato». Ed ecco i guai. La storia comincia nel 2009, quando il Qatar propose di costruire una conduttura lungo la Siria e la Turchia per esportare il gas saudita, scrive Shahtahmasebi. «Assad rifiutò la proposta e formò al contrario un accordo con l’Iran e l’Iraq per costruire una conduttura verso il mercato europeo, che avrebbe tagliato fuori Turchia, Arabia Saudita e Qatar». Da allora, prosegue “TheAntiMedia.org”, questi paesi sono diventati forti sostenitori dell’opposizione siriana che voleva rovesciare Assad. «Complessivamente, hanno investito miliardi di dollari, prestato armamenti, incoraggiato la diffusione del fanatismo ideologico e hanno permesso il passaggio dei combattenti lungo i propri confini». Grazie alla resistenza di Assad sostenuto da Putin, la conduttura Iran-Iraq «rafforzerà l’influenza iraniana nella regione e minerà il suo rivale, l’Arabia Saudita, l’altro grande produttore Opec. Se avrà la capacità di trasportare gas verso l’Europa senza dover passare per gli alleati di Washington, l’Iran guadagnerà potere contrattuale e potrà negoziare accordi di escludano completamente gli Usa e il dollaro».

Un mare di soldi: e questo, più di qualunque altro argomento, aiuta a capire meglio lo strano accanimento contro il governo di Damasco.

 

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