Bill Gross, guru dell’investimento Usa, vede Keynes sullo sfondo

Non ho niente contro gli inni nazionali e non mi inginocchierei neanche se fossi Colin Kaepernick. Penso solo che per il nostro paese “America the Beautiful” sarebbe stata una scelta più azzeccata e che a volte alcune parole di The Star Spangled Banner non suonano giuste. A dire il vero, trovo che alcuni inni nazionali siano abbastanza piacevoli. “O Canada” ha una melodia bellissima e il testo si adatta perfettamente, anche se è probabilmente necessario guardare una partita di hockey per poterlo ascoltare. E il nostro Star Spangled Banner? Per me, non è un granché. Riesco più o meno a vedere il “bagliore rosso dei razzi”, ma è un inno difficile da cantare e piuttosto lungo, soprattutto quando si aspetta il calcio di inizio. Ma come ho detto, non ho nulla contro quest’inno, tranne forse l’ultima strofa.

Non mi riferisco alla parte sulla “Patria dei coraggiosi”.

Avendo trascorso due anni in Vietnam, traghettando le forze speciali dei Navy SEALS su per il delta del Mekong, ho visto con i miei occhi tantissimo coraggio. Non parlo di me. Io me la svignavo più rapidamente della marmotta di Bill Murray in Palla da golf. Parlo dei SEALS invece. Uomini duri. Molto coraggiosi.

Comunque, la parte dell’inno che contesto è quella riguardante “La terra dei liberi.”

Liberi? Sì, è vero per circa la maggior parte della popolazione. Ma per oltre 3 milioni di americani? Non è proprio così. Rispetto a qualsiasi altro paese sulla Terra, gli Stati Uniti hanno – in numero totale o in percentuale rispetto alla popolazione – la maggioranza di persone incarcerate, imprigionate, prive di libertà.

Ovviamente, per molti di loro c’è un motivo legittimo. Ma qual è la ragione per tutti gli altri? La colpa è di leggi diventate eccessivamente restrittive e che hanno legato le mani dei giudici: ad esempio quella del “se commetti tre reati non esci più di galera”, in California, votata parecchio tempo fa e forse obsoleta oggi, vista la crescente tolleranza nei confronti della marijuana. A provocare ancora più danni ci pensa la privatizzazione della gestione e della proprietà delle carceri.

La serie televisiva “Orange Is the New Black” tratta i temi del razzismo e del classismo, ma va anche oltre. Concordo con la protagonista Aleida Diaz quando dice: “Siamo un carcere a scopo di lucro adesso. Non siamo più delle persone. Siamo merce all’ingrosso, sardine in scatola.”

Ho trascorso una notte in una cella in Danimarca cinquanta anni fa, per ubriachezza, e sono state 18 interminabili ore! È per quei 1-2 milioni di prigionieri vestiti di arancione che dobbiamo pulire il sistema e ridare legittimità al nostro inno.

Beh, risolvere il “dilemma del prigioniero” può richiedere tempo, così come può richiederne ancora di più la soluzione alla crisi del debito mondiale, che dura ormai da sette anni.

Può essere utile, tuttavia, capire qual è il piano di azione in modo da investire di conseguenza. Sebbene io ed altri analisti siamo stati critici nei confronti dei suoi elementi distruttivi, piuttosto che di quelli costruttivi, si tratta del piano complessivo dell’establishment attuale mondiale (compreso quello di Trump), e le politiche monetarie enfatiche del tipo “faremo tutto il necessario” di questo establishment sono la legge che governa i nostri mercati finanziari. Non affrontare il problema ha i suoi vantaggi, fino a quando diventa evidente che un altro piano sostituirà il precedente per forza di cose. Quel momento è arrivato, ma l’ascesa dei populismi e la crescente inefficacia della politica monetaria indicano che ci sarà una transizione.

Ma torniamo agli inizi, intorno al 2009/2010:

Ecco il programma dei DECISORI POLITICI per risolvere la crisi del debito globale:

1 In Giappone, nell’eurozona, negli Stati Uniti e nel Regno Unito, le banche centrali hanno acquistato/ acquistano quantità crescenti di debito pubblico (quantitative easing), per poi ridurre il pagamento degli interessi alle loro casse e infine estendere le scadenze delle obbligazioni. Un giorno potrebbero persino “condonare” il debito. Puff! Sparito.

2 Mantenere i tassi di interesse artificialmente bassi per far salire i prezzi degli asset e salvare individui e aziende zombie ultra indebitati. Concedere prestiti e bendarsi gli occhi. Parlare di “normalizzazione” per mantenere la curva dei rendimenti il più ripida possibile al fine di aiutare le istituzioni finanziarie con passività a lungo termine. Ma normalizzare molto, molto lentamente usando la repressione finanziaria.

3 Parlare di “normalizzazione” per mantenere la curva dei rendimenti il più ripida possibile al fine di aiutare le istituzioni finanziarie con passività a lungo termine. Ma normalizzare molto, molto lentamente usando la repressione finanziaria.

4 Liberalizzare le norme contabili per far apparire solvibili alcune compagnie assicurative e fondi pensione potenzialmente in “bancarotta”. Portorico, vi dice niente?

5 Minimizzare o non menzionare gli oneri derivanti dai bassi tassi di interesse che pesano sulle famiglie risparmiatrici. Lasciando intendere che è un problema che sarà alla fine risolto dal “mercato”.

6 Cominciare a porre l’accento sulle politiche “di bilancio” piuttosto che su quelle “monetarie”, ma non menzionare mai Keynes o il notevole aumento della spesa in disavanzo dei governi. Usare le parole magiche come “spese per le infrastrutture” e “meno tasse”. Chi non desidera che le buche nelle strade siano riparate? E chi non desidera meno tasse?

7 Promuovere il capitalismo, anche se i tassi di interesse prossimi allo zero e controllati dal governo distorcono i mercati e finiscono con l’alterare il funzionamento del capitalismo così come lo conosciamo. Reintrodurre la logica della curva di Laffer per abbassare in maniera marcata le imposte sulle società. Nutrire le speranze. Evitare di dare importanza ai disastrosi andamenti della produttività, che sono un test cruciale dell’efficacia di un sistema economico.

8 Se sei un policymaker o un politico, metti in programma di allontanarti a un certo punto dalla Fed / dal congresso / dall’esecutivo e afferma che adesso è tutto in mano alle nuove generazioni. Se sei un gestore di investimenti attivo, piuttosto che passivo, combatti contro la tendenza all’aumento degli ETF e fondi indicizzati a basse commissioni. Ma metti da parte un gruzzoletto per la pensione.

In TV “Orange Is the New Black” (L’Arancio è il nuovo nero). Tuttavia, nei mercati il “rosso” (in alcuni casi) può essere il nuovo “verde”, quando si tratta di rendimenti futuri sugli investimenti. Fate attenzione – non fatevi intrappolare.

Questi sono i programmi, caro lettore, e le politiche del presidente eletto Trump rientrano perfettamente nei punti 6,7 e 8. Non ci sono dubbi che diversi aspetti dell’agenda di Trump sono positivi per le azioni e negativi per le obbligazioni a breve termine: tagli fiscali, deregolamentazione, stimoli di bilancio, ecc. Ma sul lungo periodo gli investitori devono tenere conto degli svantaggi delle idee anti globalizzazione di Trump che potrebbero porre freni al commercio e incidere negativamente sui profitti aziendali. Inoltre, il rafforzamento del dollaro ha un forte impatto sulle imprese attive a livello mondiale, soprattutto sulle azioni del comparto tecnologico. Strategie non vincolate dovrebbero aumentare la liquidità e le alternative alla liquidità (come le proposte ad alta probabilità di buy-out di azioni). Le duration delle obbligazioni e gli attivi di rischio devono rimanere inferiori ai parametri di riferimento.

In TV “Orange Is the New Black” (L’Arancio è il nuovo nero). Tuttavia, nei mercati il “rosso” (in alcuni casi) può essere il nuovo “verde”, quando si tratta di rendimenti futuri sugli investimenti. Fate attenzione – non fatevi intrappolare.

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