C’è un Vincolo Esterno che Impedisce di Votare Bersani

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L’altra sera, da Giovanni “chiappe molli” Floris, è apparso l’ologramma di  Pier Luigi Bersani. Per tutto il popolo di sinistra, un tuffo al cuore. “Ma non stava male?”, “Ma non era andato in Africa? (a no, quello era Veltroni)”, “Ma non era andato a smacchiare i giaguari?”. Niente di tutto questo, compagni! Con la sua erre arrotata e le metafore da cabaret, il buon senso emiliano può riprendersi il partito e traghettarlo di nuovo a sinistra. Diciamo la verità: Bersani sembra una persona in buona fede, un onesto faticatore ex comunista che dopo anni di ciofeche berlusconiane non meritava la sberla alle politiche del 2013  e l’umiliazione di vedersi strappare dalle mani il partito da uno che con quel partito non c’entra nulla: Matteo Renzi.   Eppure Bersani, allo stato attuale, non si può votare. Non tanto, come sostengono i suoi denigratori, per il pregresso. Bersani non ha mai fatto il Presidente del Consiglio, è stato ministro per poco e in quel breve lasso di tempo ha proposto liberalizzazioni di mercati arroccati su rendite di posizione, come le farmacie, i dentisti o i tassisti. Niente di tragico, insomma, magari discutibile per le categorie interessate, ma un genio, un luminare, uno statista se confrontato con un Brunetta qualunque. Eppure quest’uomo si colloca sulla scia di una classe dirigente che sosteneva e sostiene il Vincolo Esterno. Ebbene, a mio giudizio chi sostiene il vincolo esterno è uno stupido “interno”.

Ma di cosa si tratta?

A coniare il termine fu il ministro che rovinò l’Italia e che, per fortuna, è morto nel 1993, al secolo Guido Carli. Il vincolo è “esterno”, per convenzione, quando dipende da dinamiche che originano al di fuori dei confini nazionali di un paese.

Guido Carli nel 1959 fu nominato direttore generale della Banca d’Italia, poi presidente della Confindustria dal 1976 al 1980, quindi ministro del Tesoro dal 1989 al 1992. Oggi per “vincolo esterno” si intende innanzitutto quella serie di regole europee che imbrigliano la politica fiscale degli stati membri, Italia inclusa.

In altre parole, il vincolo esterno è in realtà un vincolo interno, perché deciso dai politici a tavolino sulla scorta delle favole per “utili” idioti propinate dagli economisti liberisti, come Carli appunto. Per esempio, il tetto al deficit e al debito pubblico, rispettivamente fissati al 3 e al 60% del prodotto interno lordo di un singolo paese, almeno in base al Patto di Stabilità e crescita del 1992, è il più classico dei vincoli esterni. Per quanto riguarda il debito, poi, i paesi che ne hanno uno superiore al 60% del pil dovrebbero adesso ridurre questo eccesso almeno di 5 punti percentuali all’anno su una media triennale. Sempre in base ai nuovi paletti, la spesa pubblica non dovrebbe crescere più rapidamente del tasso di crescita medio del pil potenziale nel medio termine. Per i paesi firmatari del Fiscal Compact, come l’Italia, dal gennaio 2014 la Costituzione deve prevedere un pareggio di bilancio strutturale come obiettivo delle manovre finanziarie. E questi sono soltanto alcuni dei vincoli esistenti per la politica fiscale dei paesi membri dell’Unione europea.

In altre parole, il vincolo esterno è una regola inventata a tavolino e che non esiste in natura, e che non conviene alla società. Serve ai politici per privare i popoli di investimenti pubblici e di redistribuzione della ricchezza tramite welfare. E Bersani, con il suo amichetto D’Alema, ha sempre sostenuto, anche se talvolta obtorto collo, la ineluttabile necessità di un vincolo esterno. Se gente come Renzi o Tremonti, o Scheuble sulla questione sono solamente in malafede, Bersani è ignorante. Che è molto grave, perché l’ignorante non è una persona che non sa, come si suol dire, ma una persona che parla di cose che non sa. E Bersani è bravo a trattare i 50 euro da dare ai metalmeccanici e a tutelare gli insegnanti e i tassisti. Campione del mondo di pacche sulle spalle, ma… quando parliamo di macroeconomia costui ragiona come Simplicio nel Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo di Galileo Galilei. “perché cade una pietra?”, si chiedeva Simplicio (nomen omen), “ma perché vuole tornare al suo posto!”, si rispondeva. Un ragionamento che prevedesse cose che non si vedono a occhio nudo, come l’attrito dell’aria o la gravitazione terrestre, erano impensabili per Simplicio. Ecco, Bersani è un tipo così: un Simplicio.

galilei

Per i turboliberisti, Paesi come l’Australia o la Nuova Zelanda o anche il Messico viaggiano con un pil costantemente sopra il 2 per cento ed hanno tasse basse perché ci sarebbe una “mano invisibile” che palpeggia i loro equivoci deretani.

Per i piddini alla Bersani, invece, si tratterebbe di una vincita al superenalotto. Invece, ciò accade perché i politici australiani  o neozelandesi non sono mai caduti nel tranello del vincolo esterno.

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