«Il Ponte sullo Stretto si farà coi Lego», parola di Davide Serra

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Davide Serra, finanziatore di Matteo Renzi e suo estimatore e collaboratore alla Leopolda, qualche giorno fa, se n’è uscito con una considerazione antiBrexit che ha suscitato l’ilarità del popolo della Rete. Secondo l’esperto di finanza anglofilo, infatti, i bambini del Regno Unito si troverebbero a sborsare il 5 per cento in più per l’acquisto dei Lego a causa dell’uscita dell’Inghilterra dall’Unione Europea. Per ignobile colpa di ciò, avrebbe anche aggiunto su twitter, ci saranno meno posti di lavoro nel settore. Non è la prima volta che l’esperto renziano se ne esce con affermazioni discutibili, come quando sostenne che la finanza sta aspettando con gioia il default dell’Italia, ma stavolta con la storiella dei Lego, Serra sembra proprio aver superato ogni limite. Nelle discussioni che ne sono nate sui social, molti hanno però rivendicato le capacità previsionali di Serra, e cioè l’abilità del giovane manager di saper come fare i soldi attraverso oculati investimenti e dotte conoscenze. La polemica sui Lego è dunque l’occasione per fare un po’ di chiarezza sull’annosa questione degli esperti di finanza, i traders d’alto bordo ed i gestori di fondi speculativi, di hedge fund e squali e squaletti vari, che bazzicano le torbide acque di Wall Street o della City londinese.

Nessuno può sostenere in buona fede che questi pescecani della finanza internazionale non abbiano capacità di macinare quattrini. Quel che sfugge ai non addetti ai lavori, però, è l’aspetto “tecnico” di tutta la faccenda.

 Se dovessi indicare un uomo che con pochi ingredienti di cucina sa fare i miracoli, farei il nome dello Chef napoletano Canavacciuolo. Qualcun altro, forse, citerebbe Rubio o Borghese o Cracco. Poche persone al mondo sanno combinare i sapori come questi quattro uomini, e non a caso sono diventati ricchi grazie alle loro capacità tecniche. Uova e maionese? In che proporzioni? Tonno e cipolla? Si, ma di che tipo, pinne gialle? Borretane? Solo chi ha studiato e provato e riporato questi ingredienti ne conosce i segreti e le combinazioni. Stiamo parlando, appunto, di tecniche. Tuttavia, nessuno chiederebbe MAI a Canavacciuolo se a scuola è meglio dedicare più spazio alla trigometria piana o al bilanciamento delle equazioni chimiche. Pochi storditi, assumerebbero Rubio per valutare il ripristino della scala mobile. Nessuno, spero, proporrebbe Cracco per salvare le banche del Paese.

Ebbene, se questi tecnici di cucina non possono vantare capacità macroeconomcihe e politiche, non si vede perchè mai dovrebbe farlo un Davide Serra qualsiasi. Il fatto che i tecnici di Borsa facciano soldi con i prodotti finanziari non ha nulla a che fare con la conoscenza politica che, semmai, deve di più alla conoscenza della storia e delle dinamiche economiche. Gli esperti di finanza, tranne alcuni lodevoli casi, sanno molto poco di economia degli Stati, ad esempio. All’università, gli studenti di economia si specializzano nei bilanci privati, perchè la vocazione di questo tipo di studio, in Italia, si focalizza sulla libera professione del commercialista o del fiscalista. Chi, invece, come Serra, ha seguito corsi di matematica finanziaria, diventa bravo a gestire sofisticati prodotti finanziari composti da un mix di altri sottoprodotti. Ecco quindi che i vari Serra che popolano le piazze d’affari internazionali sono molto abili nel costruire prodotti che fanno profitto al rialzo delle borse, o al ribasso, o assieme e che tengono conto di conoscenze specifiche sulle regole del mercato, ad esempio. Imparano a coglierne le inefficenze, imparano a gestire le scadenze, che sono regolate e che possono essere ben gestite per ricavare benefici di compravendita notevoli. In altre parole, gli esperti di finanza NON FANNO SOLDI PERCHE’ SANNO DOVE VA IL MERCATO, perchè, proprio come noi, loro  non ne hanno la più pallida idea! I finanzieri fanno soldi perchè si comportano come gli allibratori, nel senso che invece di accumulare denaro per le scommesse, accumulano soldi di risparmio per gestirlo nel modo più profittevole possibile. E sono profittevoli perchè conoscono tutti i mecanismi tecnici del mondo della finanza. Magari, questi gestori di fondi, pensano che il petrolio salirà, come il beota delle valli che l’ha letto sul sito dell’Ansa, ma se il prezzo del petrolio, invece che salire, dovesse ulteriormente crollare, il tecnico di finanza saprà come gestire ad hoc la situazione uscendone indenne, o con picola perdita, o addirittura, rigirando le posizioni di investimento, con un guadagno. Mentre il beota citato, pur avendo fatto la stessa identica previsione, si troverà con molta probabilità in rovina economica.

C’è un esempio, offerto dal noto trader e divulgatore Stefano Fanton, ideatore del sito traderpedia, che rende molto bene l’idea: il caso della quotazione in Borsa del titolo Twetter (non twitter…)

Nel 2013, l’annuncio del grande social  Twitter di voler prossimamente sbarcare in borsa con il simbolo “TWTR” ha avuto un effetto curioso che ha stupito non pochi operatori a Wall Street. Infatti, un titolo dal nome simile, ma non uguale, e che si occupa di tutt’altro, twetter,  fece il botto di quotazione a causa dell’equivoco. Tweeter Home Entertainment Group, una volta quotatosi e confuso dagli sporvveduti per il celebre twitter, icona social, è letteralmente esploso. Il titolo, che valeva meno di un cent, è salito fino a $0,15 arrivando a guadagnare il 2.200%! I volumi di scambio nel 2013 sono balzati a più di 14 milioni di azioni,  mentre prima che si ingenerasse il curioso equivoco e che twitter (quella vera) annunciasse di volersi quotare in borsa, aveva scambiato solamente 61.500 azioni.

Tweeter Home Entertainment Group è una catena di elettronica di consumo con sede a Boston che ha dichiarato bancarotta nel 2007… Il titolo, grazie alla dabbenaggine degli investitori retail, è arrivato a valere come un colosso dell’economia, per poi ovviamente ripiombare nell’oblio e rasentare il pavimento delle quotazioni.

Cosa insegna l’equivoco twitter/tweetter? Semplice: che un buon “cuoco” della finanza, come Davide Serra non ci sarebbe cascato, essendo mani e piedi in quel mondo di grafici dai tempi dell’Università, mentre i non addetti ai lavori che volevano investire non avevano nemmeno gli strumenti più banali per capire cosa stesse accadendo. Ma il fatto che Serra conosca queste cose perché “è il suo lavoro”, lo fa forse un esperto di economia e di problemi sociali? Uno così può guardare al mercato ed entrare ed uscire da esso sulla scorta di elementi tecnici (come per l’equivoco twetter, ad esempio) e fare un sacco di grana, ma non significa proprio per niente che egli sappia come far uscire una comunità dalle difficoltà economiche, dalla depressione produttiva e dalla disoccupazione. La finanza svolta a livello professionale è soprattutto un aspetto tecnico, spesso è addirittura affidata a macchine che investono sulla base di algoritmi matematici preimpostati: chi ci guadagna segue il mercato come il surfista segue le onde, senza farsi nessuna domanda morale. Egli non ha, di solito, alcuna capacità previsionale, perché non capisce l’economia più di quanto la possa capire la casalinga di Voghera.

Se così non fosse, d’altro canto, come spiegarsi l’affermazione sui Lego dei bambini inglesi?

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