Le Tasse si mangiano metà dello Stipendio (anche dei lavoratori Dipendenti)

«Le tasse sono la cosa più bella del mondo». Ricordiamo tutti la frase del Ministro per l’economia dell’allora governo Prodi, Padoa Schioppa. Lui pensava che servissero a pagare i servizi del welfare, ed è per questo che non è stato un granchè come ministro del Tesoro. Le tasse sono indispensabili per accettare la valuta come mezzo di scambio, ma sono le obbligazioni (il debito) che pagano i servizi pubblici. Detto questo, le tasse in Italia non solo non servono per i servizi, ma sono anche un freno al potere d’acquisto, in un modo diventato inaccettabile. Di solito, si ritiene che vadano a massacrare il popolo delle partite iva e degli imprenditori, ma i report registrano una realtà drammatica anche per i lavoratori dipendenti. Riportiamo dunque, per intero,   l’allarme del commercialisti di Rimini nel loro studio annuale (disponibile QUI)

Il fisco ‘uccide’ i redditi ed umilia il lavoro. Non si può dire altrimenti se si riconduce Ad estrema sintesi lo studio che anche quest’anno la Fondazione dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Rimini ha condotto per indagare il reale impatto del fisco sul reddito dei lavoratori italiani e riminesi.

Incrociando le oltre 100 tasse con gli stili di vita e le ipotesi di consumo desunte dai dati ISTAT, emerge come il quotidiano impegno dei lavoratori dipendenti e autonomi sia stritolato da un fisco opprimente.

“Rilanciamo l’urlo disperato dei contribuenti – commenta il Prof. Giuseppe Savioli, Presidente della Fondazione dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Rimini – anche quest’anno sottoposti ad un prelievo umiliante. Persiste un modello che esclude ogni ipotesi di crescita, con le Amministrazioni che mostrano l’incapacità di immaginare politiche di sviluppo, di agire per rendere più efficiente e utile il loro supporto a cittadini e imprese, e ancor meno di mettere insieme risultati concreti nel contrasto dell’evasione fiscale. Anche quest’anno abbiamo allargato l’analisi al reddito d’impresa e si conferma il giudizio dello scorso anno: in questo quadro è impossibile trovare qualsiasi motivazione per accollarsi il rischio dell’avvio di nuove attività imprenditoriali”.

Mario, Giovanni e Marco risiedono nel Comune di Rimini, fanno parte di un nucleo familiare composto da tre persone: il capofamiglia, la moglie, fiscalmente non a carico e un figlio che frequenta l’università. I primi due, dipendenti, percepiscono 14 mensilità. Tutti e tre possiedono una casa di proprietà, un’autovettura di media cilindrata (1.400 cc) e provano a risparmiare il 10% del loro reddito. In famiglia hanno tre telefoni cellulari.

LE TASSE DI MARIO
Mario è un impiegato con un reddito medio mensile netto in busta paga di 1.300 euro. Il suo reddito è di 18.200 euro.
La pressione tributaria per imposte dirette è del 16,2% del reddito complessivo lordo. La pressione fiscale inclusiva anche dei contributi assistenziali e previdenziali è del 25,4% del reddito complessivo lordo. Il peso fiscale sopportato dalla famiglia per imposte indirette è di 6.382 euro. In questa cifra hanno gran peso voci come sanità (495 euro) e istruzione (1.720 euro), quasi due mensilità.
La pressione fiscale, comprensiva dei contributi a carico del lavoratore, arriva al 51,5%.
Ciò significa che il suo reddito netto spendibile si riduce al 48,5% del reddito lordo ritraibile dalla sua attività lavorativa. Ogni mese i vari enti impositori prelevano dalle sue tasche circa 1.050,00 Euro, lasciandogli un reddito netto mensile disponibile di soli Euro 990,00 circa.
Le risorse sono drenate al contribuente Mario dallo Stato per il 72,1%, dalle regioni con il 4,3% dalla provincia con l’1,3%, dal comune con il 4,4% e dall’Inps per il 17,8%.

Riassumendo: il Sig. Mario vive con 1.300,00 netti mensili in busta paga (prima quindi di assolvere le imposte indirette) devolve per prelievi fiscali per 12.606 euro all’anno, ossia 1.050 euro mensili, ossia 187 giorni all’anno del proprio lavoro (un giorno in meno dello scorso anno!). Considerando una settimana lavorativa di cinque giorni, significano 37.7 settimane.

Quest’anno Mario ha lavorato fino al 6 luglio per pagare le tasse

LE TASSE DI GIOVANNI
Giovanni è un dipendente con mansioni più qualificate, con un reddito medio mensile netto in busta paga di 2.500 euro. Il suo reddito è di 35.000 euro
La pressione tributaria per imposte dirette è del 29,2% del reddito complessivo lordo. La pressione fiscale inclusiva anche dei contributi assistenziali e previdenziali è del 38,4 % del reddito complessivo lordo.
Il peso fiscale sopportato dalla famiglia per imposte indirette è di 9.108 euro. In questa cifra incidono con peso rilevante i trasporti (2.563 euro), l’istruzione (1.977 euro), la casa (1.177 euro) e salute (565 euro).
La pressione fiscale, comprensiva dei contributi a carico del lavoratore, supera il 54%. Ciò significa che il suo reddito netto spendibile si riduce al 45,45% del reddito lordo ritraibile dalla sua attività lavorativa
Ogni mese i vari enti impositori prelevano dalle sue tasche oltre 2.500,00 Euro, lasciandogli un reddito netto mensile spendibile di soli Euro 2.133,00 circa.
Le risorse sono drenate al contribuente Giovanni dallo Stato per il 77,02 %, dalle regioni con il 3,49 % dalla provincia, con lo 0,54%, dal comune con il 2,08% e dall’Inps per il 16,87%.Riassumendo: il Sig. Giovanni ha un reddito di 2.500 netti mensili in busta paga (prima quindi di assolvere le imposte indirette), devolve per prelievi fiscali per 30.730 Euro all’anno, ossia 2.561 euro mensili, ossia 199 giorni all’anno del proprio lavoro (esattamente come lo scorso anno!). Considerando una settimana lavorativa di cinque giorni, significano 39.8 settimane.

Quest’anno ha lavorato fino al 18 luglio per pagare le tasse

LE TASSE DI MARCO
Marco è un piccolo imprenditore che ritrae dalla propria attività un reddito netto pari a quello dei dipendenti in precedenza esaminati: 24.500 euro.
Non sono considerate, per amor di patria, le singole imposte che l’imprenditore ha già assolto nello svolgimento della propria attività d’impresa quali, ad esempio, il diritto annuale di iscrizione alla CCIAA, il contributo obbligatorio al CONAI, l’imposta di bollo sui libri contabili, eventuali tasse ed accise su carburanti, energia elettrica, assicurazioni ed altro utilizzate per lo svolgimento della propria attività e neppure l’IRAP.
Andando a considerare anche le imposte indirette, che il sig. Marco assolve consumando il proprio reddito esattamente come il dipendente Marco, si nota come la pressione tributaria salga al 40,2% e la pressione fiscale complessiva esploda sino a portare l’entità di imposte e contributi prelevati dallo stato al 63%, come evidenziato nella successiva tabella, cioè al livello di due circa i due terzi.
Ciò significa che il reddito spendibile si riduce al 37% del reddito lordo ritraibile dall’attività lavorativa e che il sig. Marco lascerà ogni mese allo stato ben Euro 1.280, potendo destinare ai propri consumi personali solo la somma di Euro 761.
Il sig. Marco lascerà perciò ogni mese allo stato ben Euro 1.285, potendo destinare ai propri consumi personali solo la somma di Euro 756.
In altre parole, il sig. Marco lavorerà per ben 229 giorni all’anno, per poter pagare le imposte (come lo scorso anno!). Considerando una settimana lavorativa di cinque giorni, significano 45.8 settimane.

Quest’anno ha lavorato fino al 17 agosto per pagare le tasse (come lo scorso anno).

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