Mercoledì cambia tutto (incrociamo le dita)

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Continuate pure a guardare il dito Gentiloni, che io guardo alla Luna Wall Street. Mercoledì c’è grande attesa in Borsa perché la banca centrale americana, la Fed, dovrebbe (il condizionale è d’obbligo) alzare i tassi d’interesse. Perché dovrebbe farlo? Beh, primo, perché glielo stanno chiedendo tutti da mesi e prima o poi il numerino dell’enalotto esce. E’ una questione di probabilità, a questo punto. Secondo, perché la politica di Trump causerà un aumento dell’inflazione. Questo punto è il più interessante di tutti.

Donald Trump ha annunciato con molta insistenza un piano di investimenti pubblici in stile Roosvelt che può pagarsi perché – COME SCRIVO DA ANNI QUI – gli Stati Uniti godono di un grado di sovranità monetaria superiore alla nostra. Non totale, come dice qualcuno alla sinistra di Warren Mosler, ma senz’altro tanto superiore alla nostra da permettere ampi margini di manovra in termini di investimenti pubblici. Ecco svelato agli affannati mentali che frequentano il web con una svastica in una mano e la bandiera arcobaleno nell’altra, per quale motivo da questo blog abbiamo tifato Trump. Se Trump realizzerà i lavori pubblici e gli investimenti che ha promesso realizzando un  nuovo new deal e mollando al contempo la presa sul Medioriente per me il paffuto biondino di New York  può tranquillamente chiamare sporco NEGRO anche il sottoscritto. Anzi, se rifà il new deal vado in processione fino a Washington cantando musiche Gospel e omaggiando tutti i passanti con un sonoro: «Boranga Buana», che non so il cavolo voglia dire, ma che fa tanto nazista dell’Illinois.

Scherzi a parte, che ce frega a noi miserabili europei schiavi dell’Impero se Donald Trump fa investimenti in Usa? Beh, la storia non ha portato molta fortuna, se è vero che a meno di dieci anni dal New deal in Europa è poi scoppiata la seconda Guerra Mondiale. Tuttavia, ragionando in termini meno scaramantici, gli investimenti accompagnati da un rialzo dei tassi consistente portano ad inflazione delle monete che ruotano attorno alla galassia dollaro e costringono gli Stati a copiare la politica americana.

I tecnici la mettono giù più dura, pensando ad un aumento dei tassi in Usa limitato e sotto le previsioni dell’opinione pubblica. perché? Perché anche volendo aumentare i tassi, il debito pubblico americano è troppo alto e l’aumento dei tassi non potrà superare alcuni tetti giudicati fisiologici (3 per cento?). L’alternativa sarà quella di allungare la scadenza media del debito in modo da evitare aumenti dei tassi incontrollabili e dannosi per il futuro.

SCENARIO PREVISIVO PROSSIMI MESI in USA (e nel giro di 3 anni anche in Italia):

-dollaro in parità con l’euro,

-aumento dei tassi, ma fatto col contagocce e molto stretto,

-inflazione sopra il 2 per cento  ma inferiore al 4.

Nell’attesa, pensiamo a come Gentil, ehm, noi pagherermo per Mps …

PS Curiosità storica. Il Gentiloni che conosciamo è discendente di Vincenzo Gentiloni, artefice di un patto maledetto con Giovanni Giolitti, l’uomo a capo dell’Unione Elettorale che ai primi del Novecento imbarcò cattolici “equivoci” in Parlamento per far fuori le riforme socialiste. Il “patto Gentiloni”, secondo molti storici, pose le premesse per l’avvento del fascismo.

1 Commento

  1. Condordo su tutto salvo una cosa. Il dollaro già ora è sopravvalutato rispetto ai fondamentali (e l’euro sottovalutato per i noti motivi…). Questo, insieme alla necessità di ridurre il deficit commerciale, mi fa prevedere nel medio termine una svalutazione del “biglietto verde”. Salvo guerre mondiali, ovviamente…

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