Un Paese in Mano ad Attempati Scorreggioni

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La ricchezza patrimoniale degli italiani oscilla dai 5000 agli 8000 miliardi di euro. Nell’ipotesi dei soli beni immobiliari, stiamo parlando (quasi) del triplo del debito pubblico. Il guaio di questa enorme ricchezza patrimoniale è che è in mano  agli over 65, che sono andati in pensione quando ancora sapevano di latte, che con due anni di ginnasio li chiamavano a dirigere l’ufficio, che si compravano la prima e la seconda casa con il lavoro nero, che NON hanno fatto nessuna guerra (pur facendolo credere) e, soprattutto, che oggi votano Renzi e SI al referendum di cui non capiscono un (r)azzo (ne potrebbero, visto che con le scuole di avviamento o due anni scarsi di ginnasio la Costituzione non sono mai stati costretti ad impararla).

A fornirci tutti i dati sono il Corriere e Dagospia, che per una volta agiscono in tandem.

“Dei 5 mila miliardi che grosso modo vale il patrimonio immobiliare – dice il Corriere della Sera – circa il 60% è in mano agli over 65, in più è costituito da appartamenti di ampia metratura e spesso situati in zone centrali delle città, riuscire a mettere in circolo queste risorse prima della morte dei loro possessori è un’ operazione che ha una valenza quasi di sistema”.

Non solo, la questione dell’accumulo di ricchezze nelle mani dei vegliardi, si allarga anche a quei soggetti che non hanno eredi.

“Le statistiche – scrive Dagospia – ci dicono che aumenta il numero di coloro che muoiono senza persone di famiglia a cui trasferire la ricchezza accumulata. Secondo il professor Gian Paolo Barbetta che per conto della Fondazione Cariplo ha curato uno studio, «nell’ arco dei prossimi 15 anni è destinato a essere trasferito mortis causa circa un quinto della ricchezza netta del Paese”.

Ma la domanda che ci dobbiamo porre è: come mai le generazioni più anziane hanno in mano quasi tutta la ricchezza del Paese?

Non certo perché hanno lavorato tanto. Le generazioni nate negli anni 40 e 50, come dato aggregato, ovviamente, hanno giustamente usufruito di tutte le possibilità offerte dal welfare postbellico.

Investimenti statali in infrastrutture, le baby pensioni, le 8 ore di lavoro, la mensa aziendale che distribuiva i pasti a meno di mille lire. L’accesso a finanziamenti a fondo perduto per acquistare l’automobile ed, in alcune regioni, persino la prima casa.

Oggi, un magazziniere di negozio arriva tranquillamente a 50 ore alla settimana, e, spesso, chi fa lavoretti non viene pagato o vene pagato in ritardo. Inoltre, per le vecchie generazioni  c’era la lira (sissignore, la cara vecchia liretta).

Oggi costoro, dopo aver goduto del sistema disegnato dai loro predecessori,  appoggiano gattopardescamente il governo eurofilo di Matteo Renzi. Qualora dovessero vincere il Referendum con il SI,  conviene studiare a tavolino un abbandono del Paese per le generazioni più giovani (i cosiddetti millenians), che infatti hanno annusato l’aria già da tempo ed hanno già iniziato un primo esodo.

Sono infatti persauso che, qualora i nuovi migranti extraUe non riuscissero a mantenere la vecchia generazione (e non vedo perché dovrebbero farlo), i beni dei vegliardi, tra una crociera e un ballo liscio, dovranno per forza di cose venire ipertassati fino ad assumere la veste di confisca.

Una nemesi divina a cui, sempre, la storia ha aperto la porta.

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