Una Poltrona per Due. 5 lezioni sulla Finanza

Questa sera alle 21, come accade alla vigilia di Natale di ogni anno da oltre 30 anni, la televisione riproporrà «Una poltrona per due», il capolavoro comico di John Landis. Pochi sanno, però, che il titolo originale del film in inglese è «Trading places», e che pertanto riserva alla compravendita di Borsa un ruolo dominante fin dal titolo. E’ possibile prepararsi alla visione del film in un modo più disincantato di quanto facevamo da bambini. Una poltrona per due contiene infatti  una serie di insegnamenti semplici e utili, attuali ancora oggi che il mondo della finanza è stato completamente digitalizzato.

LA STORIA. La storia è nota, ma noi la ripeteremo brevemente a scanso di equivoci. Louis Winthorpe III (Dan Aykroyd) è un broker di successo che lavora per i fratelli  Randolph e Mortimer Duke, di cui sta per sposare la nipote. I due fratelli nei giorni precedenti al Natale, ispirati da un articolo che parla dell’influenza dell’ambiente sulla persona, scommettono un dollaro sul fatto che Louis, privato degli agi, della sua rete e della sua reputazione, si troverà a dover viver di espedienti, proprio come il barbone Billy Ray Valentine (Eddie Murphy) che si finge cieco proprio nei pressi della società di investimento. Non solo, la sommessa riguarda anche Billy. L’altra parte dell’esperimento prevede infatti che, anche un barbone, circondato da agi, reputazione e rete, possa fare un gran salto di qualità, tramutandosi in solerte e onesto lavoratore. In una girandola di gag che i due protagonisti della scommessa, inizialmente inconsapevoli, si alleano e riescono a vendicarsi dei fratelli Duke, mettono le mani sul rapporto annuale del ministero dell’agricoltura e, grazie a un vero e un falso insider trading, con una memorabile speculazione sui derivati del succo d’arancia, mettono a tappeto i due fratelli Duke.

Nel dipanarsi delle gag e di un pizzico di tensione, seppur immersi nel trucco e parrucco anni Ottanta, emergono a ben guardare 5 lezioni sul mondo finanziario. Certo, le grida di Borsa appartengono ormai all’archeologia della finanza, ma gli spunti accennati da Landis sono ancor oggi utilissimi nel trading 2.0. Vediamoli insieme.

PRIMA LEZIONE. Gli insider trading esistono (ma non siete voi). Molti sono convinti che si tratti di dietrologia, invece, i mercati sono spesso soggetti a fonti di informazione interna più o meno manipolata. Nel film, i fratelli Duke usano un insider, una sorta di informatore, in grado di conoscere in anticipo i dati sulla produzione del succo d’arancia, un prodotto che può essere acquistato in un mercato di Borsa apposito. Se la produzione di succo sarà alta, il prezzo delle quote si abbasserà; se, invece, la produzione sarà scarsa, il prezzo si alzerà. Ebbene, i Duke possono contare su un servizio di insiede trading. Poi le cose nel film andranno come andranno, ma l’insider trading esiste anche nella realtà. Anche se l’insider trading è illegale, spesso i grandi investitori hanno qualche spunto in più rispetto agli investitori retail. Nonostante questo, però, e come insegna il film, non sempre paga correre dietro ai grandi: anche i colossi possono sbagliare. L’insegnamento da trarre è che se non si ha accesso a notizie davvero privilegiate, e che peraltro sono illegali, occorre razionalizzare la scelta di investimento basandosi su calcoli personali. Se i Duke avessero tradato tramite conti propri, forse non avrebbero fatto un botto, ma di certo non si sarebbero rovinati del tutto.

SECONDA LEZIONE. Non è vero che la finanza “immateriale” non ha nulla a che fare con le materie prime e con l’alimentazione di miliardi di persone. Non esistono solo azioni, titoli di Stato, oro, valute e petrolio. C’è tutto un comparto su cui si possono fare soldi (e…anche finire in miseria): le commodies (beni di consumo), tra cui appunto il succo d’arancia congelato della trama. Dove comprare, ad esempio, il succo d’arancia di Borsa? In Italia non  è possibile, ma all’estero esistono diversi mercati. Il più noto è il Cbot di Chicago. Insieme a caffé, tè, zucchero e cacao, il succo d’arancia fa parte delle cosiddetto breakfast commodities. Sono mercati molto volatili, ma interessanti, perchè la logica che sta dietro a questi prodotti è più chiara di quella degli altri prodotti societari. A modificarne il prezzo, ad esempio, contano variabili come il tempo metereologico. Gli specialisti tengono sempre un occhio di riguardo sulle commodities e non è un caso che Landis abbia scelto proprio quelle per parlare di finanza. Inoltre, con una visione forse un po’ romantica, si può affermare che questi sono beni riferiti a cose reali, imprescindibli per l’essere umano e che se gli uomini un bel giorno potranno anche superare cose come la fibra ottica, il personal computer o il petrolio, ciò non accadrà per i beni di prima necessità come il riso o il mais.

TERZA LEZIONE. I soldi che girano in campo finanziario sono così tanti perchè non è necessario che un bene o una cosa esistano per essere commercializzati. I soldi della finanza possono essere usati per farne un tesoro da stivare o per comprare beni fisici, ma non nascono dal mondo produttivo, come invece pensa (e si fa fregare) la gente comune. Il film ci fa vedere che si possono comprare o vendere anche cose che non esistono, o non esistono ancora. Il mercato ha a che fare molto di più con la fiducia e con il “credere” che con la produzione. Forse, questo è l’insegnamento più importante del film: la Borsa si basa molto su opinioni, la moda del momento, la fede, le promesse, i contratti, le aspettative, le ambizioni. La matematica può misurare questi sentimenti, ma meno, molto meno, la finanza ha a che fare con il lavoro concreto che c’è dietro ad un bene. Louis e Billy mandano in rovina i fratelli Duke contrattando la compravendita del succo d’arancia congelato a gennaio per aprile. Le negoziazioni a cui si assiste nel film riguardano gli impegni presi di fornire ad aprile la merce al prezzo fissato a gennaio, a prescindere quindi dal prezzo a cui la merce varrà da lì a quattro mesi.  Ovvero si parla di futures, derivati (strumenti finanziari il cui valore deriva da un’attività sottostante le cui variazioni, a sua volta, fanno cambiare il valore del derivato stesso) tra i più semplici che consentono di scommettere sul bene futuro. In poche parole ci si impegna a comperare o vendere un bene entro una data futura a un determinato prezzo, scommettendo sulla differenza di prezzo rispetto al presente. Di fatto si contratta con un  margine: non occorre disporre dell’intero valore del contratto, ma è sufficiente versarne una percentuale (margine iniziale). L’effetto moltiplicatore è quindi evidente. L’insegnamento da trarne è che i soldi in finanza si basano su regole, su relazioni, su fiducia e sfiducia, non tanto sulla produzione reale di beni.

QUARTA LEZIONE. Il merito esiste, ma…. a premiare e a consegnare le patenti di merito sono sempre i soliti e, spesso, sono loro stessi scarsi di merito. Nel film si vede che un barbone può diventare un miliardario e che un miliardario può diventare un disgraziato. E’ PROPRIO COSI’! E non è affatto vero, come sostiene qualche parere interessato, che il merito si vede dallo status, dalle attività che uno svolge. E’ una panzana, lasciata girare ad arte da chi sa in cuor suo di non valere più degli altri e difende il suo fortino, quando basterebbe una operazione verità per farne cadere rovinosamente le mura. Altrimenti non si spiegherebbe come mai, ad esempio, grandi scrittori o pensatori o scienziati, vengono letti e studiati e celebrati ossessivamente solo dopo la loro morte, mentre magari in vita nessuno se li filava e magari erano morti in miseria (Keplero, Van Gogh …). Il film ci insegna, anche, che tutti possono fare trading e guadagnare, a patto di averne la forza di volontà.

QUINTA LEZIONE. La raccolta dei soldi altrui è l’attività più redditizia che ci sia. Questa la potete capire solo rivedendo il film più volte.

1 Commento

  1. Direi che la finanza come giustamente detto o,per lo meno per quello che ho inteso, è una pura falsità.
    Il credere o il far credere, è il modo più importante di tutto.

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