Tasse Italiane. A breve converrà NON avere un lavoro

Gli antieuro stanno diventando mainstream. Oramai anche Romano Prodi si è infilato nel coro di quelli che dicono che l’euro non va bene e che se continua questa Europa siamo rovinati. Verrebbe da rispondere con le note di Guccini; “tu giri adesso, con le tette al vento, io ci giravo già vent’anni fa”, ma sono convinto che da reggiano furbastro qual è lo sapesse anche prima. Solo che il vento sta cambiando e ora tutti a correre ai ripari. I primi sono stati i Barnard, i Bagnai, i Galloni, la mmt. Onore al loro acume, dunque, senza se e senza ma. Grazie.

Occorre però fare subito un’operazione verità per i tanti nuovi arrivati nella galassia antieuro perchè non c’è sul piatto solo la questione della sovranità come principio etico e della moneta come primario rferimento al rapporto credito/debito, ma è urgente risolvere la questione della tassazione. Le aziende italiane si sono trasferite all’estero armi e bagagli e non c’è moralismo patriottico che tenga, amici. Lo hanno dovuto fare!!! Spiace dirlo, perchè sono sempre stato un severo e implacabile critico per tanti anni del mondo imprenditoriale italiano, che ho sempre giudicato con-gretto, se mi è concesso il neologismo. Tuttavia la tassazione italiana non si può reggere, nè per le partite iva, nè per i lavoratori dipendenti.

Ricorro ad un esempio personale. Lo scorso mese di maggio ho accettato un incarico come Osservatore esterno Invalsi. Vi risparmio i dettagli, ma si trattava di raggiungere alcune scuole prescelte, somministrare dei test, e dopo averli corretti, registrarli nel sistema dell’invalsi nazionale. Compenso offerto: 600 euro. Non malaccio per 4 giorni di lavoro, ho pensato. L’altro giorno mi arriva il pagamento netto: 285 euro! Nonostante per anni abbia seguito e studiato i contratti nazionali e ne abbia firmato diversi di aziendali, ancora non riesco a capacitarmi del fatto che lo Stato possa pretendere oltre il 50 per cento di un compenso. Eppure è normale da noi, nessuno ci fa quasi più caso e quando mi capita di confrontarmi con uno straniero, egli fatica non poco a capire di cosa sto parlando.

Il totale delle tasse pagate in Italia è di 712 miliardi. La stima del sommerso è di circa 211 miliardi. Il Pil ufficiale è di 1639 miliardi. Quindi, calcoli della serva alla mano, si evince che in italia a fronte di un prodotto interno lordo di 1639 miliardi, 712 se ne vanno in  tasse, 211 se ne vanno in soldi neri e alla fine restano in tasca al Paese 716 milardi di pil. Da questo calcolo SEMBREREBBE dunque che la tassazione in Italia sia all’incirca del 50 per cento. Invece arriva addirittura alla percentuale demenziale del 70 per cento, proprio come nel mio esempio. E quindi ben oltre il 50%.

Perchè? Ce lo spiega molto bene Zibordi su Cobraf:

Se guardiamo al PIL legale, fatturato, visibile, è di 1.639 miliardi, meno 211 miliardi di sommerso per cui è di 1.428 miliardi. Di cui 712 miliardi vanno in tasse, circa il 50%.

Ma il PIL visivile è prodotto da 23 milioni di persone sui cui ricadono questi 712 miliardi di tasse. Ora, ci sono anche i pensionati, che non producono più reddito, ma lo consumano solo e in media sono tassati di meno, diciamo un 30% e sono circa 15 milioni di persone. Poi ci sono i giovani che studiano o disoccupati e bambini sotto i 16 anni che sono circa 7-8 milioni di persone e non producono e non percepiscono direttamente reddito.

Allora, 23 milioni di persone producono 1.428 miliardi di PIL “visibile” legale e fatturabile sui cui ricadono questi 712 miliardi di tasse (lasciamo fuori il sommerso, chi lo produce e chi lo riceve). I 1.428 miliardi di PIL vengono in qualche modo distribuiti su 60 milioni di italiani, ma sono prodotti da 23 milioni di italiani. Che pagano il 50% del loro reddito, 712 miliardi, in tasse le quali poi vanno a beneficiare anche pensionati e bambini (altrui ad esempio).

E’ ovvio quindi che i 23 milioni di italiani che lavorano legalmente pagano molto di più del 50% in tasse.

Nel caso che una parte delle loro tasse ritorni come sovvenzioni di qualche genere per i loro figli recuperano qualche cosa. Ma il grosso della differenza la danno i pensionati, non i bambini. E anche tutta la gente in età tra i 16 e 64 anni che non lavora, ad esempio una figlia al Sud disoccupata.

Nell’insieme hai che 23 milioni di persone producono  1.428 miliardi di PIL legale e visibile di cui probabilmente almeno 200 miliardi vanno a pensionati e altre persone che non lavorano, perchè in Italia appunto lavorano solo 23 milioni di persone legalmente su 60 milioni e anche gli altri consumano e costano.

Semplificando, diciamo che 23 milioni di persone producono  1.428 miliardi di PIL legale, ne pagano 712 miliardi di tasse e però almeno 200 miliardi finiscono ad altri, pensionati, bambini, figli che studiano (propri o di altri), donne che non lavorano, africani traghettati e ospitati in albergo ecc…Forse anche più di 200 miliardi l’anno, ma mettiamo che siano solo 200 miliardi.

Bene,  diciamo allora approssimando che 23 milioni di persone producono  1.428 miliardi.di PIL legale, ne pagano 712 miliardi di tasse e ne ricevono direttamente indietro però probabilmente solo 1.200 miliardi. Di conseguenza, approssimando, gli italiani che lavorano pagano oltre 700 miliardi di tasse e ne ricevono circa 500 miliardi per cui in aggregato pagano sul 65% complessivamente di tasse (circa 700 mld su circa 1.200).

Ho arrotondato i numeri e semplificato, ma la sostanza è che sul Pil legale e visibile, chi ha un reddito paga in media più del 65% e probabilmente intorno al 70%. Sostanzialmente in Italia pochi lavorano e le tasse sono altissime ed equivalgono al 65%-70% del reddito di chi lavora.

Vi stupite ancora se, chi può, trasferisce l’attività?

2 Commenti

  1. Questa deriva va fermata, anche perche’ viste le acquisizioni straniere andate a buon fine e le prossime tra poco non avremo piu’ un sistema produttivo. Il popolo italiano diventerà una vacca da mungere dei pochi risparmi rimasti e che erano stati accumulati in anni precedenti, dopodiche’ verra’ gettato in discarica . Complimenti per il consiglio delle azioni FCA, a breve termine avevi perfettamente ragione!

  2. secondo Alberto Forchielli, che lavora in Cina, il nostro destino economico è paragonabile all’attuale Messico. Speriamo che si sbagli, ma se non succede qualcosa temo che si andarà proprio in quella direzione: lavoretti malpagati e corruzione dilagante

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