Fine dell’Euro se vince LePen, ma la Sinistra sarà morta comunque

Compagni dai campi e dalle officine, prendete la falce, il martello e votate Le Pen. Le elezioni amministrative in Francia del 2015 hanno portato alla vittoria Marine Le Pen, che molti in Italia si ostinano a confondere col padre Jean Marie, fondatore del Fronte Nazionale e uomo di estrema destra. L’aspetto più ridicolo di tutta la vicenda è l’atteggiamento degli attivisti politici italiani che così rivelano un’incredibile incomprensione del fenomeno lepeniano in Francia. A destra, per salire sul carro del vincitore, si sbracciano politici come Matteo Salvini, che ostenta foto con Marine e frasi ad effetto copiaincollate direttamente dal programma del Fronte Nazionale francese. A sinistra, invece di muovere il culo, abbiamo il solito sdegno moralistico: i francesi sono egoisti, razzisti e solo l’Europa ci salverà e bla bla bla.

Salvini trasuda malafede lontano un miglio: da quando in qua un partito che predicava la secessione regionale può diventare “nazionalista”? Sarebbe come considerare teneri i gattini perchè a Vicenza se li mangiano con la polenta!

Il pesante idealismo della “sinistra” di un Vittorio Zucconi o di una Boldrini risulta comunque persino peggio.

Marine Le Pen vinse in Francia nelle regioni dove l’altra volta votarono socialista. A Roma il movimento5stelle ha vinto nei quartieri popolari, e ha perso ai Parioli. Ciò significa che per l’elettore francese di sinistra, la LePen è più a sinistra di Hollande. Ciò significa che per l’elettore romano di sinistra, Grillo è più a sinistra di Renzi.

Eeeeeee … quegli elettori hanno perfettamente ragione!

Ciò che sfugge ai soloni analisti è questo: la destra e la sinistra novecentesche sono una cosa; la destra e la sinistra storiche del Risorgimento sono un’altra. La destra e la sinistra “storiche”, quelle dell’Ottocento, sono tornate in pieno ed hanno rimpiazzato la dx e la sx del secolo appena trascorso. Si sente spesso dire che non bisogna tornare alle vecchie logiche del Novecente: ebbene, siamo tornati a quelle dell’Ottocento.

A caratterizzare la dx e sx – nell’Ottocento premarxista – c’erano sfumature relative al suffragio universale. Oppure dibattevano sul ruolo del Re: con diritto di veto, senza diritto di veto, il Re deve avere il catetere, con la corona, sopra il trono, sposato, con mignotte al seguito, coi baffi, senza i baffi ecc. ecc.

Per TUTTE le altre questioni (quelle che contano!), la destra e la sinistra nell’Ottocento erano la stessa identica cosa.

Pochi potevano votare all’epoca; chi votava eleggeva deputati di una classe sociale simile agli elettori, cioè della medio-alta borghesia. I temi cari alla sx erano le privatizzazioni (sissignore, avete letto bene!), come nel caso delle ferrovie di Stato nel 1876, oppure il già citato sistema elettorale. La destra, invece, era più vicina al mondo imprenditoriale agrario; avrebbe preferito per esempio che le ferrovie rimanessero pubbliche e che per andare a votare occorresse sapere il latino e vantare 4 cognomi.

Tutte le altre roboanti differenze che avete letto sui libri di storia tra destra e sinistra sono balle, francamente. La vera differenza tra dx e sx, così come noi oggi la intendiamo, nasce solo con la fondazione del PSI, e poi soprattutto con Gramsci e la nascita dei partiti nazionalisti. Ma ciò si concretizza davvero solo nel XX secolo, e non prima.

Oggi, in Europa è tornata la stessa situazione: non c’è nessuna differenza di classe tra dx e sx. Forzisti, piddini, uomini di sel e amici di Alfano sono indistinguibili. I politici che sentiamo vogliono le stesse cose… hanno le stesse ricette. Appartengono alla stessa classe sociale: la medioalta borghesia. Si combattono tra loro solo per questioni legate al gruppo dirigente: chi è all’opposizione dice che la prossima volta toccherà a lui. E basta.

Su Europa, moneta, euro, Nato, immigrazione, tassazione, privatizzazioni, geopolitica, infrastrutture (si veda ponte di Messina) dicono tutti le stesse cose e i loro distinguo sono appena sussurrati affinchè, gattopardescamente, nulla cambi.

Marine Le Pen in Francia no, lei non dice le stesse cose che dicono Sarkozy (il Berlusconi da noi) e Hollande (il Renzi da noi). Dice cose diverse ed è per questo che nel 2015 in Francia ha vinto. La paura degli immigrati ha fatto la differenza, vero, ma sulla grave situazione araba la sinistra francese, da Miterrand in poi, ha avuto un atteggiamento coloniale e provocatorio. Di certo Sarkozy – uomo perfettamente centrodestrosinistro – ha più responsabilità di Marine le Pen, o no??

Chi ha bombardato la Libia distruggendo lo stato laico di Gheddafi e facendola cadere in mano ai fratelli mussulmani? Chi ha dato una spallata alle primavere arabe usandole come un clava contro gli stati laici di Egitto e Siria?

Non sono forse stati i francesi centrodestrosinistri di Sarkozy e di Hollande a destabilizzare il medioriente? Non è stato forse un certo D’Alema a consentire il bombardamento della Bosnia, Paese oggi non a caso con un alto numero di foreign fighters dell’isis?

Non sono forse questi politici destrosinistri che hanno affidato l’economia dei rispettivi paesi ai tecnocrati banchieri di Francoforte?

E allora, perché mai un operaio o un impiegato francesi dovrebbero ri-votarli?

Quelli che chiamano populismi e di cui si sente tanto parlare in questi giorni non appartengono alla destra e alla sinistra storiche dell’Ottocento. Anche per questo, vincono e vinceranno ancora. Anche per questo, prendono e prenderanno ancora i voti a sinistra.

Al momento attuale, Marine Lepen è data nettamente sfavorita dopo l’eventuale ballottaggio col candidato di centrodestra dai sondaggi ufficiali.

Per chi la vuola al potere, direi, un’ottima notiza.

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