La Crisi è per gli Italiani, non per le Aziende Italiane

La crisi del 2008 in Italia sta durando più che altrove. Nel Belpaese le boccate d’ossigeno sono rare e certamente respirano meglio in Germania, ma anche nella sottovalutata Spagna. Perchè? La colpa principale è da imputarsi all’euro, moneta gestita da Bruxelles e Francoforte per conto di Berlino. Tecnici pagati per rovinarci, com’è ormai noto a tutti, che usano l’euro come shock terapy per togliere diritti sociali e welfare. Tuttavia, occorre considerare la questione in senso molto più ampio. I critici dell’euro, infatti, tendono a concentrare la critica esclusivamente sui mancati lavori pubblici e sugli investimenti, che in effetti languono perchè l’euro dobbiamo procurarcelo “a strozzo” sul mercato, ma la causa che ha fatto cedere il pil è un’altra e riguarda il trasferimento degli utili aziendali, del lavoro e della tassazione fuori dal Paese. Spesso, molto spesso, in altri paesi d’Europa.

Come avviene la procedura di trasferimento?

Le aziende a vocazione internazionale (ma non solo…)  incaricano i loro manager commerciali di aprire uffici in un paese europei a bassa tassazione e poi pagano la parcella a studi di commercialisti e avvocati che sono specializzati in questo. Nell’area milanese, ad esempio, si trovano i migliori studi specializzati. In Italia, intanto, si procede allo smantellamento degli uffici, ricollocando il personale più anziano per quanto possibile. I nuovi arrivati, di solito, devono accettare di andare a vivere all’estero, quando va bene. Oppure vengono liquidati, quando va male. Alla fine della procedura, l’azienda si trova a pagare una tassazione di circa il 10 per cento (caso ungherese) contro il 50 per cento di tasse pagate in italia all’Agenzia delle Entrate. Chi ha fatto questa scelta NON HA SOFFERTO CRISI…

A partire dalla seconda metà degli anni Novanta, forse per rendere onore al sistema Sme che ha anticipato l’arrivo della moneta unica, il 2 per cento del PIL italiano viene trasferito all’estero con i meccanismi finanziari attuali.

Nella tabella sottostante (che trovate anche su Cobraf.com), si possono notare gli interessi sul debito pubblico in punti percentuali di pil nazionale. Mediamente, negli ultimi vent’anni, l’Italia ha pagato quasi il 6 per cento contro il 2 dell’Olanda. Non solo, metà di questa percentuale se n’è andata all’estero, come i profitti aziendali che pagano le tasse fuori.

Cosa vien fatto per impedire i trasferimenti aziendali? Reggetevi forte. La aziende devono pagare una sorta di una tantum di tasse basata su una media degli ultimi anni di profitti societari. Come dire: andate pure! basta che ci pagate un obolo di buonauscita… Inutile ribadire che, con uno stato a moneta sovrana, il problema della tassazione potrebbe essere ridimensionato a livello di paradiso fiscale

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