Nietzsche e la Rivolta della Vagina

Il cantante ghanese Bello Figo Gu ha dedicato rime solenni alle donne. Ad esempio, “Un sacco di fighe bianche saranno scopate», «apri la bocca ti lancio un po’ di pioggia». «Noi vogliamo le fighe bianche / scoparle in bocca», «Ho bisogno di una figa bianca / perché la mattina mi sveglio sempre con il cazzo duro».

Sull’onda di queste capacità liriche decisamente fuori dal comune, il cantante sedicente “figo” è diventato un caso nazionale. “Parlatene male, purchè se ne parli”, verrebbe da dire, ma non solo male, perchè il ghanese ha di gran lunga superato 7 milioni di visualizzazioni su youtube ed è quotidianamente esaltato da molta informazione web radical chic, come Nextquotidiano.

Tuttavia, nemmeno un essere umano che utilizza un altro alfabeto e un’altra lingua nazionale sarebbe disposto ad ammettere che i toni di Bello Figo non siano fortemente sessisti e offensivi. Ma che importa alle femministe se in casa Italia abbiamo un simile genio della cultura musicale e del bon ton, quando c’è da colpire un no global che sta al di là dall’Oceano come Donald Trump?
A Milano, piu’ precisamente a Piazza della Scala, secondo le cronache oggi ci sarebbe stato un girotondo composto da “donne contro Trump”. Ora, lasciamo pur perdere il fatto che queste persone, alcune in buonafede, vengano ingannate dalla massa mediatica che è stata sonoramente sconfitta da Donald Trump. La macchina della menzogna caratterizza ormai la Stampa internazionale da molti anni, essendo com’ è noto a libro paga dei padroni della Finanza. Brutto che accada, ma non è nè nuovo nè strano.

Fosse solamente per le balle galattiche dei giornali, queste manifestanti sarebbero perdonabili: tutti prima o poi siamo stati ingannati dall’informazione di regime. Il problema è però purtroppo  più grave e complesso ed ha a che fare con l’ideologia femminista, contaminata da contraddizioni sostanziali e insanabili. Le persone impegnate hanno infatti il sacrosanto diritto/dovere di promuovere  l’emancipazione della donna, ma occorre avere un bel coraggio a ritenere le donne esseri ‘speciali’ dell’universo (e magari più buoni degli uomini), e questo proprio dopo averne appena rimarcato la parità e l’eguaglianza. Sarebbe come dare torto marcio ad un interlocutore che sostiene le nostre identiche tesi! Ecco allora che quando la contraddizione si manifesta, e ciò avviene dalla nascita stessa del femminismo, emergono soprattutto interessi di genere, spesso anche di basso profilo (privilegi patrimoniali in occasione di un divorzio, le quote paritarie stabilite per legge in società o in parlamento anche a fronte del disinteresse, il pensionamento anticipato, l’affidamento dei figli, ecc. ecc.).

Oggi, a fronte della vittoria popolare di Trump, come a quella ieri di Putin in Russia, le prime a protestare sono le femministe, e questo capita ancor prima che vi siano provvedimenti legislativi da parte degli eletti interpretabili come ostativi nei confronti del genere femminile. Nel libro che ho appena pubblicato su Putin e la Filosofia, un intero capitolo è dedicato a questo tema. Ecco per i lettori di micidial.it una breve anticipazione:

“Nei confronti del fenomeno russo Pussy Riot i media occidentali hanno tenuto tutti un unico e convergente atteggiamento. Ogni reportage giornalistico di approfondimento dedicato alle attiviste russe ha lasciato intendere che i giovani dell’ex Unione Sovietica vogliono maggior emancipazione perché sarebbero (ancora) ostaggio di un sistema culturale retrivo e di una politica autoritaria. Dopo l’incriminazione delle attiviste a seguito dell’accusa di teppismo, si è parlato esplicitamente di persecuzione. Gli stessi paesi occidentali alleati dell’Arabia Saudita, nazione dove si praticano quotidianamente riti medievali come il taglio delle mani e le esecuzioni in piazza, hanno accusato il governo russo di perseguitare le Pussy Riot per motivi politici. A dare man forte ai media occidentali c’hanno pensato anche molti artisti dell’establishment musicale come Madonna, Sting ed i Red Hot Chili Peppers.

Mascherate con passamontagna color fluo (i balaclava), l’abbigliamento da scena delle Pussy Riot si completa con indumenti vivaci e vestiti leggeri su collant. Il loro dissenso politico viene manifestato con esibizioni pubbliche non autorizzate, flash mob e performance musicali di genere punk-rock. Questo modo di esprimere il dissenso, soprattutto da parte di femministe, è tuttavia presente, e da diversi anni, in tutto il mondo, basti ricordare le Riot Grrrl e le Bikini Kill, che però, nonostante siano americane e dichiaratamente fonte di ispirazione per le ragazze russe Riot non godono della stessa fama planetaria. Si può anzi affermare, senza tema di smentita, che questa forma di trasgressione o di ostentata ricerca di differenziazione culturale sia più tipica dei paesi occidentali che della Russia, ove pure le Riot sono riuscite ad ottenere un’enorme cassa di risonanza grazie all’opposizione internazionale a Putin e alla stampa occidentale, alla quale non è sembrato vero di poter dipingere Putin come un satiro arcigno e dispotico, nemico dei giovani. Non deve stupire affatto, allora, che l’ultima notevole impresa delle Pussy Riot – la protesta antiPutin dentro la Cattedrale moscovita di Cristo Salvatore – abbia suscitato più sdegno che ammirazione in Russia.

Il 21 febbraio 2012 le Pussy Riot facevano irruzione in una chiesa a Mosca, la cattedrale di Cristo Salvatore appunto, e disturbavano le cerimonie religiose deridendo le credenze dei presenti nel tentativo di protestare contro il presidente russo Vladimir Putin che era stato da poco rieletto. Se un gruppo skinhead di musica hard rock avesse fatto qualcosa di simile in una sinagoga in occidente si sarebbe scatenato lo sdegno internazionale, ma in questo caso lo sdegno occidentale si è rovesciato, derubricando la condanna morale dei russi a servilismo verso il potere di Putin.

Quello che l’occidente non ha capito, e che pertanto spesso trascura, è l’importanza della storia. Da diversi anni è in atto un’operazione di critica alla storia a tutto favore della tecnica e lo si vede in ogni campo, da quello scolastico a quello produttivo. Un atteggiamento che guarda solo davanti, ma mai sopra, sotto, dietro e ai lati. In tal modo, tuttavia, le situazioni politiche non vengono colte nella loro vastità e non manca chi ha visto nelle Pussy Riot un fallimento delle strategie “esterne” occidentali volte a condizionare il consenso interno alla Russia.

Se – come dice qualche interprete – dietro le Pussy Riot ci sono i soliti” americani”, beh senza dubbio con questa operazione essi hanno portato l’opinione pubblica russa massicciamente dalla parte di Putin e della Chiesa Ortodossa, ottenendo l’effetto opposto a quanto sperato. La scelta della Chiesa da profanare, per esempio. Cristo Salvatore, a Mosca, non è una cattedrale come le altre… “

2 Commenti

  1. Un misero appunto sulla questione della contraddizione teorica insita, secondo lei, nel femminismo: Il femminismo già da molto tempo non è più una richiesta di riconoscimento dell’uguaglianza tra i generi, ma riconoscimento della differenza di genere (il cosiddetto pensiero della differenza). Ciò non contrasta affatto con la richiesta emancipativa femminista.

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