Yankee Go Home. Cause di una mentalità Imperialistica

Mentre l’aggressività individuale è distribuita piuttosto equamente nel mondo, la stessa cosa non può dirsi per l’aggressività colonialistica che è un tratto tipicamente europeo e molto più raro nelle civiltà degli altri continenti (America a parte, ovviamente). I motivi di questo atteggiamento predatorio nei confronti del possesso del suolo e delle risorse altrui sono vari e complessi, ma siccome si sono accentuati con l’emergere della potenza americana nel corso del secolo scorso, sarà utile individuarne alcune cause storiche.

Scavando nei manuali e nelle opere storiografiche, infatti, si registrano episodi di inaudita ferocia e persino di inutile crudeltà dell’uomo sull’uomo. Timur, italianizzato in Tamerlano, ad esempio, fu un condottiero proveniente dall’asiatica Samarcanda capace di conquistare quasi tutto il continente eruasiatico dai confini con la Cina all’odierna Turchia. Ogni città che “visitava” egli non si limitava a depredarla, ma ordinava l’uccisione di tutti gli abitanti e l’edificazione di piramidi di crani umani esiccati al sole per rendere lo spettacolo ancora più racappricciante. Solo da questa parentesi storica (nel Quattrocento), si evince come anche le altre civiltà “extracomunitarie” furono crudeli come e più di quella europea, ma con una differenza fondamentale: quando Tamerlano conquistava un territorio, dopo averlo depredato, lo abbandonava, disinteressandosi di fatto ad una gestione organizzata e volta allo sfruttamento del territorio e dei suoi abitanti. Questo è interessante, perchè mostra un piglio tipico della civiltà europea e non di tutte: la tendenza al colonialismo. Fenici, greci, romani e ottomani convissero con le popolazioni conquistate, ad esempio, senza perpretare un’opera di esclusivo sfruttamento, ma non andò sempre così. Nel caso del colonialismo ottocentesco, ad esempio, e marcatamente segnato dalle esperienze olandesi, belghe e inglesi, l’atteggiamento fu di annullamento delle realtà locali. Nel caso americano, addirittura, abbiamo la sostituzione delle popolazioni autocotone. Allora, per cogliere bene queste complesse dinamiche storiche, occorre distinguere il caso del colonialismo classico (quello romano) da quello anglosassone e nordeuropeo, permeato dall’avvento del capitalismo.

Il colonialismo e l’imperialismo classico non andava troppo per il sottile in quanto a schiavismo, ma all’epoca non era un tabù, nel senso che non era ancora stato decodificato dalla coscienza umana  come una cosa sbagliata. Dunque, i romani non conquistavano tanto per schiavizzare, e nemmeno il macedone di cultura greca Alessandro Magno. Potremo dire che l’atteggiamento degli europei in questa lunga fase storica fu aiutato dalle condizioni geografiche. Sollevatevi in un volo immaginario sopra l’Europa e cosa vedete? Un’area territoriale disomogenea e varia, composta di tantissime isole, e penisole: l’Italia, la Grecia, la Danimarca ecc. ecc.  sono tutte penisole, l’inghilterra è un’isola. E gli esempi potrebbero continuare con il Portogallo, la Spagna e  la Turchia. Tutto il territorio europeo era ed è caratterizzato da porti e mercati, da città di mare e di fiume. Per questo, in Europa si è sviluppata una cultura economica fortemente ispirata al commercio e all’aggressività per conquistare nuovi mercati. Pensiamo a Vasco de Gama, a cui non fregava nulla dell’India come “scoperta geografica”, ma che non esitò a prendere a cannonate la città di Calicut, per usurpare il commercio indiano ai tradizionali mercanti arabi. E Venezia? E l’Olanda? Ma ancora, e molto tempo prima, … Atene?

Tutta, tutta, tutta l’Europa nei secoli ha sviluppato un’aggressività territoriale dovuta alla composizione del suo territorio: fiumi, mari, porti, navi, merci in circolazione. Queste caratteristiche non sono così specifiche in Russia (nel mio libro su Putin e la Filosofia  un intero capitolo è dedicato al territorio russo e alla geografia eurasiatica), ma nemmeno in Cina o in Africa, pur con i dovuti distinguo storici che però fanno eccezione e non regola.

Il caso americano lo stiamo vivendo oggi, ed è per noi, allora, ancora più interessante. Gli americani non sono imperialisti solo perchè di origine europea, ma anche perchè sono giunti in un territorio con caratteristiche del tutto inedite per l’isolano inglese, avezzo nel corso del Seicento ad allevare pecore e coltivare piccoli appezzamenti recintati (enclosures) nell’Essex a nord di Londra. Approdando sulle coste americane in due ondate, egli si trovò in un mondo selvaggio e ricco di risorse (potenziali). La stragrande maggioranza dei coloni, anche dopo l’indipendenza del 1776, non aveva ben chiara l’idea delle dimensioni dell’America e andando verso ovest trovava nuovi territori incolti, ma ricchi di acqua, di terreni fertili  e di oro. Si chiama conquista del West, e l’abbiamo vista tutti al Cinema e nel noto serial televisivo con lo Zio Zeb Mcain. Ebbene, il West è stato ciò che i miti di Omero furono per i greci antichi: letteratura di formazione identitaria. Dunque oggi, anche se gli Stati Uniti hanno da tempo FINITO l’ovest. Anche se non ci sono più praterie libere da colonizzare in Usa, gli americani hanno ancora quella mentalità.

E cosa si fa se finisce la prateria entro i propri confini nazionali?

Si va a depredare quelli degli altri…

 

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