Compagni che NON sbagliano. Il Caso Sarah Wagenknecht

In Italia, per motivi legati all'attuale classe dirigente di spiccata matrice post68ina, è normale associare la Sinistra con l'europeismo, la solidarietà di maniera con i migranti, la concentrazione programmatica sulle minoranze, l'apolidismo mascherato da cosmopolitismo. Invece, nelle opere dei pensatori che hanno contribuito a determinare il pensiero oggi di norma classificato a Sinistra le cose non stano per niente così. Non solo, anche molti leader europei dei movimenti di Sinistra hanno idee che non convergono affatto coi nostrani Renzi, Bersani, Emiliano, D'Alema. Il caso più eclatante è senza dubbio quello della passionaria Sarah Wagenknecht.

"Signora Merkel, i valori europei li lasci determinare dalla scelta democratica dei popoli e non dalla volontà americana e dai desideri di un investment banker come Mario Draghi".

Con queste parole, la Wagenknecht si rivolgeva qualche mese fa alla cancelliera tedesca di fronte al Parlamento tedesco. Ma di chi stiamo parlando per la precisione?

Sahra Wagenknecht è la vice presidente del partito della Sinistra tedesco (die Linke). Giornalista e parlamentare, è la faccia politica della sinistra dura e pura che non smette di criticare il sistema economico capitalistico e guarda ancora con una punta di nostalgia alla vecchia Ddr. Nata nella Germania Orientale da una relazione tra uno studente iraniano e una dipendente pubblica della Ddr, la Wagenknecht crebbe a Berlino Est con la madre (da cui prende il cognome). Fin da ragazzina fu attiva politicamente in alcuni movimenti giovanili di ispirazione comunista e organici al regime, esperienza che non ha ma rinnegato. Il suo partito si pone infatti in diretta continuità ideologica ma soprattutto umana con la ormai disciolta Sed. Quasi tutti i colonnelli della Linke, infatti, sono ex funzionari comunisti della defunta Repubblica democratica tedesca, che dal 2007 si sono riuniti per creare un nuovo partito che proiettasse anche nella Germania unificata le idee anticapitaliste avute in eredità. Tra di esse permane una forte avversione per l'egemonia globale statunitense e una malcelata simpatia per la Russia di Putin.

Quindi, in estrema sintesi, Sarah Wagenknecht è una comunista, ma PROPRIO PER QUESTO profondamente anticapitalista, antierupoeista e molto critica con la questione dei migranti, vista come clava dei poteri forti per tenere bassi i salari in Germania.

Sarah, in Germania, è famosa soprattutto per un aneddotto avvenuto la scorsa primavera, quando si prese una torta in faccia per le sue politiche contrarie ai migranti, avendo dichiarato che la Germania non può accogliere chiunque e che occorre regolare gli ingressi con una politica di forte contenimento numerico. In italia, nessun progressista potrebbe dire qualcosa di simile, e soprattutto non  potrebbe esssere iscritta a nessun partito di sinistra, mentre in Germania Sarah è il numero due dell'estrema sinistra tedesca.

Sul Financial Times di oggi, l'icona femminile della Die LInke rincara la dose:

"L'afflusso di migranti e rifugiati ha danneggiato la classe operaia" ha dichiarato al tabloid finanziario. In altre parole, la Wagenknecht ha detto ciò che tutti i lavoratori pensano. L'afflusso incontrollato ha creato una concorrenza sleale e soprattutto al ribasso che non ha arricchito i nuovi arrivati e che ha consentito agli europei di promuovere una politica economica basata unicamente sulle esportazioni. In Italia, solo MATUSALEMME potrà permettersi di aspettare che anche Bersani, Boldrini, Renzi e Vendola ci arrivino (ma secondo me il patriarca non regge tutto sto tempo).
Da notare che la sinistra tedesca annovera anche la SPD, il clone tedesco del PD. Si tratta del solito tappo eurista che non consente al partito die linke di emergere e che ora sta minacciando la leadership del partito della Merkel.
 

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