Kissinger contro Putin. La sfida è iniziata

Va cercata molto lontano la chiave per capire cosa succede tra russi e americani in questa delicata fase immediatamente successiva all’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca. Sicuramente si trova in Asia, e soprattutto in Cina. Le dichiarazioni recenti di Trump, per il quale la Russia deve cedere la Crimea all’Ucraina servono solo ad alzare il tiro e fare pressione su due stati eurasiatici di vitale importanza per le sorti del pianeta: l’Iran e la Cina. Dei nove capitoli che sono stati dedicati al pensiero filosofico di Vladimir Putin in “Putin e la Filosofia”, gli ultimi due si concentrano su questo tema con l’ambizione di essere previsivi, ma i fatti stanno già ora confermando in pieno quelle analisi. La Cina è il vero problema economico ed egemomico degli Stati Uniti. Se i cinesi confermassero la loro attenzione per Mosca e la reciprocità da parte del Presidente Russo venisse implementata, per Trump e tutto l’establishment americano non ci sarebbe più niente da fare. E per tutti si intende “tutti”. Si intende l’Occidente.

Trump, ora come ora, ha bisogno di non litigare troppo con Mosca, ma ha anche bisogno di allontanare Putin dai suoi alleati, e per il momento i riflettori sono accesi sull’Iran. E’ già, cari amici, perchè mentre noi europei stavamo qui a masturbarci in compagnia dell’avvenente Frau Merkel, con i debiti statali, i bund, i 18 siriani alle porte dell’Ungheria, l’immondizia alla periferia di Roma e  il rinnovo del contratto degli statali, Putin viaggiava più di Licia Colò nel tentativo di isolare l’America e l’Europa (a lui ostili) dall’Asia, che è il continente “futuro” del pianeta. Inutile storcere la bocca, lo so benissimo che qui nell’italietta i Matteo Renzi e Mario Monti ci hanno fatto credere il contrario, ma c’era persino nelle cronache dell’Ansa che Putin in questi anni si relazionava sempre di più con Cina, India, e Iran mentre noi pensavamo di metterlo in ginocchio con le sanzioni. Questa storia ricorda molto il blocco continentale di Napoleone all’Inghilterra, che da embargo si trasformò in disfatta per i francesi. L’unico al mondo ad aver capito il giochetto è un arzillo vecchietto di Manhattan, tale Henry Kissinger.

In Putin e la Filosofia ho precisato: “non è più possibile che gli occidentali continuino a dominare il mondo nell’epoca dell’informatizzazione e del consumo di massa poiché solo in Cina, tralasciando quindi paesi limitrofi ed enormi come India e Pakistan, vive il quintuplo degli americani. Impossibile peraltro affrontare l’Asia in uno scontro armato, sarebbe come cercare di far esplodere il Sole”. E ancora, qualche riga dopo: “il sogno americano sta mutando nel suo opposto e Putin sembra essere l’uomo che realizzerà ‘l’incubo di Kissinger’.

Ma cosa c’entra il diplomatico ex segretario di Stato Henry Kissinger con la Crimea e con la Cina e tutta la compagnia?

Ancor oggi, pur avendo superato i 93 anni d’età, egli è considerato l’eminenza grigia dell’establishment americano, in grado di influenzare le scelte geopolitiche trasversalmente ai partiti democratico e repubblicano. Dopo gli anni memorabili a fianco di Nixon e Ford come Segretario di Stato, il capolavoro strategico di Kissinger è considerato da tutti il dialogo-alleanza con la Cina comunista di Mao. A Pechino, tre generazioni di leader da Deng Xiaoping a Jiang Zemin a Hu Jintao hanno continuato a ricevere Kissinger come un “plenipotenziario ombra” e con ogni probabilità ancora oggi i politici americani si avvalgono della sua consulenza nelle relazioni con la Cina. Tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio dei Settanta, la Cina temeva di essere accerchiata da Unione Sovietica, India e Giappone o di poter essere danneggiata da un condominio sovietico-statunitense. Kissinger colse il momento per una mossa tattica vincente e approfittò dello scisma comunista tra Pechino e Mosca per alterare i rapporti di forze nella Guerra fredda.

Oggi Putin cerca di rovesciare addosso agli States la stessa strategia. Una volta lo slogan era, “La Russia non può costruire un computer come lo costruiscono gli Stati Uniti. Questo è il motivo per cui l’Occidente è migliore”. Quando li informavo che nessun computer è costruito negli Stati Uniti, che sono tutti prodotti in Cina – che tra l’altro, è un partner strategico della Russia e non degli Stati Uniti – tutti mi guardavano senza capire. Ora che si parla dalla mattina alla sera di hacker russi qualcosina è cambiato

Il ponte di Kerck tra Russia e Crimea, così come sarà dopo l’edificazione

E la Crimea? Beh la Crimea è storicamente Russia, è un po’ come Merano per gli austriaci. Il sudtirolo, tuttavia, può starsene dentro i confini del Belpaese perchè da quelle parti gli italiani non perseguitano i tedeschi italiani, anzi, li agevolano in tutte i modi possibili e immaginabili. In Crimea, invece, dopo il colpo di Stato di Kiev, i russi sono stati perseguitati e massacrati, strada per strada, portone per portone. Impossibile, dunque, una riconciliazione con Kiev. Le probabilità che la Crimea torni sotto Kiev sono le stesse che Texas e California tornino sotto il Messico. Trump lo sa e non gliene importa un tubo della Crimea, ma è argomento utile per portare Putin a più miti consigli su Cina e Iran.

Che ingenuo il duo Kissinger/Trump! Il vecchio leone che sta consigliando il Presidente americano è invecchiato. Mi fa quasi pena.

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