La svolta di Goldman Sachs

Quello che abbiamo visto per tanti anni sugli schermi del Cinema si sta realizzando: le macchine contano sempre di più e le scelte si vanno automatizzando. Per capire le nuove tendenze – anche quelle transumaniste – conviene sempre buttare un occhio su ciò che fanno i padroni del mondo, cioè i dirigenti di Goldman Sachs,  ed è notizia di questi giorni che la banca d’affari americana ha quasi totalmente sostituito i suoi esperti di trading con ingegneri informatici.

Al suo apice, nel 2000, la sede di Goldman Sachs di New York impiegava 600 traders specializzati nell’acquisto e nella vendita di azioni per ordine dei grandi clienti della banca di investimento. Oggi ci sono solo due traders inccaricati di performare “la curva dell’equity”, come si suol dire.

I programmi di trading automatico si sono presi tutto il resto del lavoro, supportato da 200 ingegneri informatici. Marty Chavez, vice direttore finanziario della società ed ex Chief Information Officer, ha spiegato tutto questo ai partecipanti di un simposio sull’impatto dei calcoli matematici e l’attività economica che si è tenuto ad Harvard per Applied (facoltà di scienze computazionali), il mese scorso.

Quanto accaduto ai traders di New York è solo un precoce esempio della trasformazione di Goldman Sachs, e sempre più società di Wall Street sono coinvolte in questo passaggio, che è iniziato con il boom del trading online, ma che è accelerato nel corso degli ultimi cinque anni, entrando nei campi della finanza che  un tempo erano dominati dagli esseri umani. Chavez (da non confondere con il suo omonimo venezuelano), diventerà direttore finanziario di GS nel mese di aprile; egli sostiene che l’automatizzazione non riguarderà solo il commercio delle azioni, ma anche delle valute e che tutte le grandi banche di investimento si stanno muovendo in quella direzione.

Oggi, quasi il 45 per cento del trading avviene elettronicamente, secondo Coalition, una società di brevetto britannico che analizza il settore degli investimenti. Le macchine di Wall Street stanno sostituendo un sacco di gente che era ben pagata. Troppo, secondo le dinamiche di mercato. Insomma, a leggerla così, sembra proprio che il vecchio Karl Marx non ci avessse visto poi così male e che la caduta tendenziale del saggio di profitto (la cui spiegazione vi risparmio) porti proprio alla riduzione degli squali a vantaggio di pochissimi squali, sempre più grossi. Verrebbe da dire: finchè si estingueranno pure quelli?

Lo stesso Chavez è un esempio del ruolo crescente della tecnologia in Goldman Sachs. E’ la sua esperienza nel rischio che lo rende adatto al compito di CFO, un ruolo più tipicamente tenuto da traders.

“Tutto quello che facciamo si basa su matematica e un sacco di software”, ha riferito al pubblico di Harvard nel mese di gennaio.

La retribuzione media per il personale delle vendite, negoziazione di trading e ricerca presso le 12 maggiori banche di investimento globali, di cui Goldman è la più nota, è di 500.000 dollari. Una gran parte dei profitti a Wall Street se ne va per pagare questi trader e analisti.  “Con l’implementazione dei software di trading quantitativo ci saranno meno persone di livello inferiore con cui condividere i profitti”, affermano i General Manager della società.

Per eseguire queste negoziazioni automatiche, gli algoritmi sono stati progettati per emulare il più possibile quello che farebbe un trader umano, hanno spiegato gli esperti di Goldman a Boston.

Goldman Sachs ha scoperto che quattro operatori possono essere sostituiti da un ingegnere informatico, ha ancora riferito Chavez. Attualmente circa 9.000 persone, circa un terzo del personale di Goldman, sono infatti proprio ingegneri informatici.

Più avanti, sarà la volta dell’automazione delle attività di investment banking, il lavoro che tradizionalmente è focalizzato sulle capacità umane e la costruzione delle relazioni. Goldman ha già mappato 146 passi distinti in un qualsiasi offerta pubblica iniziale di azioni, e molti sono in procinto di essere automatizzate.

La riduzione del numero di banche di investimento sarebbe un grande risparmio di costi per l’azienda di New York. Banche d’investimento che lavorano su fusioni e acquisizioni aziendali alle grandi banche come Goldman fanno in media 700.000 $ l’anno e in un anno col nuovo sistema si potrà guadagnare molto di più.

La nuova piattaforma di credito al consumo di Goldman, “Marcus”, è specializzata sui saldi delle carte di credito, ed è interamente gestita da un software, senza alcun intervento umano. Marcus è nata come una piccola startup all’interno della società ed è stata  lanciata in soli 12 mesi. La rivoluzione della Banca d’affari dovrebbe comportare anche la vendita di alcuni uffici di New York, “essendo inutili le sedie dove si poggiavano i sederi dei traders”, come ha concluso Chavez.

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