Micidial vi presenta Federico Caffè

Gli economisti di oggi, in Italia, lasciano il tempo che trovano perchè anche quei pochi che dicono cose giuste, di rado hanno la credibilità dell’onesto studioso schivo, ma dedito alla comunità. Tavolta, sono prezzemolini televisivi (Borghi), altre volte sono entrati in contraddizione con se stessi (Fassina), altre volte ancora sono in malafede (Tremonti). Pochi, anche tra quelli che sanno, come costoro, hanno l’integrità e la personalità per rappresentare un reale punto di svolta. Ma ce ne sono stati, in passato, e uno di questi era Federico Caffè. Oltre al nome, difficile da dimenticare, Caffè aveva una lucidità e un intuito sovrumano. Basta leggere questa analisi, che risale al 1977 e che sembra sia stata scritta oggi pomeriggio:

“La mia preoccupazione è che si continui sulla strada del liberismo economico, aggravando progressivamente la situazione del paese.

Se si vuole parlare di austerità, per me va bene, purché non sia un esercizio retorico e purché l’austerità sia concretamente finalizzata all’aumento dell’occupazione. E a un’occupazione non precaria. Io vedo la situazione dei giovani. Giovani di venticinque anni che appassiscono nell’inattività. Non è escluso che tutto questo si traduca in un aumento dei suicidi.

Occorrono misure immediate per aumentare l’occupazione, accompagnate dagli altri provvedimenti che mi sono sforzato di indicare. Dire che tutto si risolve esportando di più, praticando l’austerità e restituendo efficienza al sistema è una colossale mistificazione…

…Vorrei aggiungere che, se per miracolo qualche risultato si dovesse raggiungere, ma andasse nel senso di un avvicinamento della nostra situazione a quella, poniamo, della Germania, non è questo il destino che augurerei al mio paese. Si tratta, infatti, di una situazione in cui i lavoratori, pur godendo di un certo benessere, sono in una posizione fortemente subalterna.

Non credo, in altri termini, che il risanamento della bilancia dei pagamenti e un riassetto dell’economia, senza l’introduzione di veri elementi di socialismo, sia qualcosa che vale, un traguardo degno di essere indicato alla società italiana.

Mettersi su questa strada, è stato per la seconda volta un tradimento degli ideali della Resistenza. Non vorrei apparire retorico. Ma tradiremmo l’ideale di costruire un mondo in cui il progresso sociale e civile non rappresenti un sottoprodotto dello sviluppo economico, ma un obiettivo coscientemente perseguito.”

(da “1947-1977: gli stessi errori?”, intervista rilasciata da Caffè a Fernando Vianello e Antonio Lettieri, pubblicata sulla rivista “Sinistra77” nel luglio 1977)

Alla scuola di Federico Caffè hanno studiato economisti come Antonio Galloni ( e si vede) e Mario Draghi (e non si vede). Di fatto da lui sono usciti studenti che hanno capito l’economia, solo che qualcuno usa quegli insegnamenti per il Bene e qualcuno per le forze del Male … indovinate di chi sto parlando.

Da dietrologo e complottista  quale sono, segnalo ai lettori di micidial.it che non conoscevano il personaggio che Federico Caffè scomparve nel nulla nell’ormai lontano 1987.

Aspetto ancora irrisolto della vita di Federico Caffè – scrivono su wikipedia –  è la misteriosa scomparsa dalla sua casa di via Cadlolo, un’elegante strada di Monte Mario, avvenuta il 15 aprile 1987. Federico Caffè, che viveva con il fratello Alfonso, professore di lettere all’Istituto Massimo di Roma, aveva da poco raggiunto i limiti d’età per l’insegnamento universitario ed aveva acquisito lo status di professore fuori ruolo. Ad uno dei più vecchi amici, il professor Carlo Ruini, aveva rivelato in una lettera di essere in ansia per le proprie condizioni finanziarie che, sosteneva, sarebbero state insufficienti ad affrontare la vecchiaia.  In realtà fu poi appurato che l’economista non aveva alcun ragionevole motivo, almeno di tipo economico, di temere per il futuro. Ad un suo allievo confidò in più occasioni quanto fosse per lui doloroso smettere di insegnare. Federico Caffè scomparve alle prime luci dell’alba. Il fratello, che dormiva nella stanza a fianco, non si accorse di nulla; sul comodino trovò l’orologio, i documenti e gli occhiali che Federico usava per leggere. Le ipotesi sulla sua scomparsa sono dunque varie; quella di alcuni parenti parla esplicitamente di un’azione volontaria, escludendo un omicidio o un incidente, compiuta con gli accorgimenti necessari a non lasciare tracce. Emozionò l’opinione pubblica italiana la notizia di come i suoi studenti setacciarono la città di Roma nei giorni successivi alla scomparsa.

Molti hanno quindi parlato di allontanamento come una sorta di esilio, forse in un convento, paragonando la vicenda alla misteriosa sparizione di Ettore Majorana (Caffè leggeva spesso nell’ultimo periodo il libro di Leonardo Sciascia La scomparsa di Majorana), altri hanno suggerito come unica alternativa a questa l’ipotesi del suicidio.  Caffè era apparso a molti conoscenti depresso per vari motivi, a parte il pensionamento e la situazione finanziaria: lo scarso seguito nell’economia neoliberista delle sue teorie, le morti della madre, di un nipote, della vecchia “tata”, di allievi e amici più cari (tutte avvenute in poco tempo), la malattia del fratello. Pochi giorni prima della scomparsa morì Primo Levi, probabilmente suicida, gettandosi dalla tromba delle scale; Caffè ne rimase molto colpito, affermando: “Perché così? Perché sotto gli occhi di tutti? Perché straziare i parenti?”. Il 14 aprile versò quindi i pochi risparmi sul conto corrente del fratello e il giorno dopo sparì nel nulla, forse con l’aiuto di qualcuno rimasto ignoto che acconsentì a supportarlo nei suoi progetti. Nel libro Memorie di un intruso, edito da Castelvecchi (2016), Bruno Amoroso, uno dei suoi allievi più stretti, racconta di averlo rivisto dopo la scomparsa, lasciando aperta l’ipotesi del ritiro conventuale dell’economista.

L’8 agosto 1998 (quando Caffè, se in vita, avrebbe avuto 84 anni) il tribunale di Roma ne dichiarò la morte presunta, avvenuta in circostanze non appurate.

Un economista scomodo, sparito proprio negli anni in cui venivano avanti le teorie economicide di Chicago. Come diceva quel tale, sono disposto a credere a tutto, tranne che alle coincidenze.

2 Commenti

  1. hai ragione su caffè. mi sono laureato con lui, pur avendo idee politiche ed economiche molto diverse ed è e rimane per me un faro di serietà, dedizione, onestà professionale ed illuminazione che si merita uno dei pochi appellativi di maestro che a nessuno assegnerei. partecipai alle ricerche su monte mario. mi scrisse la lettera di raccomandazione per studiare in america (cosa che non feci) e che conservo nel mio studio.una suoa frase sulla speculazione finanziaria, scritta 40 nni fa ancora ci accompagna . eccotela: “da tempo sono convinto che la sovrastruttura finanziario borsistica, con le caratteristiche che presenta nei paesi capitalisticamente avanzati, favorisca non già il vigore competitivo, ma un gioco spregiudicato di tipo predatorio che opera sistematicamente a danno di categorie innumerevoli e sprovvedute di risparmiatori, in un quadro istituzionale che , di fatto, consente e legittima la ricorrente decurtazione o il pratico spossessamento dei loro peculi”

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