Fondo Pensione Integrativo 10 anni dopo… (NON conviene)

Altro che Trattato di Roma (1957) o Rivoluzione Russa (1917): quest'anno si celebra anche la nascita dei fondi pensionistici integrativi, che infatti compiono 10 anni essendo divenuti operativi nel 2007. Dunque, dopo una decade trascorsa, qualche bilancio occorre pure tirarlo. Il Sole24Ore - che sta fallendo anche in virtù delle innumerevoli cazzate che scrive - a febbraio titolava, "Fondi pensione battono tfr", nel tentativo di condizionare le scelte dei neoassunti e spacciando per buona una novità a suo tempo promossa anche da Confindustria (proprietaria del Sole). In realtà, come ha sostenuto di recente il matematico torinese Beppe Scienza,  si tratta di una violenza ai calcoli perchè i fondi pensione non hanno affatto battuto il rendimento del Tfr. Per chi non lo sapesse, infatti, il cosiddetto trattamento di fine rapporto che viene trattenuto dal datore di lavoro in previsione di liquidare la somma accantonata al lavoratore quando andrà in pensione, subisce un adeguamento previsto dalla legge in automatico. Una sorta di scala mobile della liquidazione, per chi mastica di queste cose ed ha buona memoria. In altre parole, il TFR, in virtù della sua natura giuridica, rende in automatico e copre il potere d'acquisto delle somme acccantonate.

Quanto rende il Tfr? La rivalutazione, fatta ogni anno ex post, è il 75% dell'inflazione più 1,5 punti percentuali. Ciò significa che quando l'inflazione è bassa, come in questi anni, il Tfr ha un rendimento reale; con un'inflazione al 6% si rivaluta zero, ma mantiene il potere d'accquisto; solo se l'inflazione si rivela essere molto  più alta del 6 il rendimento diventa negativo.

Da queste poche cifre si capisce che il rendimento del tfr, tranne che nei casi di altissima inflazione, è cosa sicura. Mentre per i fondi pensione la cosa cambia non poco perchè dipende tutto dalla gestione e dal mercato. I mercati, infatti, sul lungo termine hanno rese interessanti, ma tutto dipende da quando si inizia a versare e da quando si smette. Il che, per inciso, signfica che col fondo puoi battere il tfr se magari versi 5 anni, ma potresti perdere se versi il tfr per 10 o viceversa. Basta seguire un po' la Borsa e si capisce tutto: nel lungo termine le azioni fanno ottime performance, ma tutto dipende da quando si investe e da quando si disinveste. Dopo il crollo del 1929, ad esempio, le azioni non hanno più ripreso le quotazioni che avevano registrato prima di quell'anno terribilis. Un investitore in azioni che avesse comprato titoli nel 1929 avrebbe dovuto attendere ben dopo la guerra per rivedere i vecchi prezzi, e nel frattempo l'inflazione galoppava... Dunque, non è corretto dire che i fondi rendono più del tfr perchè mentre i fondi sono un'incognita, il tfr no: la sua rivalutazione è decisa ex ante e, come tale, è sicura.

Il Sole24ore, inoltre, ha fatto la furbata di parlare di miglior resa dei fondi pensionistici confondendo i versamenti con gli interessi. I fondi, infatti, prevedono periodici accantonamenti aggiuntivi da parte del lavoratore e del suo datore di lavoro. Ergo, i fondi sono oggi più grossi di 10 anni fa non perchè hanno reso di più, ma perchè vi sono stati aggiunti soldi freschi. Un conto è il rendimento; un altro è l'aggiunta di soldi nuovi.

I fondi in questo decennio hanno performato anche per la discesa dei tassi d'interesse, evento piuttosto raro e limitato nel tempo. In America, ad esempio, la discesa dei tassi è già finita e la Yellen li sta facendo risalire.

L'unico vero e valido motivo per investire il tfr in fondi pensioni è la conoscenza macroeconomica di lungo termine (cosa che concerne pochissimi individui e di rado chi ha simili competenze lavora come dipendente) aggiunta alla difficoltà individuale di accumulare un minimo di risparmi con continuità.

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