Il Coltello ci è caduto dalla Mano

La discussione sui mali del Paese e sulla soluzione alla crisi ha prodotto tante ipotesi risolutive. Se tralasciamo quella furbesca dei finanzieri internazionali (ci vuole più Europa), i critici del sistema si dividono in linea di massima in due grosse correnti: quella per cui la crisi si risolve con il liberismo fuori dall’Euro e quella per cui si risolve con un’economia pianificata fuori dall’euro. Da un lato, i delusi forzisti, i postleghisti ecc. ecc; dall’altra, fronde di intellettuali delusi dalla sinistra tradizionale (i vari Bagnai, Barnard) che si collocano dunque in una posizione postkeynesiana in economia.

Quest’ultimo gruppo di analisti è quello che propone le soluzioni più credibili alla crisi italiana sotto un profilo macroeconomico e lo fa lottando contro tutta una pletora di crociati dell’eurozona che ricopre i posti chiave nelle università, nelle lobby e, ovviamente, in Parlamento. Va dato atto che questa battaglia è ancora lunga e difficile, ma che molto è stato fatto dal 2011 ad oggi. Eppure, soprattutto a livello della discussione sui social e sui blog che si occupano della questione, non solo dunque tra i cinquestelle, ma anche a livello più indipendente (da Paolo Barnard a keynesBlog, dal filorusso Lambrenedetto in giù) c’è almeno una cosa che ci pare fuorviante (e inaccettabile): l’ossessiva denigrazione degli italiani da parte di questi analisti antieuro! E’ vero che gli italiani si sono adagiati su questa Europa molle e morente, ma il fatto di aver subito un inganno e il fatto che di questo inganno siano essi succubi e complici, non rende giustificabile una bocciatura in toto dell’italianità a esclusivo vantaggio di altri “padroni” quali potrebbero essere domani i russi o i cinesi, una volta finalmente mollati gli americani al loro decadente destino. La storia italiana consente di dire che ci deve essere e che ci può essere una via italiana, da perseguire in amicizia con chi ci stima (magari con i russi, ad esempio), ma ferma e risoluta nella direzione della sovranità. Se c’è una colpa che gli italiani hanno senza dubbio è la scarsa memoria (magna e desmentega, si dice in Veneto), ma è la stessa colpa degli attivisti citati nella loro critica al sistema. La memoria, pertanto, assume da questo punto di vista, un ruolo centrale

Parto da Venezia, visto che provengo da quelle parti. Nel Quattrocento e nel Cinquecento, sulla base della letteratura esistente, Venezia era paragonabile a quella che oggi è Shangai o New York. Tutti sono persuasi che a rendere così ricchi i veneziani sia stata l’attività commerciale. Pur con l’Impero Ottomano, Venezia era infatti riuscita a commerciare in modo profittevole in tutto il Mediterraneo, ma anche fino al Golfo di Malacca, ed in effetti in quei secoli (ho scritto SECOLI) Venezia si era arricchita con la cosiddetta economia-mondo, espressione coniata dagli storici per descrivere una globalizzazione durante la quale un territorio fungeva da perno di traffici attorno al quale ruotavano gli altri, notoriamente più poveri. Tuttavia, questo dato di fatto non è esaustivo. Venezia aveva affiancato alla proficua attività commerciale anche un’attività manifatturiera fino a diventare nel Cinquecento la più importante manifattura del mondo. L’Arsenale, ad esempio, conteneva entro le sue mura merlate fino a 16.000 operai e poteva varare fino a 100 navi in soli due mesi. Questa capacità produttiva non c’era in nessun’altra parte del globo e durò decenni, tant’è che tutti gli storici concordano nel definire l’Arsenale di Venezia come la più grande fabbrica del mondo dell’epoca. Gli unici luoghi dove oggi possiamo trovare una vasta e varia concentrazione di turisti come a Venezia è la Tour Eiffel, a Parigi (monumento dai costi risibili, peraltro), ma mentre in luoghi come la Torre o la Muraglia Cinese o la Porta di Brandeburgo stiamo parlando di singoli monumenti, quando parliamo di Venezia stiamo ragionando di una città intera in cui praticamente ogni singolo edificio è un patrimonio di inestimabile valore artistico al netto delle Chiese e delle torri. Ogni palazzo, anche all’epoca, costava quanto oggi costerebbero ville in collina con piscina, cioè milioni di euro, per fare un paragone accettabile con oggi. E stiamo parlando di una intera città costruita sull’acqua, non di una zona residenziale o di un quartiere, come oggi potrebbe essere Park Avenue a Manhattan. La ricchezza dei veneziani, durata secoli, è forse paragonabile a quella degli americani di oggi? Sarebbe come paragonare l’Oceano Pacifico con la vasca da bagno del vostro appartamento! I veneziani erano ricchissimi, non semplicemente ricchi, se confrontati con gli altri abitanti del mondo (esclusi gli altri italiani, per lo più…). Ecco in parte spiegato tutto questo interesse del nord Europa per l’Italia. Dalla caduta di Roma in avanti gli altri europei hanno sempre cercato di conquistare o di combattere in Italia. Se gli spagnoli volevano sconfiggere gli austriaci dove andavano a guerreggiare? Ma in Italia, ovviamente. Questo perché sotto sotto e stringi stringi, gli altri europei non sapevano fare un granchè e, soprattutto, non possedevano un granchè e questo nonostante le invasioni barbariche che un millenio prima essi stessi avevano perpretato nei confronti della penisola italiana, i cui abitanti infatti e guarda caso anche un millenio prima erano mediamente molto, ma molto, ma molto più ricchi degli altri abitanti del pianeta. Come mai? Come mai gli italiani sapevano costruire strade e ponti, e gli altri europei no? Come mai sapevano portare l’acqua ovunque con gli acquedotti e vincevano guerre e costruivano monumenti e archi e palazzi e gli altri europei no? Come mai ancora oggi se andiamo a visitare il Louvre, tutti i presenti vanno a fare la fila davanti alle opere pittoriche italiane? Forse perché la civiltà sviluppatasi nella penisola era migliore delle altre? Lo so che ovviamente affermare questo sembra razzista e anche un po’ fascistoide, ma sarebbe davvero ridicolo (da idioti proprio) sostenere che è vero l’opposto. I cialtroni con le pezze al sedere, senza alcun know how né gusto estetico erano incapaci persino di scoprire nuovi continenti senza gli italiani e questo nonostante avessero gli Imperi direttamente affacciati sull’Oceano (Portogallo, Inghilterra). Sulla scorta di quale delirio psicologico si può sostenere che gli stranieri giunti da tutte le parti del mondo per godere delle ricchezze e delle conoscenze (anche tecniche) sviluppatesi nella penisola sarebbero geneticamente migliori di noi, e, se non geneticamente, sarebbero più evoluti, organizzati e preparati culturalmente? Cioè, fammo a capisse, come si dice a Roma, dove sta la logica per la quale dei morti di fame provenienti dall’attuale est Europa, Germania, Francia, Spagna e Inghilterra dalla caduta dell’Impero romano in poi sarebbero meglio degli italiani se ancora oggi, dopo secoli di loro dominazione usano il nostro alfabeto e non hanno in casa nulla di paragonabile sotto il profilo architettonico e infrastrutturale degno di essere visitato da un turista?

Il motivo per il quale a Roma c’è il Colosseo e a Firenze c’è la Cupola del Brunelleschi e a Milano c’è il Duomo e ad Agrigento i templi è perchè gli italiani erano ricchi, i più ricchi al mondo. Ed erano ricchi perchè erano molto bravi a “inventare e fare delle cose”. Quelle “cose” costavano i fantastiliardi di Zio Paperone, già all’epoca. Oggi, nel 2016 inoltrato, se un turista vuole visitare l’Inghilterra va a Londra, se vuole visitare la Germania va a Berlino, se vuol visitare la Francia va a Parigi o lungo la Loira, cioè se qualcuno vuole visitare qualcosa di bello e ricco e complesso in un qualsiasi paese del mondo, egli visita uno, forse due luoghi (luoghi spesso costruiti grazie alla genialità italiana, peraltro). In Italia un turista giapponese o russo e americano, se ha i soldi, può andare a Milano, Venezia, Verona, Firenze, Roma, Perugia, Napoli, Palermo,  Agrigento… e ancora non ha visto un tubo dell’italia! Perché? Perchè gli italiani sono stati i più ricchi del mondo per millenni. Come si può essere così in malafede da sostenere che gli italiani sono “inferiori”? Ok, dire che siamo superiori è fascismo e cacca e brutta cosa e pupù, e quindi lasciamo pure perdere, non lo diciamo, ma dire che siamo inferiori è da pazzi però.

Comprensibile, ma un tantino fuorviante, l’obiezione per la quale gli italiani di oggi sono diversi da quelli antichi. E’ vero che siamo diversi, ma non negli aspetti che abitualmente vengono considerati. Gli italiani non erano grandi e ricchi e prestavano soldi persino a quello straccione del Re Edoardo d’Inghilterra perché facevano la raccolta differenziata come oggi i tedeschi o perché salvavano il mondo andando in bicicletta, come gli olandesi. Gli italiani erano così perchè avevano sviluppato nel corso del tempo una grande civiltà fatta di idee e di capacità pratiche. Quelli di oggi, invece,  sono diversi dai loro predecesori perché “dalla mano gli è caduto il coltello”, come scriveva magistralmente il letterato francese Stendhal.

“I costumi si ingentilirono dopo la caduta di Firenze nel 1530; il coltello cadde dalle mani, comparve la servitù, e in seguito le sue fide compagne: l’abiezione e l’ottusità. Ci sarebbe da fare un bel libro: l’elogio dell’assassinio! L’Italia fu avvilita dal 1530 al 1782, vi furono tiranni abominevoli e popoli all’estremo della viltà per la carenza di omicidi”.

Già, la carenza di omicidi… che vuol dire che gli italiani si accontentano e non travolgono la loro classe dirigente, in pratica. Non, come scrivono molti blogger antieuro perché sono maleducati, non fanno manutenzione, non guardano trasmissione come La Gabbia quando c’è Paolo Barnard, vanno in auto e non in bicicletta, sono diventati insensibili ed hanno sul gozzo i nuovi migranti. Gli italiani, semmai,  si sono accomodati e si accontentano di vivacchiare perché hanno perso la memoria e, soprattutto, “il coltello gli è caduto dalle mani”.

PS curiosità dell’autore: il nome del sito, micidial, deriva dal latino omicidiale, da cui omicidio, cioè omo-cidium (caedere, tagliare), cioè uccisione dell’uomo

1 Commento

  1. La ricostruzione storica lascia desiderare, la visione dei Paesi vicini con le sole capitali degne di nota alquanto approssimata, ma che la decadenza dell’Italia non sia dovuta a caratteristiche genetiche o storiche è certamente una verità. E’ sufficiente pensare al dopoguerra per notare come l’Italia in condizioni più difficili di quelle attuali abbia avuto un rapido sviluppo e capire dalle differenze col nostro tempo le ragioni delle difficoltà attuali. Risulta evidente come molti di quelli che dirigono il Paese pensino più a vantaggi personali che al bene della comunità.

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