Le Armi sono Letali! Per chi non le ha …

La strumentalizzazione politica fatta dalla destra italiana sulla questione delle armi è fuorviante, mentre la sinistra non smentisce sé stessa continuando con la solita predica del tabù della violenza. Quello che non convince nella battaglia di Salvini e company consiste nella promozione della detenzione di armi in casa solo perché “fuori è un brutto mondo” e ci sono tanti cattivi che possono entrarti in casa nottetempo e farti la bua. La criminalità in Italia è infatti stabile, e forse in leggero calo, dunque, avere o non avere armi in casa  a scopo difensivo non sposta di una virgola la sicurezza del cittadino rispetto a quello che poteva significare 5, 10 o persino 50 anni fa. Al limite, il possesso di un’arma può comportare un ristoro psicologico, che comunque non è poco. A sinistra la discussione sul tema non sta affatto meglio, perché chi vuole vietare le armi “senza se e senza ma”, si pone nella stessa posizione di chi vuole vietare il judo o il karate. Alle solite: con un coltello da cucina in casa posso uccidere, con una pistola pure. Vietare le armi, dunque, non vuol dire molto per la fine della violenza e così come in un paese dove le armi sono molto tollerate non ci sono obbligatoriamente delle stragi, così dove queste non sono accettate, la criminalità non scompare. Sarà pure banale dirlo, ma ogni oggetto, potenzialmente, può essere un’arma.

Il sospetto che si voglia far diventare la questione un tabù dentro l’Unione Europea cresce con le trasmissioni televisive e le analisi salottiere che ci vengono propinate sul tema orami quasi quotidianamente.

Perché, prima di approdare al divieto di possesso di armi per il cittadino, è necessario essere sospettosi e procedere con i piedi di piombo?

Ce lo dice la storia. Non è la prima volta, infatti, che l’umanità civilizzata ha conosciuto un ferreo divieto nel possesso delle armi. In lunghi periodi del Medioevo, ad esempio, il possesso di armi era consentito solo ai soldati di professione; anzi, ai cavalieri, che esercitavano il mestiere in via continuativa e in modo riconosciuto. Il servo della gleba, ma anche l’artigiano, o il mercante NON potevano possedere armi. Perché?

Semplice, i cittadini armati rappresentavano un pericolo… ma un pericolo per il feudatario e per il vescovo! Non certo per sé stessi. Con la nascita dei Comuni in Italia, ad esempio, si era giunti alla solidarietà esplicita tra milizie e borghesi (all’epoca i mercanti e gli artigiani), uniti insieme contro i privilegiati feudali e clericali. Per trasportare merci da un luogo all’altro d’Europa, da Bruges a Siena o da Firenze a Parigi, ad esempio, i mercanti del Basso Medioevo furono costretti a richiedere la protezione di professionisti armati e solo dopo lunghe battaglie e trattative con i signori feudali i “borghesi” ottennero che i loro borghi, posti appena al di fuori delle mura della città, venissero anch’essi protetti da una seconda cinta muraria. Detta diversamente, i feudatari temevano che il popolo fosse armato convinti che ciò avrebbe ridimensionato i loro privilegi feudali come il diritto di banno (la possibilità di far pagare un pedaggio per varcare le mura); il diritto di taglia (la possibilità di prelevare merci dalle botteghe senza pagare) e il diritto alle corvèes (cioè l’obbligo per i popolani di prestare gratuitamente servizi per il feudo, come la pulizia delle strade). Erano tutti timori piuttosto fondati: tutti questi privilegi vennero infatti ridimensionati fino alla loro scomparsa e ciò passò anche, e soprattutto, per il possesso di armi da parte dei comunali.

Altro caso, ancor più eclatante, è quello della Rivoluzione Francese. Prima di arrivare alla presa della Bastiglia il 14 luglio del 1789, infatti, il popolo aveva provveduto a chiedere a Sovrano e nobiltà l’abolizione del divieto di caccia. Al tempo, infatti, solo i nobili potevano cacciare, mentre la cosa era preclusa per legge ai popolani. Nei famosi quaderni di doglianza – una sorta di referendum dell’epoca – i francesi chiesero tra le altre cose l’abolizione del divieto di caccia. Per quale motivo? Possibile che con tutti i problemi che c’erano all’epoca, mangiare capriolo e polenta fosse tra le priorità dei futuri rivoluzionari?

In realtà, non era la mancanza di proteine alimentari a condizionare la richiesta dei cittadini francesi, ma anche il fatto che cacciare significava possedere e saper usare armi. Ma possibile che nessuno, specie a sinistra, si chieda come possa un popolo sfruttato ribellarsi se non ha la possibilità di armarsi? In fondo, anche la soppressione del servizio di leva obbligatoria è andato in questa equivoca direzione: anestitizzzare il dissenso pratico per lasciare al lezioso giuoco mediatico quello teorico. Ecco quindi che non solo il rapinatore notturno può starsene tranquillo, ma soprattutto i potenti che in questi anni – occorre ammetterlo – hanno convinto le truppe radical chic di questa Europa levantina che le armi sono cosa schifosa, brutta e cattiva. Meglio che se le trattengano loro …

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