Su Quali Obbligazioni Puntare?

Il mercato delle obbligazioni non ha dato molte soddisfazioni gli anni scorsi. Qualcuno ha parlato, e non a caso, di bolla, visto che il prezzo delle obbligazioni è aumentato grazie ai vari pompaggi delle banche centrali ed ai tassi bassi, ma se nel 2017 la Fed aumentesse davvero i tassi d’interesse?

L’effetto di un riazo dei tassi sulle obbligazioni può avvenire su due tipologie:

1 OBBLIGAZIONI A TASSO FISSO

2 OBBLIGAZIONI A TASSO VARIABILE

Per quanto riguarda le obbligazioni a tasso fisso, è lecito attendersi un ribasso della loro quotazione. I titoli obbligazionari che sono già in portafoglio – o quelli acquistabili sul mercato ma emessi tempo fa – non offrono cedole interessanti. Cosa volete che succeda, se i titoli di nuova emissione godranno di cedole più alte in virtù di un rialzo dei tassi? Che tutti preferiranno i titoli di nuova emissione ai vecchi, i quali, dunque, perderanno di valore.

Dunque, in questa fase di attesa, non pare intelligente acquistare bond a tasso fisso, a meno che non siano a brevissima scadenza. In quest’ultimo caso, infatti, si potrà sempre sostituire il vecchio bond con uno di nuova emissione in tempi ragionevoli.

Gli effetti di un rialzo dei tassi saranno tanto più deleteri quanto più lunga è la vita residua del titolo stesso!!!

Le obbligazioni a tasso variabile, invece, offrono la possibilità di un adeguamento cedolare in caso di rialzo dei tassi deciso dalle banche centrali

COME FUNZIONANO LE OBBLIGAZIONI A TASSO VARIABILE?

Le tipologie sono numerosissime. In linea di massima, possiamo sintetizzare dicendo che molte obbligazioni a tasso variabile hanno un rendimento legato all’Euribor (a 3 o 6 mesi). Altre obbligazioni possono essere legate al Libor, mentre ad esempio in Italia l’obbligazione a tasso variabile più diffusa è il CCT, il cui rendimento è legato a quello dei BOT.

Un’altra tipologia di obbligazioni a tasso variabile sono le obbligazioni inflation linked, il cui rendimento è legato all’andamento dell’inflazione.

Come vedi, questo genere di obbligazioni ha dei rendimenti legati a parametri di mercato monetario o all’inflazione. Se salgono i tassi o aumentano i prezzi, allora i rendimenti di questi titoli saliranno di conseguenza.

Per questo motivo, le obbligazioni a tasso variabile sono l’ideale per non subire perdite di profitto dovute all’aumento dei tassi e per proteggersi dall’inflazione.

C’è una cosa, però, che non emerge con molta chiarezza dai tabloid finanziari italiani e dai telegiornali: tutto questo parlare di rialzo dei tassi riguarda gli STATI UNITI e non l’Europa, dove la bce sta facendo una politica molto diversa, se non opposta a quella americana. In Europa occorre stare lontani dalle obbligazioni, perchè con i quantitative easing e i tassi che rimangono bassi, è lecito supporre che i soldi di quelli che contano vadano più verso le azioni che verso le obbbligazioni.

Le obbligazioni sono comunque da seguire tuttavia per due ragioni importanti:

1 INFLAZIONE

2 CROLLO DELL’EURO

Per proteggere il risparmio da questa eventualità, non si possono trascurare le obbligazioni indicizzate all’inflazione europea (non i Btp-Italia, dunque) e i bonds americani, anche se in quest’ultimo caso occorre tener conto del rischio cambio. I bond emessi dalla Banca Mondiale godono di un rating molto alto e potrebbero rappresentare un buon compromesso tra rischio (dollaro) e sicurezza in quanto a rendimento della cedola

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