I Tedeschi che disprezzano, comprano …

I tedeschi vicini alla Merkel, quelli del giornale Franfurter Allgemeine Zeitung, sparano in prima pagina un editoriale intitolato l’egocentrismo italiano, nel quale criticano il piagnisteo italiano sulle risorse europee. Nell’articolo volano giudizi pesanti e si dice esplicitamente di “spiegare” agli italiani la realtà, pronosticano che il Paese scivolerà verso una nuova crisi, con alti debiti, tassi che saliranno presto e un apparato statale e un sistema economico che necessitano di riforme (!).

Il Frankfurter Allgemeine Zeitung è un quotidiano fondato nel 1949 e vicino alle idee dei conservatori della CDU, quindi solo chi crede alle fiabe può ritenere che questo sia davvero un attacco all’Italia. Obiettivo polemico del giornale francofortese è semmai il candidato cancelliere della SPD, Martin Schulz, reo di aver proposto un aumento dei fondi tedeschi destinati all’Unione Europea. Secondo il giornale di Francoforte sarebbe “il momento di ripensare il rapporto coi politici italiani. Dal punto di vista di Roma, l’idea di Schulz avrebbe l’effetto di una capitolazione di fronte alla retorica ricattatoria dell’Italia, che vuole più soldi da Bruxelles e Berlino“.

Insomma, si colpisce l’Italia proclamata “sprecona” solo per favorire il partito della Merkel contro l’ipotesi di Schulz, accusato infatti  di idealismo europeista.

Il punto di questa sgradevole faccenda, tuttavia, non è che l’articolo sia una farsa montata ad arte per questioni di politica interna tutta tedesca, il punto è che il Frankfurter Allgemeine Zeitung sa benissimo che una politica antitaliana in Germania porta consenso politico (voti).

Questa consapevolezza, oltre a dimostrare per l’ennesima volta come non sia possibile nessuna unione europea dei popoli, dice qualcosa dei tedeschi che li qualifica per quello che sono (fatte le debite distinzioni, s’intende). In linea di massima i tedeschi hanno sempre sofferto di un forte complesso di superiorità foriero di frustrazioni. Frustrazioni legate al fatto che questa convinzione di essere migliori degli altri, di rado nella storia è stato poi confermato da risultati economici e politici. In cento anni sono stati capaci di perdere due guerre mondiali su due e di fallire economicamente ben quattro volte. Per non parlare dell’umiliazione della divisione in due stati e dei costi giganteschi dell’anschluss della ddr operato tra lacrime e sangue negli anni Novanta. Insomma, tranne gli ultimi 20 anni di tecnocrazia europea che li ha enormemente avvantaggiati consentendo loro per la prima volta di realizzare un surplus commercile, i tedeschi non possono nemmeno confrontare la loro vicenda storica con l’Impero Romano, a esempio, o con quello spagnolo di Filippo II, quello inglese della regina Vittoria o con l’attuale Impero americano.

La presunzione della Germania di insegnare agli altri come stare al mondo è dovuta all’indiscutibile capacità organizzativa dei suo abitanti e ad una propensione alla sincerità che fa loro onore. Anche la solidarietà tra tedeschi è invidiabile, perchè indica che i teutonici hanno maturato nel tempo un ethos di popolo che poche nazioni possono esibire. Forse i russi, certamente i giapponesi, ma davvero pochi altri. Però da queste qualità non è scaturito quel dominio del mondo che fu nelle ambizioni di Adolf Hitler e, oggi, del cancellierato Merkel.

Ecco il vero motivo per il quale i tedeschi non stimano gli italiani.

Li ritengono inferiori, per la gran parte, ma soffrono oltremisura il fatto che gli italiani nella storia gli siano sempre stati davanti e che, anche ora, siano non molto distanti ai loro standard in quanto a ricchezza e welfare, e questo nonostante le riforme capestro che negli utlimi anni hanno fatto calare da Bruxelles. Mentre i greci sono stati sonoramente sconfitti e sottomessi, gli italiani no. Gli italiani – e lo si vede chiaramente dai monumenti, dalle abitazioni e dalle opere d’arte – sono stati i più ricchi del mondo per la maggior parte del tempo storico della civiltà. Ancora oggi, nonostante stipendi da fame e la sconfitta nella seconda guerra mondiale, l’80 per cento degli italiani possiede una casa di proprietà  contro il 50 per cento scarso dei tedeschi. Ancora oggi le città tedesche non si avvicinano nemmeno lontanamente a quelle italiane per bellezza e attrattiva. Ma davvero vogliamo mettere Firenze con Colonia? Venezia con Monaco? Anche dopo la caduta dell’Impero, pur credendosi vincitori, i popoli del nord hanno subìto l’egemonia della Penisola sotto il proflio culturale e spirituale ancora per quasi altri mille anni, in virtù della cristianità che concentrava ampi poteri a Roma (e nella “romana” Costantinopoli).

Persino dopo la Riforma di Martin Lutero, nel monento stesso in cui il predicatore tedesco svergognava gli italiani colpevoli di vendere le indulgenze, dall’Italia partiva il Rinascimento, un fenomeno economico e culturale stravolgente in grado di condizionare per oltre un secolo tutta l’Europa e che ispirò l’Illuminismo dando così avvio all’età moderna.

Tornando ai giorni nostri, la Germania risulta da qualche anno egemone in Europa avendo imposto le sue regole tecnocratiche, ma è ben consapevole che gli altri europei non la sopportano, e gli italiani in primis. Quello tedesco non sarà mai un Impero perchè un Impero ha bisogno di un certo consenso, di un forte grado di stima e di ammirazione anche al di fuori dei confini nazionali. Per la Germania non era, non è e non sarà così. Ecco all0ra che in Germania oggi insultare gli italiani faccia prendere voti, ma si tratta di voti rancorosi e vendicativi contro chi ha sempre dimostrato di cavarsela egregiamente anche senza spaccare il capello in quattro. I tedeschi – come dimostra molto bene l’opera di Von Clausevitz «sulla guerra» e i fallimenti militari dei nazisti – si confermano sempre ottimi tattici, ordinati e precisi. Onesti. Ma manca loro fantasia, creatività e visione d’insieme. Inomma, mancano di una visione strategica (come il demenziale articolo del Frankfurter Allgemeine Zeitung dimostra per l’ennesima volta).

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