Padre ricco, Padre povero

C'è un libro che non dovrebbe mancare nella libreria di ogni persona che vuol capire i meccanismi dell'economia: "Padre ricco Padre povero" di Robert Kiyosaky. Al di là del fatto - non  indifferente - che il libro è anche un manuale molto interessante per chi si vuole arricchire - i meccanismi della circolazione del denaro, le attività e le passività e il concetto di rendita sono svelati dallo scrittore nippoamericano con una semplicità sorprendente.

Molti recensori del libro, anche qui in Italia, e senza nessun tornaconto personale, ammettono candidamente che è un libro che ha cambiato la loro vita.

Perchè?

La chiave dell'analisi di Kiyosaky che io trovo adorabile, consiste nella smitizzazione di tanti aspetti della gestione del denaro privato ritenuti fino ad allora inossidabili dalla maggior parte dei risparmiatori, dei padri di famiglia e persino dai manager. Un esempio illuminante consiste nel mito del lavoro e nella diffusa idea che quanto più una persona guadagna con il suo lavoro tanto più essa sarà ricca. Al contrario, Kiyosaky ci sbatte in faccia una realtà che pochi volgiono davvero ammettere, e cioè che si arricchisce chi fa lavorare il denaro e non chi lavora per guadagnare denaro.

Al contrario, l'autore svela che i ricchi generano rendite automatiche passive e che utilizzano il loro poco tempo a disposizione per implementare questi meccanismi. Prima di fare qualche esempio lasciate che vi dica cosa c'è di davvero interessante in tutto ciò. Cosa ci raccontano fin da quando siamo bambini? Cosa c'è scritto nella Costituzione? Che il LAVORO è un valore! Il lavoro è strumento atto non solo al nostro sostentamento, ma serve anche per imparare, è formativo e facilita le relazioni. Il lavoro, ci viene detto da sempre, permette la nostra realizzazione. Tuttavia, questo racconto è vero solo parzialmente, perchè manca l'asapetto essenziale: quale lavoro consente tutto questo?

Secondo chi detiene il potere a svolgere questa funzione pedagogica ed economica è il lavoro produttivo. Secondo il papà, secondo la maestra, secondo l'insegnante ed il legislatore, secondo l'articolo 1 della Costituzione italiana. Ma è davvero sufficiente il lavoro produttivo? E allora chi studia? Chi difende? Chi elabora analisi e teorie? E, aggiungerei, chi non può produrre beni perchè soffre di limiti psichici e fisici? Chi non "lavora" nel senso tradizionale del termine, non deve fare l'amore, come cantava Adriano Celentano?

Ecco che Kiyosaky ci viene in aiuto sostituendo la parola lavoro con la parola IMPEGNO, più vasta nei significati e, appunto, più ricca.

Naturalmente sono diversi i soggetti che ci fanno credere che occorre lavorare per poi acquistare, ma ciò non vale per i ricchi, cioè per quelli che nella metafora di Kiyosaky hanno capito che il denaro non è importante, ma lo sono i meccanismi che vi stanno dietro. Di norma, secondo una vecchia battuta, le persone lavorano per comprarsi l'automobile ... che è un oggetto che serve loro per andare a lavorare. Ma l'automobile è una spesa e molto spesso non è affatto una necessità. Idem per la casa, per la quale, sovente le persone fanno persino debiti e poi a causa delle tasse e di altre spese indotte (come le rate condominiali) finiscono per sborsare più denaro che se vivessero in affitto.

Il libro parte dalla storia del confronto tra le idee che venivano fornite all’autore dal suo vero padre (padre povero), insegnante universitario da sempre abituato a vivere e pensare secondo una mentalità da “classe media” e quelle che gli venivano invece suggerite dal padre di un suo amico (il padre ricco) che, essendo imprenditore, puntava focus e attenzione su fattori e azioni completamente differenti.

Molti gli argomenti trattati come la differenza tra attivi e passivi, l’importanza dell’educazione finanziaria, il cash flow etc.

Interessante, coinvolgente, a tratti provocatorio e magari non sempre condivisibile al 100%, Padre Ricco Padre Povero fornisce il suo meglio nello spingere il lettore a porsi domande importanti sull’organizzazione e sull’impostazione del proprio futuro finanziario e soprattutto sul funzionamento dell'economia moderna

Per i più pazienti propongo un unico esempio, tratto liberamente dal testo.

IL PRIMO ESEMPIO DI KIYOSAKY

Dopo averli fatti attendere un’intera mattina finalmente i due protagonisti si trovano a colloquio con il loro "Padre ricco" per lamentarsi del lavoro sottopagato che aveva loro offerto.

Il lavoro sottopagato e faticoso che aveva loro offerto era uno dei maggiori esempi di vita concreta che i due potessero avere, sosteneva il Padre Ricco. Potevano scegliere di lamentarsi, di prendersela con lui o con chiunque volessero ma restava il fatto che la responsabilità delle scelte sarebbe stata unicamente dei due ragazzi che, qualora avessero voluto realmente imparare qualcosa, avrebbero dovuto farlo a partire non da un lavoro inteso come una busta paga, ma utilizzando unicamente il loro ingegno.

La proposta del padre ricco fu per loro uno shock: in cambio degli insegnamenti avrebbero dovuto continuare a lavorare per lui ma questa volta senza paga. In questo modo, sosteneva il padre ricco, la necessità di denaro avrebbe aperto loro la mente verso una qualche soluzione creativa.

I due ragazzini non ne furono affatto contenti ma accettarono ugualmente.

Per diverse settimane non successe nulla ed il lavoro stava davvero pesando, oltretutto senza nemmeno quei pochi spiccioli che potevano racimolare nelle precedenti settimane e che amavano spendere per comperare i fumetti.

E furono proprio i fumetti a far accendere la lampadina.

I due si accorsero che nel negozio dove lavoravano il sabato mattina si presentava regolarmente un incaricato della casa editrice per ritirare le copie non vendute notando che invece di riprendere l’intero fumetto l’incaricato toglieva la copertina buttando nel cestino il resto del fumetto.

I due gli si fecero incontro chiedendo il perché di questo comportamento e sentendosi spiegare che, per ottenere il rimborso delle copie non vendute, era per lui sufficiente esibire le copertine pertanto non se ne faceva nulla del resto del fumetto che veniva buttato nella spazzatura.

I due ragazzi chiesero allora se potessero perdere il resto del fumetto per leggerlo.

Avrebbero potuto prendere tutti i fumetti che volevano a patto di non rivenderli.

Ecco che i due intrepidi ragazzini in poco tempo organizzarono una sala lettura presso una cantina alla quale potevano accedere i ragazzi dietro pagamento di 10 centesimi, ovvero lo stesso prezzo di un fumetto, ma con la possibilità di leggerne cinque o sei durante l’orario di apertura della loro sala.

Misero la sorella di Tom a gestire l’attività pagandola una media di 9 dollari e mezzo durante i tre mesi di apertura della loro attività fino a quanto una rissa scoppiata nella cantina non li convinse a chiudere l’attività.

Gli insegnamenti che i due ragazzi ne trassero sono diversi.
Tra quelli che ancora una volta mi hanno colpito di più ci sono sicuramente quelli in qualche modo legati alla legge di attrazione ovvero quella capacità di vedere le opportunità dove gli altri non guardano.

I due ragazzi erano passati per settimane di fianco al bidone con i fumetti ma, tutti concentrati solamente sui loro problemi personali legati al basso salario, al caldo polveroso del negozio, alle belle mattine di sole che si stavano perdendo ed avanti così, non avevano visto quello che era in realtà sotto ai loro occhi.

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