Perchè Marine Le Pen De Gaulle sarà Presidente

Il fascismo di Marine Le pen ricorda tanto da vicino l’antifascismo di Charles De Gaulle. Forse sarà difficile per i duri di comprendonio, ma è meglio che lo capiscano in velocità perché Marine LePen può vincere benissimo in Francia e, anzi, sarebbe da stupirsi del contrario. Il Paese che ci ha regalato la Rivoluzione, le costituzioni e gli ideali di fratellanza ed eguaglianza non è costitutivamente fascista, nel senso cileno o argentino del termine, e se così fosse Marine Le Pen non avrebbe alcuna speranza, ma gaullista si. Ecco perché i commentatori nostrani (statistici falliti, moderati estremisti e giornalisti lacchè) fanno fatica ad azzeccarne una, dalla Brexit a Donald Trump, da Beppe Grillo al referendum renziano. Franeranno anche su Marine LePen, a patto che, ovviamente, le cose continuino così (è evidente che Marine perderà sonoramente se i giudici scoprono che sotto la gonna si nasconde un muratore bergamasco che coltiva l’hobby di uccidere i bambini all’asilo o robe così).

L’unico nome noto, in America, ad aver indovinato la vittoria di Trump è stato uno storico, al secolo. Questo perché la storia è più potente della statistica, essendo la politica un fatto non-scientifico, e cioè un fatto che dipende da passioni, emozioni e impulsi in gran parte imprevedibili. Fino alla notte fatidica dell’elezione di Trump venivamo tutti tempestati sui social dalle roboanti statistiche di Nate Silver, un matematico statunitense che di solito si occupa di scommesse sportive, secondo il quale era matematicamente impossibile che Trump vincesse il confronto elettorale con Hillary Clinton. Poi abbiamo visto tutti la realtà, al netto del tifo per questo o per quel candidato. Ora la narrazione che fu antitrump si ripropone: Marine Le Pen potrà anche vincere al primo turno, ma poi i due centristi di destra e di sinistra si ricompatteranno attorno alla figura del secondo classificato, Macron, facendogli così vincere le elezioni presidenziali.

Bene

Se guardiamo alla statistica e ai sondaggi sarà proprio così. Tra l’altro, viene raccontato ogni giorno, anche per convincere i fans di Le Pen che è inutile che vadano a votare, perché tanto al secondo turno la Francia social-popolare maggioritaria si compatterà contro il pericolo fascista vincendo le elezioni.

Ma c’è qualcosa che non va in questa narrazione mainstream: Marine Le Pen NON è fascista, è gaullista (e Charles de Gaulle era antifascista). Se, come credo, i francesi capiranno questo piccolo particolare, Macron sarà fottuto, così come è capitato alla Clinton solo pochi mesi or sono. I moderati estremisti che vivono in Europa sono come il protagonista di un celebre racconto del mio compaesano Dino Buzzati, il Colombre.

Nel Colombre, infatti, il protagonista vive la sua intera esistenza cercando di fuggire ad un mostro marino, per poi scoprire alla fine della sua esperienza mondana che questo incubo al quale si era sforzato di sfuggire era in verità un portatore di ricchezza e che, per certi versi, era lui, quel mostro. Gli europeisti pseudomoderati di destra e di sinstra in questa Europa al tramonto sono proprio così: temono il lupo e non si avvedono della loro coda, confondono Putin con Beria e Marine Le Pen con suo padre Jean.

Per chi ha scarsa memoria storica, il generale Charles de Gaulle dopo l’invasione tedesca si imbarcò per l’Inghilterra e ivi fondò Francia Libera, un comitato di liberazione partigiano che aveva sede oltremanica. Fu coraggiosissimo, perché il suo Paese allora era caduto in mano ad Hitler e ad un governo che collaborava fattivamente con la Germania, la Repubblica di Vichy e mentre tutti i suoi colleghi ufficiali accettavano la situazione, lui sceglieva la perigliosa via della Resistenza. Dopo aver combattuto e vinto i tedeschi al fianco degli inglesi e degli americani, De Gaulle divenne Presidente di Francia, ma ostacolò sempre ferocemente le ingerenze inglesi nelle questioni francesi e arrivò ai ferri corti con il leader inglese Winston Churchill. Nonostante gli inglesi avessero salvato la vita politica (e forse anche quella fisica) a De Gaulle, egli non volle mai che la Francia divenisse succube dell’Inghilterra tanto quanto non volle anni prima la sudditanza con la Germania. Per questo De Gaulle non fu mai un fascista nel senso storico del termine, perché il fascismo (o nazionalsocialismo) tendeva all’affermazione della superiorità militare, alla costruzione dell’Impero, alla missione storica e spirituale. De Gaulle no, per lui la Francia era sì superiore, ma culturalmente. Marine Le Pen non è molto diversa: non vuole che la Francia stia sotto la Germania, né sotto Londra, né sotto Washington, né espone tesi di proiezione colonialista come Sarkozy, ad esempio (quello si, un fascista). Forse si sbaglia. Forse non è cosmopolita come i suoi illustri conterranei filosofi del Settecento. Di fatto, se i francesi capiscono che lePen non è il padre, e cioè che non è una fascista, per Macron saranno dolori di pancia. E lo saranno perché dopo le miserevoli esperienze di Hollande e Sarkozy, due facce della stessa melassa globalista, non ne possono più.

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