Potente Rosicata dei Chicago Boys dopo le affermazioni di Zingales

Pasqua 2017 non poteva offrire uno spettacolo migliore, vedendo come oggi i neocon italiani si azzuffano sull'euro dopo le recenti dichiarazioni dell'economista Luigi Zingales, per il quale sarebbe giunto il momento di riaprire il dibattito sull'euro. Diciamo la verità, abbiamo sofferto per anni a causa di postkeynesiani antieuro che invece di allearsi e fare fronte comune si menavano senza pietà attraverso i loro blog e interventi pubblici: Barnard contro Zibordi, Bagnai contro Barnard, Mmt locali contro Mosler. Uno spettacolo triste, che infatti ha inficiato fortemente la portata comunicativa  dei critici dell'euro.

Ora anche gli economisti classici cominciano a darsele di santa ragione, ma con l'aggiunta dell'aberrazione politica. Se infatti i Barnard e i Bagnai dei bei tempi giocavano a chi ce l'ha più lungo, entrambi consideravano e considerano benefica l'economia pianificata. I vari Boldrin e Maffè, invece, non vogliono nemmeno sentir parlare di un "dibattito" sull'euro, che pure è il più grave fallimento economico della storia.

Pietra dello scandalo l'economista Zingales, che ieri sul Sole24ore ha fatto urlare allo scandalo con queste parole:

"Io credo fortemente nel valore di un dibattito intelligente e costruttivo e penso che un giornale economico come il Sole 24 Ore abbia il dovere di ospitare tale dibattito: non con lo scopo di convincere i lettori in una direzione o nell’altra, ma per informarli. Per questo ho chiesto al direttore Guido Gentili (che si è detto d’accordo) di aprire le pagine del nostro giornale ai contributi di economisti italiani e stranieri sul tema. Dieci anni fa questo dibattito avveniva anche all'interno della Bce (vedi il lavoro di Fratzscher e Stracca del 2009 dal titolo “Does It Pay to Have the Euro? Italy's Politics and Financial Markets Under the Lira and the Euro”). Perché oggi, dopo la crisi del 2011-2012, non si può riaprire quel dibattito?

Affinché sia costruttivo, questo confronto deve avvenire all’interno di alcune regole. La prima è la correttezza formale. Non si accettano attacchi personali o insulti. La seconda è la correttezza sostanziale: ogni affermazione va giustificata con una referenza accademica (in nota) o con la precisazione che si tratta di un’opinione personale. La terza è dividere il dibattito per argomenti.

Nel decidere se la permanenza nell’euro è preferibile al ritorno a una moneta nazionale bisogna considerare tre aspetti. Primo, se nel lungo periodo è preferibile per un Paese come l’Italia avere una moneta comune con il resto del (Nord) Europa o no. Secondo, quanto elevati (e duraturi) possano essere i vantaggi e gli svantaggi della svalutazione della nostra moneta nazionale che seguirebbe naturalmente dopo un’uscita dell’Italia dall’euro. Terzo, quanto elevati sarebbero i costi (economici e politici) di una nostra uscita unilaterale dall’euro." (fonte. Zingales - Sole24Ore)

 Questo atteggiamento di Zingales, aperto a soluzioni alternative, è il segno dei tempi, ed è una presa d'atto, in fondo, che l'euro non funziona. E' mai stato proposto un dibattito nazionale sugli antibiotici? E sul franco svizzero? E sull'obbligo della frequentazione scolastica per i minori? No, perchè funzionano e noi li diamo per scontati (con le dovute eccezioni dei pazzi isterici, ovviamente). A mettere in discussione l'euro, inoltre, non è un economista falsamente keynesiano come Krugman, ma uno dei promotori di Fermare il Declino, la longa manus neoliberista in Italia, il partito politico europeista illo tempore guidato da due personaggi in cerca d'autore: il latratore seriale Michele Boldrin e Oscar «Paperoga» Giannino .

Come hanno accolto i sempre più rari economisti supporter dell'euro la proposta di Zingales? Su twitter, ad esempio, Thomas Manfredi dell'Ocse ha replicato così:

"Va bene! Chiudiamolo subito (il dibattito sull'euro, ndr) con un default disastroso, con annessa depressione. Dopo N anni, vedremo

Boldrin dice sul suo profilo di "ignorare" le provocazioni, ma poi dileggia Vladimiro Giacchè chiamandolo "vate(r)" ed "econometrico fallito" e posta formule che hanno sempre lo scopo di dimostrare che non siamo produttivi  o che la spesa pubblica è peggio delle cavallette. Insomma, isterismo allo stato puro.

La verità è che Zingales ha aperto il vaso di Pandora e lo ha fatto sul quotidiano mainstream per eccellenza. Apriti cielo. Temo, anzi spero, che Zingales faccia la fine dell'apprendista Stregone, incapace di controllare le forze potenti che ha evocato.

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*