Putin, mio Nonno e Donald Trump

A poche ore dal bombardamento di Trump in Sira non è successo quello che tutti paventavano.  Putin non ha reagito sparacchiando missili di qua e di là, mentre gli interventi russi nel Donbass ed in Siria continuano come prima. Troppo presto per dirlo con sicurezza (il coreano Kim non è altrettanto acuto...), ma certamente la paura espressa da tutti che i russi replicassero dipende dalla fatica che si fa qui in Occidente a capire Putin e la sua strategia. Con un pizzico di presunzione, non nego di pensare che siano davvero in pochi ad averlo capito, anche tra i più grandi estimatori del Presidente russo ed esperti di geopolitica. Nel libro che ho dedicato all'argomento - Putin e la Filosofia - un intero capitolo è dedicato alla strategia di Putin, che evoca l'arte della guerra di Sun Tzu molto più delle analisi del generale Von Clausevitz, i cui scritti, evidentemente, hanno influenzato oltre misura gli analisti europei e americani.

Un recente approfondimento di Alessandro Luigi Perna sull'Huffington Post, ad esempio, suggeriva a Putin di "intervenire per non perdere la faccia", sottolineando esplicitamente che l'aggessività di Trump deve avere una risposta altrettanto decisa di Putin per questioni di dignità ed efficacia dell'operazione russa a livello internazionale. Ebbene, lo scritto di Perna dimostra quanto poco si sia capito di Vladimir Vladimirovic. Pertanto, anche a costo di sembrare "promozionale", invito a dare un'occhiata al capitolo del mio libro in cui parlo dell'arte della guerra di Putin e di Henry Kissinger. In quelle righe c'è scritto in modo chiaro, tra le altre cose, che una strategia militare di tipo Zen non prevede mai una risposta immediata ad una provocazione. Talvolta, nemmeno ad un attacco esplicito! Lo stratega Zen assomiglia ad un gatto che sta cacciando. E' in grado di restare acquattato per ore prima di scattare verso la preda. Se non arriva il momento buono, il gatto può anche rinunciare alla caccia e andarsene. Troppo alta la posta in gioco, assolutamente inutile sprecare la propria energia se le condizioni non assicurano un'elevata probabilità di vittoria.

Queste cose le ho analizzate nel libro parlando del caso Cecenia, della Crimea e della Siria. Per offrire qualche spunto utile a comprendere le mosse di Putin, propongo un esempio personale, che risale agli anni Quaranta del secolo scorso.

All'epoca mio nonno paterno faceva ritorno dal duro lavoro di ferraiolo in Libia e con qualche risparmio comprò una casa e dei terreni in una località sperduta del bellunese, in montagna, con le mura proiettate a strapiombo sulla valle. Insomma, un posto difficile da gestire sotto il profilo logistico, lontano da tutto e da tutti. In altre parole: scomodo. Mio nonno dovette pensare che i costi erano bassi per questo motivo.

Ma si sbagliava.

Il vero motivo era che in quell'angolo della montagna, a circa 300 metri di distanza, ma nascosta dalla vegetazione, si trovava un'altra casetta. L'unica casetta esistente lassù assieme a quella di mio nonno. Fin qui niente di male, se non che la casetta era abitata da Mario Il Rosso, il più noto bandito del paese. Costui, che viveva ufficialmente di lavori edilizi, in realtà praticava con costanza il bracconaggio, era molto incline alle risse ed era noto per i furti nelle case del paese. nessuno aveva il coraggio di affronarlo, tanto era forte e determinato. Io da bambino ho anche avuto occasione di consocerlo e frequentarlo e non l'ho mai trovato particolarmente pericoloso, e nemmeno i miei nonni, che lo trattavano non molto diversamente dai figli, cioè con indifferenza o, al più, con qualche scarica di parolacce.

All'inizio non fu così. "Vedrai - dicevano a mio nonno - appena vai ad abitare nella casa nuova, il Rosso ti svuota la cantina. Per non parlare di tutti i dispetti che ti farà..." Allora mio nonno, che non aveva mai letto Sun Tzu, ma che come ogni bellunese che si rispetti ha dovuto combattere con le asperità di quel territorio, il freddo e la fatica della convinveza, chiese a Mario di essere ricevuto. Invitato ad entrare fece al Rosso più o meno un discorso di questo tipo.

"Caro vicino, mi spiace, appena arrivato ad abitare qui, di chiederti subito un favore, ma sono disperato, e non saprei come altro fare. Purtroppo devo stare lontano da casa molto spesso, per motivi di lavoro. Non è che mentre sono assente potresti dare un'occhiata? Guarda, se non ti scoccia ti lascio anche le chiavi, così mentre non ci sono puoi entrare per vedere se è tutto a posto e berti un bicchiere di vino".

"Qualcuno" continuò a rubacchiare in tutte le case lì attorno, ma  a mio nonno nessuno ha mai portato via un soldo bucato. Lasciava la porta praticamente aperta: non solo non aveva nula da temere da Mario, ma nemmeno da altri estranei perchè la casa era controllata a vista (e guai a chi si avvicinava!).

Per quanto "casereccio", questo può essere un discreto esempio di strategia Zen. Nel libro ne ho fatti altri riferiti alle guerre più recenti. La chiave per riuscire in questo tipo di conflitto sta infatti nella capacità di adattamento alla situazione continuamente mutevole e nell'uso della forza dell'avversario contro sè stesso. Una strategia che prevede anche di perdere diverse battaglie, come accadde ai vietcong durante la Guerra del Vietnam, ma che risulta di grandissima efficacia sul lungo periodo. Putin contro l'Impero americano ha meno mezzi militari e meno uomini, ma è più capace di Trump e del suo staff. Lo ha dimostrato anche in questa occasione, facendo fare a Trump la figura dell'isterico e sembrando  il più saggio di tutti persino agli occhi di molti suoi detrattori.

Trump e i neocon, tra un'inutile bomba in Siria ed una ancor più inutile in Corea, passeranno lungo il fiume, prima o poi, e sbattuti dalle correnti ci sarà Putin a osservarli.

 

 

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