Riflusso dei sovranisti e Congresso di Vienna

L'uomo dell'establishment, Emmanuel Macron, ha vinto il primo turno delle elezioni presidenziali francesi senza troppo affanno e ora si appresta a prendere in mano il Paese tranquillizzando così gli europeisti dal «pericolo populista». Chi aveva creduto in una spallata definitiva è rimasto molto deluso ed è ritornato al cupo pessimismo del 2011, quando lo spread  dei paesi Piigs veniva schizzato dai poteri finanziari fuori dai grafici cartesiani e ben oltre l'atmosfera terreste. Ha fatto capolino anche il disincanto dell'estate 2015, quando i greci scelsero di fanculizzare Bruxelles, mentre i suoi leader  piegavano la testa e soggiacevano ai diktat del ministro tedesco Schauble. Per molti sovranisti, quella francese era l'occasione migliore per farla finita con l'euro e la farsa dell'Unione.

Ma da quando alcuni attivisti hanno cominciato a capire che le istituzioni sovranazionali hanno come principale scopo quello di mortificare l'economia dei popoli a vantaggio di pochi oligarchi sono passati quanto? Sette, massimo otto anni? Forse anche meno, se consideriamo la recente nascita di associazioni come Ars o l'arrivo della mmt in Italia, o il blog di Bagnai o la nascita di Pandora Tv di Giulietto Chiesa.

Guardando al passato, la situazione storica che più assomiglia a quella attuale in Europa è quella messa in scena a Vienna nel 1815 dal Principe di Metternich e dai suoi sodali. Dopo la gloriosa Revolution e le campagne napoleoniche, gli oligarchi europei decisero di ripristinare con la forza, il controllo e la censura il vecchio regime feudale. Ci riuscirono per diversi anni, ma non vinsero quella partita, alla fine, perchè il seme del costituzionalismo era orami stato gettato nel 1789.

Per germogliare non bastarono 5 o 6 anni, però ... Dopo il Congresso le forze antifeudali dovettero riorganizzarsi, scrivere, parlare, progettare, anche attraverso le società segrete e con metodi niente affatto alla luce del sole, come nel caso della Carboneria italiana e delle fratellanze massoniche progressiste. I moti che permisero agli europei di mettere il naso fuori dalla Restaurazione avvennero nel 1820, solo 5 anni dopo il Congresso, e poi ancora nel 1830, ma si trattò di insuccessi, con tanto di attivisti morti o tradotti in carcere. Nemmeno il 1848 -  che i manuali di storia ricordano orgogliosamente come la primavera dei popoli, si concluse con una vittoria.

In altre parole, 30 anni dopo l'anacronistico Congresso di Vienna il nuovo (vecchio) ordine europeo voluto dai baroni era ancora in piedi. A dispetto degli Illuministi, del Romanticismo, delle prime ferrovie, della Rivoluzione Industriale, di Hegel e di Marx, il sistema oligarchico con tanto di servitù della gleba in Russia era ancora vivo e vegeto a metà dell'Ottocento. Eppure non ha resistito fino a oggi. In tutto l'Occidente i valori rivoluzionari - almeno a livello legislativo - si sono affermati. Ogni Paese ha oggi formalmente una Costituzione e assemblee legislative. I congressisti dunque non hanno superato la prova del tempo e non hanno spento le cento caneline. Chiunque, oggi, si legga de Mainstre (teorico del Congresso), si mette a ridere.

E noi, antieuropisti, euroscettici, sovranisti, ci lamentiamo dopo soli 5 anni di battaglie?  E per lo più "internettiane"?

La strada è decisamente iniziata, il rifugio verso il quale vogliamo andare appare sempre più nitido alla vista e a portata di mano, ma la strada è molto faticosa e ancora irta di difficoltà. Una di queste salite si chiama Macron. Non sarà facile aggirarla per sentieri pianeggianti. Forse questa salita si chiama voto ... ma attenzione perchè è una formula democratica che funziona solo in presenza di un Demos.

E' vero, non c'è nemmeno molto tempo, ma ne avevano così in abbondanza i Giuseppe Mazzini, i Silvio Pellico, i Gugliemo Oberdan, gli Antonio Bergamas?

Non direi, questi attivisti hanno lavorato duro senza aspettare che una figlia di papà qualsiasi, avvocato a Calais e collezionista i divorzi (al secolo, Marine Le Pen) venisse a togliere loro le fatidiche castagne dal fuoco.

Nelle parole scritte alla madre dell'irridentista triestino Antonio Bergamas, l'esortazione a noi che, immeritatamente, portiamo avanti valori come emancipazione e indipendenza:

"Domani partirò chissà per dove, quasi certamente per andare alla morte.

Quando tu riceverai questa mia, io non sarò più.

Addio mia mamma amata, addio mia sorella cara, addio padre mio.

Se muoio, muoio coi vostri nomi amatissimi sulle labbra davanti al nostro Carso selvaggio."

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*