Come si applica l’Imposta di Bollo sui Conti – SINTESI

L’imposta di bollo fu introdotta da Mario Monti (a Napoli direbbero amabilmente: l’omm’e merd). Poi negli anni è cambiata, ma rimane una tassa odiosa che, spacciata come tassa sulla finanza, in realtà fu, ed è, una tassa che colpisce i piccoli risparmiatori.

Come funziona? Devo scriverlo, perchè più di una persona mi dice di fare ancora confusione sulla questione, ed è legittimo, perchè la confusione deriva dal fatto che l’imposta varia a seconda dello strumento di risparmio considerato. Propongo dunque una breve sintesi aggiungendo che la tassa SI APPLICA A PRESCINDERE DAI GUADAGNI DELL’INVESTIMENTO, cioè dal cosiddetto capital gain (ed è per questo che risulta particolarmente odiosa).

CONTI CORRENTI. L’imposta di bollo per i conti corrrenti è fissa: 34,20 euro l’anno. Tuttavia, se le somme depositate nel conto corrente sono mediamente inferiori ai 5000 euro l’anno, ecco che la tassa non è dovuta e la vostra banca non ve la preleverà. Per rompere le scatole e contribuire al casino generale, le banche, di solito, non tolgono 34,20 euro una tantum all’anno, ma lo fanno in modo scaglionato. Eccco perchè nel conto corrente trovate un – 8,55 ogni 3 mesi o un – 2,85 euro al mese. E’ il prelievo dell’imposta di bollo, ma distribuita lungo l’arco dell’anno. Non la volete pagare? L’unica soluzione è avere diversi conti correnti inferiori ai 5.000 oppure non tenere mai nel conto una cifra superiore. Piuttosto astruso come metodo, per risparmiare 34,20 euro.

CONTI DEPOSITO. Qui le cose sono più chiare, ma la confisione regna ancora perchè la cosa è cambiata nel corso degli anni. Di fatto, l’imposta è una percentuale dello 0,2 per cento prelevata dall’importo delle somme depositate. In qualche sito e in molti documenti bancari trovate 2 per mille, ma ovviamente è la stessa cosa. Ad esempio: se avete 50.000 euro in un conto deposito, ogni anno la banca vi preleverà 100 euro solo per aver il conto deposito attivato.

Fate molta attenzione perchè sono molti i conti deposito che attirano gli investitori-clienti pagando il bollo al posto del cliente. Un’offerta di questo tipo è attiva da sempre in conti depositi come Rendimax, ad esempio. Siccome i rendimenti dei conti deposito sono molto bassi, anche questo conto va fatto al momento di sottoscrivere il deposito. La formula del conto deposito è sempre più diffusa tra gli italiani, essendo coperta legalmente e quindi a rischio (quasi) zero.

BUONI POSTALI E LIBRETTO. Si paga il 2 per mille (o lo 0,2 per cento, che è lo stesso) anche in posta. Nel caso della posta, tuttavia, c’è la no-tax area sotto i 5.000, come per i conti correnti di cui sopra.

Aggiungo, per i neofiti dell’investimento, che si pagano le tasse anche sui rendimenti. Nel caso delle azioni e dei conti deposito l’imposta è pari al 26 per cento di quanto guadagnato. Nel caso dei buoni fruttiferi postali e delle obbligazioni statali, invece, la tassazione è agevolata al 12,5 per cento

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