Cosa vedi se entri in una Sezione del PD

Con l’ultima trovata scopiazzata dagli States (le primarie…) il PD si è garantito una nuova opzione governativa alle prossime elezioni, perchè dopo il plebiscito a suo nome, il leader Matteo Renzi potrà fare un merkelliano governo delle larghe intese 2.0, e questa volta magari con un Cavaliere redivivo e sotto mentite spoglie. Ma com’è possibile che un uomo così distante dal mondo del lavoro come Renzi sia diventato il padrone assoluto del partito democratico? In fondo, il pd proviene dalla storia del partito comunista dei lavoratori. Com’è stato possibile questo mutamento antropologico?

Per rispondere a questa domanda si tirano in ballo tantissimi fattori: dall’attentato a Berlinguer a Sofia, al viaggio di Napolitano in America, alla caduta del Muro di Berlino. Io mi limiterò a far riferimento alle sezioni locali, visto che ne ho avuto esperienza diretta.

Il tesseramento è regolato da norme statutarie molto chiare e trasparenti. Tuttavia, quello che leggete sul sito del Pd, e cioè che “l’iscrizione avviene presso la sede del circolo mediante la sottoscrizione e il ritiro della tessera. Ogni circolo predispone un calendario per l’iscrizione al partito assicurando adeguata e preventiva pubblicità a luogo e tempi di consegna. Responsabile è il coordinatore del circolo” – non avviene quasi mai nei fatti. L’iscrizione al Pd (quando mi iscrissi io si chiamava ancora Ds) avveniva per conoscenza. Cioè qualcuno che fa attività politica e che ti conosce, in occasione di appuntamenti importanti per la sezione, come l’elezione del segretario locale, ad esempio, o qualche tempo prima del Congresso Nazionale, ti avvicina e ti chiede se “per piacere” ti iscrivi. Lui ti porta i moduli, prende i soldi e poi dopo qualche tempo torna con la tessera. Spesso, la richiesta esplicita di adesione avviene per interesse, come capita a chi fa attività sindacale nella triplice Cgil-Cisl-Uil, ad esempio. Il sindacalista che entra nel partito dopo essere diventato un sindacalista, di norma, lo fa “per esserci”, perchè i dirigenti sindacali che stanno più in alto glielo hanno chiesto. Detto diversamente, ci si iscrive al partito che fu dei lavoratori perchè si conosce qualcuno che te lo chiede, e ciò – anche se non accade sempre – accade il più delle volte. C’è qualcosa di male? No. C’è reato? No, assolutamente. Ma scordatevi che l’adesione sia dovuta al fatto che qualcuno – meditando tra sè e sè sul senso della vita – si convinca della bontà della linea del PD e si iscriva. La maggior parte di chi entra nel partito lo fa perchè qualcuno (che ha degli interessi politici precisi)  ve lo chiede “per piacere”, o perchè voi stessi avete interesse personale ad entrarvi. Talvolta, l’iscritto è diventato tale solo per fare un favore ad un amico, come può capitare, ad esempio, quando ci viene chiesto di versare un contributo-colletta per il collega che va in pensione (o robe così).

UNA VOLTA ENTRATI. La sezione locale è di solito piuttosto aperta, una sorta di casa comune, ma anche se il circolo avesse centinaia di iscritti la frequenta con costanza solo una cerchia molto ristretta. Mi è capitato di entrare in sezione per i fatti miei – in periodi lontani da appuntamenti politici di rilievo – e quelli che la bazzicano abitualmente, nel vederti entrare, è già tanto se ti salutano. Praticamente si tratta di stanze piene di volantini e bandierine, con qualche vecchio pc utilizzato dai soliti che bazzicano la sezione. Gli altri vengono spinti a varcare le porte della sezione solo in occasione di riunioni dove si votano le gerarchie interne. Per il resto …  nessuno ti caga! Se capitasse che il circolo non ha appuntamenti elettorali in vista da qui a dieci anni, nessuno ti chiamerebbe mai a partecipare alla vita politica o a fare alcunchè. L’impressione prima che si ricava è che  gli attivisti si conoscano e si parlino, ma non che siano anche amici tra loro.

LA GENTE. Scordatevi di trovare operai in sezione! E’ una cosa praticamente impossibile. Forse in quelle sezioni circondate da fabbriche, tipo Sesto San Giovanni, ma nelle medie sezioni di piccole cittadine gli operai non ci sono. Gli operai in questo secolo di solito si dividono in due categorie: gli incazzati neri –  e nel qual caso votano Lega o Destra o partiti comunsti guevariani frondisti della Chiesa Avventista del settimo giorno; oppure i mansueti, che non sono incazzati neri e parlano tra loro in prevalenza di calcio, come diceva il compianto Costanzo Preve.

Già, ma se di operai nemmeno l’ombra, chi troviamo in una sezione del PD? Segnateveli, in ordine di apparizione:

Insegnanti. Che siano ancora dietro una cattedra o in pensione, gli insegnanti sono spesso iscritti al pd. Parlano bene in pubblico (chissà come mai), e quindi vengono chiamati soprattutto quando ci sono mozioni da esporre alle riunioni precongressuali.

Fighe di legno. Di solito non ci sono gnocche da paura nel PD (quella è Forza Italia), ma non ci sono nemmeno più le bruttine fricchettone comuniste che ti immagini dai film di Carlo Verdone. In linea di massima si tratta di fighe “medie” che però credono di essere stragnocche da paura. Insomma, avete presente la Madìa? Ecco, aggiungeteci 10-20 anni di più e avrete la compagna di sezione Pd in versione 2.0. Di norma non si parlano mai tra di loro, ma solo con i compagni più ciarlieri e fighetti, tranne quando creano dei sottocircoli dai nomi assurdi, tipo “le donne del pd”. Fanno due riunioni all’anno e in quell’occasione sono costrette a parlarsi per inziative tipo “compra le azalee contro la cattiveria”, “iscriviti al corso di bonsai contro la stupidera”, ecc.

Dipendenti degli enti locali. Dove l’ho già vista quella tipa con tre narici e la frangetta? E il signore barbuto che indossa gli occhiali alla Bettino Craxi? Ah già, ecco dove!!! Lei l’ho vista negli uffici dell’Usl e lui è in quelli dell’anagrafe comunale. Ecco, quando si parla di colletti bianchi nel Pd, sono questi. C’è qualcosa di male? No. Negli enti locali si lavora più di quello che dicono in giro e si viene pagati poco, troppo poco. Ho difeso, da sindacalista, questi lavoratori per anni e so esattamente quello che dico. Lavorano, e con molte responsabilità, e sono pagati poco rispetto ai colletti bianchi del privato. Detto questo, la propensione a “cambiare il mondo” non caratterizza affatto questo tipo di lavoratori (non vale certo per tutti, ma credo proprio che ci siamo capiti).

Giornalisti del giornale locale. Non sto parlando del corrispondente pagato 5 euro ad articolo (quando va bene), ma del board del giornale locale: il direttore o sua moglie, oppure il caporedattore e sua moglie. Per giornale locale, ai tempi dei ds, si parlava ovviamente dei quotidiani di proprietà del Gruppo l’Espresso. Adesso credo si siano aggiunti anche quelli delle altre proprietà editoriali, ma il clan Carlo De Benedetti la fa sicuramente ancora da padrone.

Avvocati. Di gran lunga, questi sono i peggiori. Non perchè ci sia una radice malata nello studio del diritto, approfondito non a caso da giganti della storia come Hans Kelsen, da rivoluzionari appassionati come Robespierre, da fini pensatori come Norberto Bobbio. Ma ai Ds trovavi soprattutto soggetti interessati ad accendere i riflettori sul loro studio legale, gli azzeccagarbugli e le gattopardesche Debore “senz’acca”  Serrachiani. Odioso generalizzare? Vabbeh, io ho visto questi.

Politici Locali. Sindaci, assessori, il parlamentarino del posto …niente di strano, e cosa vuoi mai trovare in una sezione di partito? Ma quelli di quest’area politica non sono molto sanguigni e appassionati. Stanno sulle loro. Sono abbottonati. Le battute sono sempre acide, sarcastiche. Mai una risata vera, che viene dal petto: un tantino anglosassoni cagacazzi, insomma.  Il più delle volte si atteggiano a blasonati nobili con l’ermellino. Ai miei tempi, in quel di Belluno, c’erano i vari  Maurizio Fistarol (ovviamente giurisprudenza), i l’amico di Prodi Gianclaudio Bressa, tutta gente fortunatamente ora uscita di scena. L’aria che avevano quando erano in auge era quella di avere la verità in tasca, di essere dei grandi strateghi. Qualcuno dei miei lettori che non risiedono in Veneto hanno la più pallida idea anche solo di dove stracazzo si trovino Feltre e Belluno? Ecco … credo che ci siamo intesi.

CONCLUSIONE

COME MAI CE L’HO TANTO CON IL PD? Siamo chiari e sinceri: in partiti come Forza Italia c’è gente di gran lunga peggiore. Vogliamo parlare di uno come Renato Brunetta? Piuttosto di stringere la mano ad uno così preferisco prendermi una malattia. Nella Lega, invece, siamo lontani mille miglia da studio e approfondimento sulle questioni importanti (parlo dei militanti, non dei pezzi da novanta). I grillini – quasi sempre brava gente delusa dal Pd – vivono nel loro Paradiso Senza Corruzione e lasciano nel retrobottega cosucce da niente come la Nato, come l’Eurozona, ecc.

Però in tutti questi partiti testè citati c’è una qualità che non si riscontra nei militanti più attivi del Pd e nella dirigenza del Pd: loro, infatti, sono avversari, e come tali si comportano. NON SONO DEI TRADITORI. Dicono cazzate, ma sono le “loro” cazzate.

Il traditore, invece, è di gran lunga peggiore dell’avversario, perchè ti batte con la vigliaccheria subdola dell’inganno. Ti dice una cosa e ne pensa un’altra. Per i traditori non bisogna avere nessuna pietà. In guerra i traditori da qualche parte ho letto che li ammazzano. E senza processo.

(ogni riferimento a fatti o personaggi realmente esistiti è puramente casuale)

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