Putin è più scientifico dei vaccini (e intanto i Curdi)

C’è un virus che si aggira per la Siria, ed è un virus che sta per essere debellato. Mentre negli Stati Uniti si parla esclusivamente del Russiagate e in Italia del vaccino contro le emorroidi a grappolo, in Siria si continua a combattere, ma è proprio quando incombe il silenzio mediatico riguardo alla guerra mediorientale che da quelle parti accadono le cose più interessanti: l’esercito siriano di Assad sta conquistando posizioni su posizioni e persino la città di Raqqa, la capitale in pectore dell’Isis, potrebbe passare sotto il controllo governativo. A scriverlo non è nessun fanatico entusiasta estimatore di Assad, ma il Wall Street Journal con una notizia-bomba che la Giovannona Botteri si guarda bene dal riferirci dagli schermi Rai. Ci sarebbe infatti un accordo tra Curdi filoamericani e Damasco per far passare sotto la Repubblica Araba di Siria la città di Raqqa e le altre zone strappate dai Curdi all’Isis.

Il modello è quello di Mambij, liberata dai curdi e poi gradualmente passata sotto controllo governativo previo insediamento di truppe sia russe sia siriane. In altre parole, Raqqa sta per essere definitivamente strappata all’Isis per diventare una città occupata, come accadde a Trieste e a Berlino dopo la Seconda Guerra Mondiale.

Nel caso il Wall Street Journal avesse ragione, si tratterebbe della vittoria definitiva di Putin in Siria (qui l’incredibile notizia del cambio di fronte curdo).

Nell’attesa di vedere se lo scoop sia o meno veritiero, ci sono fatti oggettivi che corroborano questa tesi. Ieri, ad esempio, Assad è entrato nella città di Al-Tanf, mentre alcuni miliziani curdi si sarebbero addirittura arresi disertando e unendosi agli sciiti e portando con loro le armi ricevute dagli americani. Dalla parte iraqena gli americani stanno bombardando i paramiltari iraqeni nel timore che possano congiungersi con le truppe di Assad. Eh già, se qualcuno se lo fosse perso, annunciamo che in Iraq esistono anche truppe paramiliari non  controllate dagli Usa e che combattono l’Isis proprio come sta facendo Assad.

A questo punto, l’unico fatto che può salvare l’Isis è la produzione di un fake, come avvenne qualche settimana or sono con il caso del gas Sarin, che indusse Donald Trump ad un raid aereo. Molto dipenderà dalla diplomazia e dal tentativo di impeachement che stanno orchestrando contro il Presidente Americano.

Sul terreno militare – e questo ci preme sottolinearlo visto che lo abbiamo sostenuto fin dal 2015 – Putin non ha avuto problemi a ridurre l’Isis al lumicino, cosa che che non era riuscita ad Obama e Hollande in 5 anni di azioni equivoche e gattopardesche in medioriente. Le capacità strategiche dimostrate sono soprattutto quello dello staff militare russo e di Putin in prima persona che ha saputo applicare – come in Crimea – l’arte della guerra descritta da Sun Tzu.

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