Trading e Morale, come il Mondo Vero divenne Fiaba

A cadenze regolari c’è una domanda che mi viene rivolta e alla quale non è mai facile rispondere.

Come fai a conciliare i tuoi ideali di giustizia con l’attività di speculatore finanziario che compra e vende azioni di Borsa, fregandotene bellamente di tutti i danni che l’attività di trader comporta?

E’ difficile rispondere a questa domanda, perchè la risposta è molto complessa e articolata. Le persone, di solito, non amano le risposte complesse. Eppure, come diceva Einstein, ad ogni domanda difficile esiste una risposta semplice … peccato che sia quella sbagliata! L’ironia di Einstein svela il meccanismo tipico del potere, cioè la semplificazione. Il mondo è invece complesso e – almeno ogni tanto – bisogna fare uno sforzo per afferrarlo, e ve lo chiedo ora, visto che ossessivamente mi ponete “quella” domanda.

In primo luogo, occorre distinguere l’attività di investimento (e di occupazione) con l’idea che il singolo si è fatto della società. Immaginate di finire in un’isola sperduta – come nel romanzo Il Signore delle Mosche – siete convinti che i vostri amici e conoscenti naufragati assieme a voi proporranno una identica gestione della vita quotidiana, oppure non è forse molto più probabile che nasceranno gruppi, gruppetti, piccoli leader e ognuno con la sua particolare proposta politica? Eppure, come nel caso del Signore delle Mosche, tutti i naufraghi appartengono alla stessa classe sociale, alla stessa società d’origine, alle stesse attività professionali. Se non riuscite a fare questo sforzo d’immaginazione, guardatevi quasiasi puntata del reality show l’isola dei famosi, dove i protagonisti si scannano per l’amministrazione del cibo e l’utilizzo degli spazi comuni pur essendo tutti lavoratori del mondo dello spettacolo. Questo significa che ciò che si fa per guadagnare e mandare avanti la famiglia non ha molto a che fare con il modello sociale che abbiamo in mente. Anche qualora ritenessi la finanza sbagliata alla radice (e NON la ritengo tale, per motivi che dirò dopo), sarei prudente nel giudicare chi la pratica per guadagnare. Ad esempio, un operaio che lavora in una fabbrica di carne in scatola può pensare che troppe proteine animali facciano male, che se lui fosse il Presidente del Consiglio vieterebbe di inscatolare la carne, ecc. ecc., ma potrebbe continuare a pensare tutto ciò continuando comunque a lavorare dentro la fabbrica di confezionamento perchè questa gli permette di sopravvivere. Io personalmente, riterrei più coerente ed efficace un operaio che raccoglie firme e protesta pubblicamente contro la carne in scatola durante il suo tempo libero, che un operaio che decide di licenziarsi per i suddetti motivi lasciando agli altri continuare nella produzione di scatolame come se niente fosse.

Prendiamo il caso, emblematico davvero, dei centri commerciali e degli outlet aperti le domeniche e nei giorni comandati. La linea di pensiero prevalente è quella che dice: “boicottiamo questi negozi. Evitiamo di andarci! facciamoli fallire, perchè non è giusto che anche alla domenica ci sia sempre il mercato aperto. Un giorno alla settimana bisogna prenderselo per la famiglia, per un passeggiata, ecc. ecc. Non andate nei centri commerciali alla domenica ed essi chiuderanno”. Scommetto che questi discorsi li sentite fare da molto tempo, magari molti di voi la pensano così e non  frequentano negozi che sono aperti ai festivi. Bene. Ne ha chiuso uno che sia uno grazie alla vostra potente opera moralizzatrice? Noooooo, ma va? Non vi viene il dubbio che la vostra risposta al problema sia una risposta che si appella al mercato come un bimbo alle gonne della mamma? Se voi guardate ai Paesi che non hanno le aperture nei festivi, come la Germania e l’Austria, ad esempio, notate che questi negozi non sono chiusi la domenica perchè i tedeschi ad un certo punto – orribilmente schifati – hanno smesso di andarci, ma perchè è stato indetto un referendum, al quale, ANCHE CHI ANDAVA NEI NEGOZI – ha votato a mente fredda che no, non è giusto costringere i lavoratori di servizi non essenziali al lavoro festivo e che no, non è una cosa salubre consumare in modo compulsivo sette giorni su sette. Questo stop è stato possibile perchè, pur nei molti limiti della cultura tedesca, si è ragionato in termini etici e non in termini moralistici, come avviene invece da noi. Morale ed etica sono infatti due cose diverse, ed è anche il succo del discorso che vi sto proponendo.

In secondo luogo, ho notato che tra i critici del trading, ad esempio, vi sono persone che godono di forte rendite passive. non ho mai sentito criticare il trading da un operaio, ma dai benestanti si. Ad esempio una collega di lavoro, tempo or sono, mi criticava esplicitamente l’attività di Borsa, affermandone l’immoralità. Bene. Peccato che la suddetta, non si sia mai posta il problema della rendita dei terreni ereditati dalla sua famiglia d’origine. Considerato che vivo nelle zone del prosecco, cioè in un’area d’Europa dove i terreni valgono molto più della media nazionale, costei aveva ereditato vigneti per un valore di milioni di euro… e tutto questo a fronte di uno stupendio per la sua attività lavorativa di circa 1.500 euro mensili. Praticamente insegna per hobby… In altri termini, guadagnare soldi “indovinando” l’andamento azionario della società petrolifera Eni sarebbe immorale, per una persona così. Vivere come Creso e Briatore senza aver mai faticato e rischiato, invece, va benissimo. Come direbbe Nietzsche: “laddove voi vedete cose divine io vedo cose umane. Ahi, troppo umane”.

In terzo luogo, passando alla finanza in senso stretto, è fondamentale esplicitare meglio che la mia critica alla finanza va al suo dominio incontrastato del mondo, ma non alla sua esistenza di per sè. Gli uomini, da tradizione e per convincimento, hanno maturato nei secoli determinati valori: la velocità nell’eseguire un compito, ad esempio, è un valore. La forza, è un valore, il coraggio è un valore. La temperanza anche, però, è un valore. La solidarietà e l’umiltà anche, sono valori. Questi ultimi elencati sono valori, però, che non vanno proprio tanto bene nel mondo produttivo e men che meno nella finanza. Ebbene il vero guaio della finanza è stato che la si è lasciata diventare invasiva, nel senso che ora i valori della finanza (il guadagno, la velocità, il coraggio, il rischio, ecc.) sono diventati ANCHE i valori fuori da quel mondo, soppiantando tutti quei valori che non hanno a che che fare con la produzione ed il guadagno. Ecco che, di solito, chi vive di finanza, lavora ai monitor 12 ore al giorno, magari lontanto da casa, con tutta una serie di implicazioni sociali discutibili e, per alcuni punti di vista, preoccupanti per la salute. Per non parlare di come la finanza influisca sul sistema democratico e produttivo, arrivando a determinare e favorire chi produce licenziando o sfruttando e la politica che taglia welfare state per i sogggetti meno abbienti. Questo è stato possibile perchè la finanza non è rimasta al suo posto, ma “qualcuno” l’ha portata in cima a tutto, e “qualcun altro” glie lo ha lasciato fare. Penso, per dirne solo una, alla deregualtion operata da Reagan e da Clinton negli scorsi decenni, ma gli esempi potrebbero essere infiniti.

Quindi, la mia critica al mondo della finanza è una critica sistemica e politica, ma non ha nulla o ben poco a che fare con il fatto che, se qualcuno rinuncia in parte a consumare, sa risparmiare, e poi finanzia chi ha dei sogni nel cassetto o dei progetti debba essere biasimato perchè” fa soldi con i soldi”. Questa critica, per me, è solo moralistica, degna di ascolto, ma anche di rifiuto.

Riproviamo, così si capisce meglio? Immaginiamo due fratelli: uno che spende tutto ciò che guadagna e uno che, invece, ha una forte propensione al risparmio. Ma per quale diavolo di motivo quest’ultimo non dovrebbe ottenere una percentuale d’interesse, se quel risparmio faticosamente accantonato poi lo mette a disposizione di qualcun altro che, magari, ha appena iniziato a lavorare e non ha le disponilità sufficienti per realzzare un progetto, avviare un’attività imprenditorieale, ecc ecc? Perchè, va detto chiaro, questo è il motivo per cui è nata la finanza! In passato, c’è chi riteneva questa attività un peccato, come i cattolici, ma le banche sono nate proprio nella patria del cattolicesimo, in Italia, e questo perchè questo tipo di attività era di fatto una necessità umana: c’è chi non ha propensione al risparmio e chi invece si, E meno male che c’è chi ha questa propensione, altrimenti non ci sarebbe stato nessun fottuto progresso.

In questi giorni la trasmissione televisiva Report ha incontrato il regista Oliver Stone che sta realizzando un film su Putin (ma guarda un po’…) e che ha all’attivo film epici sui traders, come Wall Street (ricordate? Il denaro non dorme mai, come osservava Gordon Gekko).

Come mai Oliver Stone è così competente sul mondo della finanza? Perchè suo padre ha lavorato una vita a Wall Street ed era un broker negli anni in cui la finanza aveva le re-go-le. Stone lo ha detto esplicitamente a Record: “il lavoro di mio padre era fantastico e c’era con il cliente un rapporto di stima e di fiducia”. Se oggi non è più così non è colpa della finanza nella sua natura intrinseca, ma è colpa nostra, che ce ne freghiamo in realtà e non capiamo dove si è insediato davvero il problema.

Ultimo, ma non ultimo: siamo davvero sciuri che col trading online praticato da un pubblico di appassionati, spesso part time e saltuariamente (come il sottoscritto) vengano fatti danni alle persone comuni, ai piccoli risparmiatori ecc ecc?

Vi propongo la lettura di questo vecchio articolo di Fabrizio Guarnieri sull’argomento, con particolare riferimento alle seguenti illuminanti  affermazioni:

“Ad ogni operazione di acquisto corrisponde un’operazione di vendita, perché lo scambio possa avvenire. Ciò significa che i titoli finanziari passano da un operatore all’altro, senza aumentare né diminuire di numero (anche nel caso di vendita allo scoperto facendo ricorso al prestito titoli da parte della banca, c’è un limite alle posizioni short possibili sul mercato, legato alla disponibilità di titoli in portafoglio presso i clienti per il prestito).

Il prezzo di equilibrio in ogni istante è determinato dal apporto di forza tra gli orsi (i venditori) e i tori (i compratori) attraverso la legge della domanda e dell’offerta. Se i tori prevalgono, i titoli passeranno nelle loro mani, per poi tornare nelle mani degli orsi al rovesciarsi del sentiment del mercato. Ogni volta che i telegiornali commentano una seduta di forte ribasso con titoli eclatanti quali “bruciati in borsa X miliardi di dollari”, stanno dicendo una solenne falsità.

I soldi non si bruciano e non si creano, semplicemente si è spostato il prezzo di equilibrio.

Che cosa succede ad ogni scambio? L’intermediario (in questo caso la banca o il broker) trattiene una provvigione, che è il costo commissionale. Questo significa che mentre le azioni circolano ininterrottamente e si spostano da una mano all’altra, c’è qualcuno che risucchia liquidità dal sistema ad ogni passaggio. Come un casellante, che trattiene un fiorino ad ogni passaggio (ricordate la scena del film Non ci resta che piangere con Troisi e Benigni?). Ecco perché la liquidità finanziaria del sistema diminuisce. Da dove deriva la liquidità finanziaria presente nel sistema?

Ci sono solo due possibili sorgenti:

▷ la stampa di moneta da parte delle banche centrali (che corrisponde al trasferimento di debito sulle spalle dei contribuenti, e quindi impegna il patrimonio dei cittadini)

▷ l’ingresso di nuovi operatori nel mercato, cioè nuovi trader che portano capitali freschi. La prima opzione la conoscete già, si chiama QE (quantitative easing) ed è praticata attualmente sia dalla FED di Janet Yellen che dalla BCE di Mario Draghi. Per attirare nuovi capitali nel mercato, non occorre scomodare i governatori delle Banche Centrali, ma si interviene attraverso fiere e convegni come TOL Expo o IT Forum e attraverso il marketing e la pressione pubblicitaria dei broker online. Sono tutte attività che hanno come unico scopo quello di attirare nuovi operatori all’interno del sistema, cioè introdurre capitali freschi per alimentare il grande circo del trading. A prescindere dai profitti e dalle perdite individuali, la nuda realtà è che ogni scambio ha un costo, che in termodinamica chiameremmo un aumento di entropia, cioè uno spreco di energia irreversibile”. (fonte: diarioditrading)

Parole non a tutti immediatamente comprensibili (vanno lette più volte). Ma sono parole sante.

Parole da Trader.

 

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