100° anniversario della Rivoluzione d’Ottobre. Lenin non-morto


Le più belle parole lette sulla Rivoluzione del 1917:

Lev Trotskij annotava nel suo diario un sogno su Lenin morto, fatto nella notte del 25 giugno 1935:

A giudicare dall’ambiente, eravamo a bordo di una nave, sul ponte di terza classe. Lenin era sdraiato in cuccetta e io gli stavo accanto in piedi, o seduto (non ne sono certo). Egli mi interrogava ansiosamente sulle mie condizioni di salute. “Dovete aver accumulato una grande stanchezza nervosa: bisogna che vi riposiate...” Io ribattei che dalla stanchezza non avevo mai tardato a riprendermi, grazie alla mia naturale energia, ma che questa volta il male sembrava aver radici più profonde… “Allora, dovreste seriamente (e sottolineò la parola) consultare i medici (un paio di nomi)...” Risposi che mi ero fatto già visitare in diverse occasioni, e avevo appena cominciato a dirgli del mio viaggio terapeutico a Berlino nel 1926 quando, guardando Lenin,mi risovvenni ch’era morto. Cercai immediatamente di allontanare questo pensiero in modo da non interrompere il dialogo. Finito di raccontare il mio viaggio a Berlino, stavo per aggiungere: “Ciò avvenne dopo la vostra morte ...” ma mi trattenni e dissi: “Dopo che vi ammalaste...”

Che cosa significa che Lenin non sapeva di essere morto? Possono esserci due modi di leggere il sogno di Trotskij. Secondo la prima lettura, la terrificante e ridicola figura di Lenin non-morto segnala la sua mancanza di consapevolezza del fatto che l’immenso esperimento sociale che lui aveva realizzato da solo terminò alla fine nella catastrofe stalinista: il terrore e la misconosciuta sofferenza delle masse. Lenin morto che non sa di essere morto rappresenta il nostro ostinato rifiuto di rinunciare ai grandiosi progetti utopici e di accettare le limitazioni della nostra situazione. Lenin era mortale e fece errori come chiunque altro, perciò è giunto per noi il momento di lasciarlo morire, di mettere a riposo quest’osceno fantasma che ossessiona il nostro immaginario politico, e di affrontare i problemi in modo pragmatico e non ideologico.

C’è tuttavia un altro senso in base al quale Lenin è ancora vivo: è vivo in quanto incarna ciò che Alain Badiou chiama, in modo sfacciatamente platonico, "l’Idea eterna" dell’emancipazione universale, l’immortale lotta per la giustizia che nessuna disfatta e nessuna catastrofe riescono a uccidere. Si possono a questo proposito ricordare le parole sublimi di Hegel sulla Rivoluzione francese, nelle sue Lezioni sulla filosofia della storia:

Si è detto che la Rvoluzione francese sia scaturita dalla filosofia, e non senza motivo si è dato alla filosofia il noe di Weltweisheir, “sapienza mondana”, perché essa è non solo la verità in sé e per sé, come pura essenza, ma anche la verità in quanto acquisisce vita nella realtà del mondo. Non si deve quindi fare opposizione quando si sente dire che la rivoluzione ebbe il suo primo impulso dalla filosofia . Da che il sole splende sul firmamento e i pianeti girano intorno a esso, , non si era ancora scorto che l’uomo si basa sulla sua testa, cioè sul pensiero e costruisce la realtà conformemente a esso. Ma solo ora l’uomo pervenne a riconoscere che il pensiero doveva governare la realtà spirituale. Questa fu dunque una splendida aurora. Tutti gli esseri pensanti hanno celebrato concordi quest’epoca. Dominò in quel tempo una nobile commozione, il mondo fu percorso e agitato da un entusiasmo dello spirito, come se allora fosse finalmente avvenuta la vera conciliazione del divino col mondo.

Questo naturalmente non impedì ad Hegel di analizzare freddamente l’intima necessità che quell’esplosione di libertà astratta si trasfromasse nel suo opposto, il terrore rivoluzionario e autodistruttivo; in ogni caso, non si dovrebbe mai dimenticare che la critica hegeliana è immanete, e accetta il principio basilare della rivoluzione francese.

Ed è esattamente la stessa cosa per la Rivoluzione d’Ottobre: era il primo caso nell’intera storia dell’umanità di una rivolta vittoriosa dei poveri e degli sfruttati – l’universalità egualitaria ancdò al potere direttamente contro tutti gli ordini gerarchici. La Rivoluzione si stabilizzò in un nuovo ordine sociale, un nuovo mondo fu creato e sopravvisse miracolosmente, nonostante una pressione e un isolamento economici e militari inimmaginabili. Questa fu realmente una “splendida aurora. Tutti gli esseri pensanti hanno celebrato concordi quest’epoca”.

Un paio d’anni fa, John Berger fece un’osservazione pregnante a proposito dei manifesti pubblicitari francesi della compagnia Selftrad, broker degli investimenti online: sotto l’immagine di una falce e di un martello incastonati in oro zecchino e tempestati di diamanti, la didascalia recitava:

“E se investire i Borsa arricchisse tutti?”

La strategia di questo manifesto è ovvia: oggi la Borsa soddisfa i criteri egualitari del comunismo, tutti possono parteciparvi. Berger si concedeva un semplice esperimento mentale, chiedendoci di immaginare un’odierna campagna di comunicazione che usasse l’immagine di una svastica incastonata in oro zecchino e tempestata di diamanti: ovviamente non avrebbe funzionato perché, come Berger sottolineava, “la svastica si rivolgeva ai potenziali vincitori, non agli sconfitti. Invocava la dominazione, non la giustizia”. In contrasto con questo la falce e il martello invocano la speranza che la storia alla fine sarebbe stata dalla parte di coloro che lottano per la libertà e la giustizia. L’ironia consiste in questo: nel momento stesso in cui questa speranza è ufficialmente proclamata morta dall’ideologia dominate della “fine delle ideologie”, un’impresa paradigmaticamente postindustriale (c’è nulla di più postindustriale del trading on line?) deve mobilitare questa speranza sopita per far penetrare il suo messaggio.

Il compito rimane quello di ripetere Lenin; dare nuova vita a questa speranza che continua ancora ad aggirarsi tra noi.

Non si può separare l’eccezionale costellazione storica che permise la presa rivoluzionaria dell’ottobre 1917 dalla sua tarda svolta stalinista: quella stessa costellazione che ha reso possibile la rivoluzione (l’insoddisfazione dei contadini, un’èlite rivoluzionaria ben organizzata ecc.) ha condotto alla svolta stalinista come sua conseguenza – e in questo risiede la vera e propria tragedia leninista. La famosa alternativa di Rosa Luxemburg, ‘socialismo o barbarie’, terminò nell’identica ironia dei due termini opposti: il socialismo realmente esistente ERA barbarie.

Conseguentemente, RIPETERE Lenin non significa un RITORNO a Lenin – ripetere Lenin è accettare il fatto che “Lenin è morto”, che la sua soluzione particolare è fallita, e anche in modo mostruoso, ma che c’era in essa una scintill d’utopia degna di essere salvata. Ripetere Lenin significa ripetere non ciò che Lenin HA FATTO, ma ciò che NON E’ RIUSCITO A FARE, le sue possibilità PERDUTE. Oggi Lenin appare come una figura appartenente ad una differente regione temporale: non è che la sua nozione di partito centralizzato (insieme ad altre nozioni chiave) sembri rappresentare una “minaccia totalitaristica” – piuttosto i suoi principi sembrano appartenere a una differente epoca con la quale non possiamo più relazionarci correttamente.

Comunque sia, anziché leggere questo fatto come la prova che Lenin è obsoleto, si potrebbe forse rischiare la congettura opposta: e se questa impenetrabilità di Lenin fosse un segno che c’è qualcosa di sbagliato nella NOSTRA epoca? E se il fatto che noi percepiamo Lenin come irrilevante. ‘fuori sincrono’ rispetto ai nostri tempi postmoderni, rivelasse il messaggio molto più inquietante che è il nostro stesso tempo a essere “fuori sincrono”, che una certa dimensione storica sta scomparendo da esso?

di Slavoj Zizek - estratto da La Politica della vergogna - in occasione del 90° anniversario della rivoluzione russa.

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*