C’era una volta La7

“Come si fa ad esercitare il Potere? Restringendo il campo dell’informazione. Ecco ad esempio perché i giornali oggi non vendono più. Perché dicono tutti la stessa cosa, mettono gli stessi titoli, seguono la stessa linea editoriale, intervistano sempre le stesse persone”. Senza andare alla ricerca di chissà quale raffinata ipotesi artistico-editoriale, in queste chiare parole di Gianluigi Paragone c’è tutta la spiegazione della chiusura del suo programma a La7, la Gabbia. Paragone le pronunciò in tempi non sospetti, quando era ancora saldamente a bordo della barca de La7, ma mi colpirono molto per la lucidità dell’analisi: il potere si esercita silenziando l’informazione e per farlo non servono più la Censura o Torquemada: basta che tutti dicano le stesse identiche cose. E infatti La7 ha chiamato alla sua corte l’uomo adatto per l’operazione “appiattimento”, tale Andrea Salerno, autore con Diego Bianchi detto Zoro, di Gazebo, uno delle trasmissioni più noiose mai trasmesse da RaiTre. Dai tempi di Corrado Guzzanti a Diego Bianchi il declino dell’intrattenimento e della satira in Rai dice molte cose, e non solo sul nazismo del politically correct, ma anche sulla qualità dei protagonisti in gioco.

Quando penso alla trasmissione di Paragone, tuttavia, la prima cosa che mi viene in mente è che non era nulla di così trasgressivo. Alla corte di Paragone sedevano un economista (spesso Claudio Borghi, in quota lega), un giornalista (un tempo Paolo Barnard, e prima ancora Claudio Messora, di ByoBlu), un filosofo (Diego Fusaro, quando tutti esibiscono Massimo “Stuzzicadentinculo” Cacciari), un politologo (sovente Giulietto Chiesa, mentre gli altri preferiscono invitare Edward “Bela Lugosi” Luttwak). Gli ultimi tempi, addirittura, Paragone chiamava a dibattere Antonio Caprarica e Veronica De Romanis, un giornalista ed una economista che stanno al giornalismo e all’economia come Adinolfi sta all’anoressia. Dunque, macchè trasgressione, era una trasmissione normale, ma nella quale, ORRORE, non c’erano gli stessi titoli degli altri, non c’erano gli stessi ospiti di tutti gli altri, non c’erano le solite interviste ai soliti noti. Devo pure dirveli? Sgarbi da Vespa, Santoro, Formigli, Floris. Cacciari da Vespa, Santoro, Formigli, Floris. Simona Izzo da Vespa, Santoro, Formigli, Floris, ecc. ecc. ecc.). Se la cosa vi piace: ripetete ogni sera questi nomi prima delle abluzioni, ad Andrea Salerno pare abbiano fatto passare le emorroidi (si! anche senza mai citare Lilli Gruber).

La7, da tempo, ha comunque iniziato a sfoltire il suo parterre di giornalisti veri per lasciare tutto lo spazio ai soliti lacchè che dicono sempre le solite cose. Chi si ricorda, ad esempio, del Direttore del telegiornale Antonello Piroso? Lo mettevano ovunque, perchè in effetti bucava il video, anche nelle trasmisisoni di contorno. «Niente di Personale» ha fatto epoca, secondo me, introducendo una vena di umorismo all’interno dell’informazione classica, e in modo elegante e molto più incisivo di chi poi lo ha sostituito, tale Enrico Mentana, che oltre a dormire negli studi del TG in qualità di Telebete, è l’unico presentatore televisivo che fa le battute e se le ride, senza aspettare di vederne l’effetto sugli altri.

Poi se n’è andato Maurizio Crozza. Ma di quest’ultimo chissenefrega, fa le stesse cose anche su Discovery; ciò che ora più conta è che per sentire parlare in modo critico di euro, trilaterale e geopolitica occorrerà rivolgersi solo a noi bloggers online, complottisti forse, chisssà, anche, ma con tante prove in tasca.

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