Dedicato a chi non ha capito nulla delle due Banche Venete

Se uno vuol capirci qualcosa fa davvero fatica, perché tra crediti deteriorati, il rifugio di Zonin in Sudafrica, bail-in e bail-out, davvero si fa fatica. Una cosa è certa: anche se ci piace lavorare, anche se ci piace produrre, noi veneti ci abbiamo fatto una figura di merda epocale.

Se si vuol capire la partita delle due banche venete occorre coglierne l’aspetto politico locale, più che quello tecnico.

I veneti sono gran lavoratori, e sono più solidali di come li dipingono e gli piace molto fare volontariato. Ma sopra a tutte queste cose ci sono i soldi, i mitici schei, visti come una forma di riscatto da un passato postunitario fatto di miseria, di emigrazione, e di isolamento politico.

Le donne venete ritratte nei film di Cinecittà erano tutte serve, e il maschio veniva raffigurato anche nella commedia dell’arte come Pantalone, un tirchio un po’ stupido (da noi si direbbe "mona"), costretto sempre a pagare il conto. Quindi il lavoro duro e una forte propensione al risparmio permise ai veneti il riscatto ed ancor oggi il territorio a destra dell’Adige può essere considerato, a ragione, la locomotiva del Paese, soprattutto per le esportazioni.

Ma con le Banche i veneti hanno agito come tutti gli altri, e forse anche peggio.

Sulla soluzione non c’è molto da dire: l’Europa ha pubblicizzato il bail-in, cioè il fallimento interno senza aiuti statali, ma siccome quegli IDIOTI di Bruxelles si sono resi conto che ogni volta sarebbe stato un nuovo caso Lehman Brothers, concedono adesso che si faccia un bail-out, cioè che lo Stato ci metta una toppa. In pratica succederà questo: le 2 banche venete verranno digerite da Banca Intesa SanPaolo, il più grosso istituto di credito italiano, grazie ad un contributo plurimiliardario del Governo (cioè, paghiamo noi).

Ciò non basterà, ovviamente, e un ramo molto grosso dei due istituti è costretto a cadere e sfracellarsi, con migliaia di lavoratori chiappe a terra.

Cose già viste in Germania, in Spagna, in Inghilterra. Insomma, in Italia non si farà niente che non si sia già visto all’estero, ove questi salvataggi al ribasso li hanno già fatti in passato e anche più consistenti.

Ciò che mi fa incazzare è l’analisi, cioè il COME si sia arrivati a questo punto.

La vogliamo dire chiara chiara?

I veneti hanno concesso enormi prestiti a terzi che non erano solvibili. Hanno prestato ad imprenditori amici, con prezzi inferiori  a quelli degli istituti concorrenti.

Delusi? Pensavate a chissà cosa? Invece, è tutto qua: la solita manfrina dell’amico dell’amico dell’amico. Nel miglior blog sulle banche presente online, linker di Fabio Bolognini, si ricorda che “tra il 2008 e il 2012, gli impieghi di Veneto Banca sono saliti del 64% e per Popolare di Vicenza del 35%. Era anche facile fare questi numeri, perché nel frattempo le altre banche si andavano ritirando.

Con una metafora, i veneti si sono comportati come Alberto Sordi e Vittorio Gassman nel film la Grande Guerra di Mario Monicelli. Si sono addormentati (sugli allori) e quando si sono risvegliati i nemici avevano da tempo occupato tutto il dormitorio.

Non solo: Veneto Banca e Popolare di Vicenza hanno accantonato prestiti in misura inferiore ai concorrenti, trovandosi con meno denaro in cassa. Poi è arrivata la crisi che conosciamo tutti e molte imprese in Veneto sono fallite, facendo crescere il problema in maniera esponenziale.

Infine, ciliegina sulla torta, quando risultò evidente che le sofferenze erano troppe, alle banche venne concesso di raccogliere soldi dalla clientela normale, senza regole.

Quest’ultimo aspetto è un pallino “keynesiano” di questo sito: senza regole rigide in ambito finanziario ci sono i fallimenti, ANCHE per i virtuosi. Senza regole non c’è speranza di riettere in piedi il paese, ma il capitalismo globalizzato non le vuole.

Come sono stati concessi nuovi prestiti? Prima con al sottoscrizione di azioni, poi con le obbligazioni subordinate. Sono i cosiddetti "prestiti baciati", e il buco si è allargato fino alle dimensioni attuali

Come si è scoperto tutto questo meccanismo alla Madoff? Grazie a due ispezioni, la prima della Banca d’Italia, la seconda della Bce. In mezzo al marasma che ne è subito seguito troviamo Atlante e la S.p.a. e blablabla, i rimedi della nonna che sappiamo e che non sono bastati.

Due osservazioni meritano attenzione:

  • sul ramo marcio sono seduti in tanti, risparmiatori e soprattutto lavoratori dipendenti
  • i politici veneti, e io ci metterei anche il governatore Zaia seppur alla lontana, non hanno più “banche del territorio che possano consentire altri giri di giostra, cioè prestiti agli amici, comode poltroncine, ecc. ecc. Speriamo almeno che i pezzi grossi rimasti sul territorio, come la Banca di Credito Cooperativo di Tarzo, leggano e capiscano bene ciò che scrivo qui e che non cadano nella tentazione che fu fatale alla Popolare di Vincenza e alla montebellunese Veneto Banca.

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