Dietro il nuovo virus informatico c’è la Cialtronia di Poroshenko

“Non c’è alcun dubbio che dietro a questi ‘giochetti’ ci sia Mosca”, ha tuonato il consigliere del ministro dell’Interno ucraino Zoryan Shkiriak. In tal modo, l’Ucraina attribuisce il recente attacco informatico che sta impestando tutta l’Europa, alla Russia di Vladimir Putin. Senza se e senza ma, ovviamente, e come al solito senza offrire uno straccio di prova che sia uno a supporto di queste pesanti accuse.

E’ assai probabile che gli Stati, in tutto il mondo, da qualche anno si stiano attrezzando per la Guerra Informatica, ma qui siamo di fronte ad un palese attacco commerciale, con finalità di riscatto a privati cittadini e con una capacità di contagio che ha interessato anche la Russia.

Ma andiamo con ordine. Cos’è Petya e come si diffonde? Da qualche ora in tutta Europa si sta diffondendo un virus informatico che entra nei nostri PC grazie alle e-mail. E capirai che novità, ci voleva il KGB per diffondere virus tramite gli allegati! Succede dagli anni novante. Questo tipo di attacco ha un nome consolidato, ramsonware, e in inglese ramson significa “riscatto”. In pratica, dopo aver preso il virus perchè hai aperto il file sbagliato da una email che avresti fatto meglio a cestinare, ti si blocca il computer ed esce una richiesta di riscatto per sanare il sistema pari a 300 dollari in bitcoin, la moneta virtuale non-tracciabile. E’ inutile pagare, meglio seguire i tutorial che ci sono online e che indicano una procedura per uscirne (oppure, rivolgersi ad un esperto).

Ovviamente, come sempre accade in questi casi, il virus muta velocemente e già in Rete si sostiene che non si chiami più Petya ma Nyetya e che il virus abbia la sua base in Wannacry, il virus che si era diffuso a macchia d’olio appena un mese fa. Per me lo possono chiamare anche “in mone de to mare”, il che farebbe sospettare fortemente degli hacker veneti, ma che si sappia qualcosa di preciso sul virus lo vadano a raccontare a qualcun altro.

“I risultati preliminari suggeriscono che non sia una variante del ransomware Petya al contrario di quanto pubblicamente riportato, ma un nuovo ransomware che non è mai stato visto prima. Ecco perché l’abbiamo chiamato NotPetya”, dice l’esperto Costin Raiu tanto per farci ridere un po’, ma mai così tanto come gli ucraini, che attribuiscono ogni colpa del virus ai russi.

E’ vero che l’Ucraina è sinora il paese più colpito dal virus, ma la responsabilità va solo ed esclusivamente a quei cialtroni che siedono a Kiev, che da quando hanno deciso di fare la guerra a Putin, e chissà come mai, non ne azzeccano una.

Il cyberattacco hacker ha colpito i computer di diverse compagnie in tutto il mondo  aziende per l’energia e persino la metropolitana di Kiev, ma a realizzarlo secondo le prime news uscite (ed ora opportunamente occulate) sarebbe stato realizzato con un aggiornamento di una parte di MEDoc, il software per la compilazione delle tasse ucraino. Secondo diversi esperti di cybersicurezza le prove conducono proprio al MEDoc come fonte di diffusione del virus Petya. Persino la BBC tramite l’esperto Marcus Hutchins ha puntato i riflettori contro il software ucraino.

Insomma, la causa di questo cyberattacco mondiale, che ha colpito anche il sistema di monitoraggio delle radiazioni della centrale nucleare di Chernobyl, sarebbe da imputare dunque al MEDoc ucraino. Solo che gli ucraini hanno scatenato forze che ora non riescono più a controllare, come l’apprendista stregone. Dopo i fallimenti in Crimea e nel Donbass, il presidente di Cialtronia Poroshenko ha colpito ancora, ma i nostri media, al solito, evitano accuratamente di dircelo.

Un indovinello per i lettori: qual è il secondo paese più colpito dopo l’Ucraina?

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