Industria delle multinazionali ottimista. Gli storici meno

Il numero dei residenti in Italia è in calo, non solo quello delle nascite, che ormai si sta storicizzando, ma anche quello degli abitanti in senso lato, con annessa riduzione degli stranieri che vivono In Italia in pianta stabile. Il dato è in tendenza con quanto sta avvenendo nel resto d’Europa. I report delle aziende multinazionali, però, non sono affatto pessimistici sul calo dei consumatori in occidente. Vediamo di capire meglio il ragionamento che sottende alle analisi dei grandi manager aziendali, secondo i quali i profitti (i loro…) sono destinati ad aumentare nonostante il declino europeo e americano.

Il punto chiave per capire come mai le previsioni industriali sono ottimistiche sta nell’allargamento della classe media nel mondo, con una spiccata tendenza a relegare l’Occidente “tradizionale” alla marginalità. Innanzitutto, balza all’occhio sapere che se Paesi come l’Italia riducono gli abitanti, molti altri li aumenteranno in modo consistente, facendo passare gli abitanti del pianeta dai 7 miliardi del 2015 agli 11 del 2050. Già, ma dove aumenterà il numero dei residenti? In primis in Asia e soprattutto in Africa. Questo soprattutto grazie alle invenzioni occidentali, ma non è il caso di giocare a chi c’è arrivato prima, fatto è che se il fattore della residenzialità in Africa ora fosse quantificato in 1, in pochi anni è destinato a diventare 4.

Vi sono pubblicazioni statistiche del 2009 che davano il numero dei soggetti appartenenti alla classe media in molto meno di due miliardi di persone. Nel 2030 potrebbero sfiorare i 5 miliardi di persone. La cosa incredibile è che qui in Europa stiamo percependo l’esatto opposto, cioè una riduzione del ceto medio. Ed è proprio così, infatti, poiché i futuri appartenenti a questa classe NON vivranno in Europa, ma soprattutto in Asia.

Questo è accaduto ogni qual volta nella storia c’è stata una Rivoluzione industriale. L’ipertrofica produzione di merci ha imposto parimenti un forte amento dei consumatori. Persino la questione femminile, al di là delle ideologiche e pretestuose impostazioni femministe, va compresa nell’ottica del consumo. Non sono stati il movimento delle suffragette ad inizio secolo o le femministe negli anni Settanta o i libri di Erica Jong ad aver emancipato le donne occidentali, ma il fatto che le donne dovevano consumare per consentire alle industrie di allargare le vendite. Quindi le donne sono entrate nel sistema produttivo in modo massiccio e sono oggi consumatrici indispensabili per la tenuta dell’industria. Sta accadendo qualcosa di simile con africani e asiatici? La nostra ipotesi è si, ma questo non va visto solo positivamente. L’industria, infatti, non può rinunciare a nessuno dei suoi consumatori, tanto meno a quelli ricchi dell’Occidente, che necessitano del consumo indotto come dell’aria per respirare. Tuttavia, e per contro, l’industria si muove nella direzione della riduzione delle spese, in primis di quello che Marx chiamava il capitale variabile (gli stipendi)

E come si sta realizzando un miracolo economico così paradossale? Com’è possibile aumentare il consumo degli occidentali e, allo stesso tempo, ridurre il loro stipendio?

Con il debito privato! Cioè con la capacità da parte del sistema capitalistico di indurre al consumo compulsivo senza pagare il conto dei costi aziendali dell’aumento degli stipendi. Per realizzare questo, le banche, le assicurazioni e il sistema dei prestiti sono essenziali. Basta osservare come l’uso delle carte di credito stia aumentando in modo esponenziale. Ciò rende la classe media europea e americana fortemente ricattabile e precaria. Anzi, flessibile, per usare un termine oggi di moda. Se il boom dei consumi in Africa e in Asia non si dovesse realizzare in tempi molto brevi, cioè prima del 2030, il meccanismo innescato dal mondo industriale con la complicità di quello finanziario potrebbe trasformarsi in una bomba ad orologeria senza precedenti. Questa bomba, d’altro canto, l’abbiamo già vista brillare diverse volte nella storia: 1873, 1918, 1929, 1945, 2001, 2008… ogni volta ha fatto morti, ha portato distruzione e terrorismo politico. Ha fomentato guerre globali e genocidi

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