LUI è tornato

Ma non se n’era mai andato... In queste ore le disamine sulla sconfitta del PD ai ballottaggi per le amministrative si sprecano. Chi incolpa il leader, Matteo Renzi - fino a ieri l’altro incensato da tutti i media per aver sepolto gli avversari alle primarie interne al partito - chi attribuisce il merito a un resuscitato Silvio Berlusconi per essere riuscito a salire sul treno della protesta leghista contro migranti e politiche europee. Quello che a quanto pare nessun commentatore vuol digerire è che questo voto esprime l’assenza delle classi sociali in Italia. Come diceva un certo Karl Marx, una classe sociale esiste solo se sa di essere una classe sociale. Altrimenti non esiste. Ed è proprio questo il caso italiano: non esistono classi sociali perché nonostante enormi disparità economiche, disoccupazione e decadenza, nonostante ci siano ancora "i padroni", nessuno ne ha la piena consapevolezza e tutti vivono come in un purgatorio dove si spera sempre che a precipatare all’Inferno sia il vicino di casa. Gli italiani hanno votato lega e forza italia per simpatia/antipatia, perché ritengono sia giunta l'ora di una staffetta politica, ma il vero vincitore è l’astensionismo di tutti quegli italiani che hanno invece capito benissimo che le forze politiche italiane sono composte dalla medesima classe sociale e cioè da una borghesia immatura, incapace di tenere il punto sui valori, bisognosa di sicurezze sociali, ma subito pronta a svendersi allo straniero. Questa fetta d’Italia, che vota PD + accoliti, o Forza Italia + accoliti è caratterizzata da un identico tipo di mentalità verso la vita e atteggiamento politico. Non si parla di poche persone, purtroppo, ma di una maggioranza pigra ed egoista, incolta e spesso divisa per senso di appartenenza, ma uguale in tutto e per tutti in quanto a prassi politica.

Per fare un esempio noto a molti, destra e sinistra attuali sono molto simili a quelle che i manuali di storia dei licei definiscono destra e sinistra storiche. Il riferimento, per chi non lo ricordasse, va all’Italia postunitaria e risorgimentale, quando il Paese venne governato per 15 anni da leader politici come Minghetti e Ricasoli, vicini a Cavour, e in seguito da soggetti come De Pretis e Crispi, affini invece al pensiero di Mazzini.

Per quale motivo gli studiosi definirono il dominio di quel lungo periodo (1861 – 1896) destra e sinistra “storiche” e non semplicemente destra e sinistra? Si dice, di norma, che ciò sia dovuto alla successiva comparsa, nel Novecento, dei fascismi (per la destra) e dei socialismi (per la sinistra), quindi per distinguere le epoche, ma come spiegazione non basta.

L’aspetto più evidente che accomunava destra e sinistra storica era il fatto che la classe sociale di entrambi gli schieramenti fosse identica. Nell’Italia del 1870 votavano meno del 2 per cento degli abitanti. Il resto del paese, per lo più contadino, non versava tasse a sufficienza (occorrevano 40 lire tornesi di esborso) e non sapeva nè leggere né scrivere. Dunque, gli italiani avevano una consapevolezza politica scarsissima, per non dire nulla. Chi poteva pagare tasse e sapeva leggere e scrivere apparteneva ad un’unica classe, che all’epoca era una sorta di imprenditoria agricola agiata sommata ai liberi professionisti del paese (il dottore, il farmacista …) e qualche insegnante.

In altre parole, chi votava a destra simpatizzava per Cavour e per il Re. Chi votava a sinistra era favorevole ad un ridimensionamento della monarchia, ma niente di più consistente di ciò. I dissidi tra dx e sx emersero in occasione della nazionalizzazione delle ferrovie e sul tema del suffragio elettorale, ma in linea di massima quelli della destra e della sinistra, nell’ottocento, appartenevano alla stessa classe agiata.

Oggi sembra di aver fatto un salto temporale all'indietro, e siamo di nuovo a quel punto.

Esiste una sola borghesia, piccola o grande non importa, oggi caratterizzata da una compulsiva tendenza al consumo, e basta. I proletari, i dipendenti, i salariati, si sentono tutti iscritti a quella classe. Poche idee e divisioni su tutte le cose più futili, ma sostanzialmente uniti sui temi che contano davvero, come l’appartenenza alla Nato e alla Ue.

Facciamo un unico ma significativo esempio: l’austerità.

Il centro sinistra quando ha governato ha fatto dell’austerità merkelliana una bandiera, pur senza mai sventolarla. Pensiamo alla privatizzazione delle aziende ex Iri, o delle società strategiche dell'energia, come l’Eni. Oggi tocca alle poste e alla cassa depositi e prestiti. Tutte svendite dei gioielli di famiglia targate Prodi, D’alema e soci.

E gli anti-Ue (ahahaha) Tremonti e Berlusconi? Loro hanno cercato a più riprese di superare i maestri, tagliando soprattutto la Scuola (con la Gelmini fecero un autentico massacro) e la Sanità Pubblica (chiudendo ospedali nelle zone marginali), blocchi contrattuali e così via.

Destra e sinistra sono di nuovo “storiche, in lotta apparente tra loro solo per tagliare a più non posso e ridistribuire qualche risibile bonus per motivi elettorali (Renzi li fa oggi ai 18enni, Berlusconi staccava la cedola per le neomamme, ma si avvaleva dello stesso principio: briciole ai disgraziati).

Quindi, il ritorno di Berlusconi non è altro che una staffetta con uno che gli somiglia così tanto da confondersi, tale Matteo Renzi, ma anche se si chiamasse Prodi, o D’Alema, o Veltroni, ma che differenza volete che faccia? In passato hanno dimostrato di portare avanti un’unica idea di Stato e di comunità che ricorda molto da vicino la tassa sul macinato contro la povera gente e il pareggio di bilancio di Quintino Sella. Giova ricordare, ai disinformati, che a queste politiche seguirono poi vent'anni di drammatica depressione economica.

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