Stoicismo? Anche no…

Pochi lo sanno, ma negli Stati Uniti da diversi mesi è scoppiata una vera e propria mania per la filosofia stoica: libri, conferenze, interviste.

I classici dello stoicismo, come il manuale di Epitteto, fanno bella mostra di sé sugli scaffali delle librerie di San Francisco. Woody Allen ha messo tra parentesi la sua proverbiale ossessione per la psicanalisi ed ha  dedicato alla filosofia le sue ultime produzioni cinematografiche, come nel caso pluripremiato di Irrational man.

Com’è potuto succedere?

Tra l’altro, negli States non si studia(va) molta filosofia, essendo disciplina facoltativa alla high school e non obbligatoria come nel liceo italiano.

Per capire le cause di questa nuova moda pop, è bene andare a individuare bene  quando si impose la filosofia stoica, e cioè in Grecia dopo la caduta delle città-stato e in occasione dell’imperialismo macedone.

Cos’è che affascina di questa filosofia?

Gli stoici ritenevano che l’universo avesse una sua intrinseca razionalità e ordine e che questo logos fosse presente anche dentro noi esseri umani. In altri termini, siamo isomorfi con l’universo, abbiamo la sua stessa forma e seguiamo la sua stessa legge. Una delle conseguenze di questa concezione- non l’unica, ma la più significativa – consiste nel ritenere che tutto ciò che accade non poteva non accadere, perché tutto avviene secondo il logos, una razionalità intrinseca e imperscrutabile.

Tutto sembrerebbe dunque lasciar credere che lo stoicismo fosse un atteggiamento filosofico che porta alla rassegnazione e al cinismo. Questo non è esatto!

Gli stoici, infatti, ritenevano che gli accadimenti non si potessero evitare o modificare, ma il nostro modo di percepirli si.

Detto diversamente, non sono gli eventi in sé a farci stare bene o male, ma il modo in cui noi concettualizziamo l’evento e pensiamo ad esso. Far accadere o non far accadere gli eventi non è necessariamente in nostro potere, ma lo è ciò che pensiamo di essi e, di conseguenza, ciò che proviamo.

Per gli stoici su questo noi umani “abbiamo potere”. Non dunque sugli accadimenti, ma sulle emozioni e sulle passioni. Ed ecco allora che finalmente abbiamo una chiave di lettura del neo-nato fenomeno pop americano. In un periodo storico nel quale un individuo si sente impotente a modificare la realtà e pensa che tutto sia già determinato, non resta che rifugiarsi nel dominio di sè stessi.

Esagerando un pochino, nell’individualismo.

Il periodo storico in cui nacque lo stoicismo confrontato con quello attuale ci consente di suffragare ulteriormente questa analisi. Lo stoicismo si diffuse inizialmente nel periodo ellenistico, prima forma di globalizzazione occidentale. Le falangi macedoni avevano ormai conquistato tutto il mondo eurasiatico, greco e mediorientale e le filosofie stoiche ed epicuree, di matrice greca, si diffusero ovunque.

Il cittadino non si sentiva più un protagonista della vita politica, né ambiva ad esserlo, all’opposto dell’impostazione data dalla precedente egemonia ateniese, basata sul ruolo del cittadino consapevole all’interno della polis. L’imperialismo e il colonialismo prima greco e poi romano, chiusero la porta ai grandi sistemi filosofici basati sugli ideali e aprirono il portone delle filosofie esistenzialistiche, sovente intente a guardarsi l’ombelico.

Vista così, la diffusione un po’ “modaiola” dello stoicismo non deve affatto sorprenderci, specialmente se perseguita con gli scopi onanistici dell’uomo occidentale, oramai refrattario all’idea che il mondo si possa cambiare.

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