Femminicidi in vistoso calo. In vistoso aumento i giornali che ne parlano

Le bufale che girano in internet sono tante, ma ancora non riescono ad eguagliare quelle della stampa e della televisione mainstream. Una di queste, solitamente arricchita di dettagli morbosi durante la stagione estiva, è quella del femmincidio. Termine che sta ad indicare l'omicidio in cui una donna viene uccisa da un uomo per motivi basati sul genere di appartenenza. Il neologismo, coniato dall'antropologa Marcela Lagarde, nacque per motivi molto seri e si diffuse soprattutto a causa della morte in Messico - nella regione di El Paso - di centinaia di donne massacrate solo perchè in condizioni di miseria e di sudditanza economica verso uomini della città di Ciudad Juarez. Per essere ancora più precisi il termine nacque perchè in quella precisa zona del Messico avvenivano uccisioni di donne dalle caratteristiche simili: cameriere od operaie tessili con determinate tipologie fisiche (scure di carnagione e magre) che prima di morire spesso subivano stupri e mutilazioni. Giusto per onorare la memoria di quelle poverette, in Italia abbiamo pensato bene di sminuire il reato di femminicido individuandolo in qualsiasi donna muoia per colpa di un uomo. Non mi stupirei, giunti ad un tale livello di manipolazione mediatica, se a breve annoverassero nel reato di femminicidio anche l'incidente stradale.

Fatta questa doverosa premessa, vediamo come le due fonti principali sul reato di femminicidio in Italia, l'Istat e il Ministero degli Interni, siano obtorto collo costretti a dire nella sostanza la stessa identica cosa: i femminicidi nel nostro Paese sono in calo. E lo sono in tutta Europa. Gli articoli che ne parlano e le trasmissioni dedicate all'argomento, invece, riempioni le edicole ed i palinsesti televisivi.

Nel 2012 ci sono stati 157 casi di femminicidio, nel 2013 sono saliti addirittura a 179. Il numero è però calato fin quasi a dimezzarsi nel 2015 (136 femminicidi) e nel 2016 (116 femminicidi). I dati provvisori per i primi cinque mesi del 2017 parlano di 29 femminicidi. Fin qui il Ministero degli Interni che, giova ricordarlo ai buontemponi della Rete, organizza il lavoro delle prefetture e delle questure. Quindi questi dati non sono un parere personale, ma sono dati provenienti da ISTITUZIONI. Posto che molti contenstano il fatto che non ogni donna morta a causa di un uomo è stata vittima di femmincidio, proprio in virtù di quanto detto sopra.

Nell'ultimo caso riportato dalle cronache, ad esempio, non direi proprio si possa parlare di femmincidio.  Dimitri Fricano ha infatti ucciso la fidanzata Erika Preti durtante le loro vacanze in Sardegna a causa di un violento diverbio scoppiato per la pulizia della casa.

"Lei mi ha rimproverato e insultato. Poi mi ha colpito alla testa con un fermacarte in pietra", e a quel punto Dimitri avrebbe afferrato un coltello e sferrato fendenti contro la ragazza, raggiungendola alla gola.

Ovviamente, se uno si comporta così, la galera è quanto di più logico e salutare ci possa essere, ma non vedo proprio cosa c'entri il genere di appartenenza. Comunque, pur annoverando nella statistica anche questi discutibili casi, i numeri parlano di calo, e di calo vistoso.

Questo sosteneva il ministro Alfano a novembre  2016: «Oggi è la giornata internazionale per il contrasto alla violenza contro le donne e proprio oggi voglio dire che i reati legati alla violenza di genere, nell'ultimo anno, sono calati: dal 15 novembre 2015 al 15 novembre 2016, infatti, sono diminuiti le lesioni (-11%), le percosse (-19%), le minacce (-16%), le violenze sessuali (-13%), i maltrattamenti in famiglia (-6%) e lo stalking – atti persecutori (-11%). Le donne morte per femminicidio sono state 107 (- 3 %) rispetto al medesimo periodo precedente".

Come qualcuno potrebbe notare, i dati sul femminicidio per il 2016 sono contrastanti (forse proprio in virtù di quanto sinora osservato sulla difficile classificabilità del reato), ma in entrambi i casi si parla di calo rispetto al 2015 e al 2014.

In alcuni giornali, in questi giorni, si legge di 50 femminicidi. Siccome luglio sta per finire ed è il settimo mese del calendario, un trend che dovesse continuare in questa direzione porterebbe il dato 2017 sotto i 100 casi di femmincidio, ad ulteriore conferma che questo tipo di comportamento a livello statistico sta andando verso l'estinzione del fenomeno e che qualsiasi discussione sulla questione è volutamente strumentale e politicizzata.

Rimane allora da chiare una cosa: perchè, se i dati dicono una cosa, si vuol farne sapere un'altra?

La spiegazione che fornisco è lapidaria, ed è questa: la società dei consumi ha bisogno del "catastrofismo" per sfuggire alle accuse e ai capi d'imputazione che gli potrebbero essere rivolti. Una volta era il comunismo sovietico, talvolta oggi è il terrorismo, adesso sono "di moda" gli omofobi o gli uomini sessisti. Paventare l'arrivo di un mostro che incombe sulle nostre esistenze è il modo migliore per non avvederci del mostro che da tempo ci è entrato in casa e che ci ha reso suoi servi con gli stessi meccanismi seduttivi della tossicodipendenza e dell'inganno.

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