Fiscal Compact e il rimbalzo del Gatto Morto

Dal Fiscal Compact alla questione dei migranti passando per una riduzione del numero dei vaccini obbligatori. E' evidente che dopo la batosta alle amministrative i partiti di governo stanno cercando un riposizionamento tattico.

Tutte chiacchiere o accadrà  davvero qualcosa?

Mentre sul caso dei migranti il governo potrebbe anche ottenere qualche modifica, se non altro invocando l'omogeneità col resto d'Europa, sul fiscal compact la partita si fa difficile, per non dire epocale.

Ricordiamo bevemente che si tratta di un sinonimo per austerità, quindi non di un cavillo qualsiasi all'interno del mare magnum delle regole europee (tipo la misura delle vongole). Dietro al fiscal compact c'è tutto l'architrave mekelliano, ciò che ha consentito ai tedeschi di fare suplus e ai lavoratori europei in generale di subire contrazioni salariali e precariato diffuso. E' vero che la norma risale al 2012, ma si colloca sulla stessa strada del famigerato Patto di Stabilità del 1997 e ancor prima del "padre di tutte le minchiate": il Trattato di Maastricht.

Schematizzando, il fiscal compact prevede:

– l’inserimento del pareggio di bilancio (cioè un sostanziale equilibrio tra entrate e uscite che in Italia è stato inserito nella Costituzione con una modifica all’articolo 81 approvata nell’aprile del 2012);

– il vincolo dello 0,5 di deficit “strutturale” – quindi non legato a emergenze – rispetto al PIL;

– l’obbligo di mantenere al massimo al 3 per cento il rapporto tra deficit e PIL, già previsto da Maastricht;

– per i paesi con un rapporto tra debito e PIL superiore al 60 per cento previsto da Maastricht, l’obbligo di ridurre il rapporto di almeno 1/20esimo all’anno, per raggiungere quel rapporto considerato “sano” del 60 per cento. In Italia il debito pubblico ha sforato da tempo i 2000 miliardi di euro, intorno al 134 per cento del PIL.

In questo magico prospetto, ecco i partiti che hanno votato per il fiscal compact:

Eppure oggi, a 5 anni di distanza, sto schifo di spesa pubblica comincia a profumare di pulito: «È venuto il momento di dirlo: firmare il Fiscal compact e il pareggio di bilancio in Costituzione è stato un grave errore - ha tuonato ieri il Ministro delle Infrastruttute Graziano del Rio». «Il Fiscal compact non è il Vangelo - ha continuato - è servito alla crescita dell’Italia o della Grecia? La risposta è no. Oggi c’è bisogno di stimolare la crescita aumentando gli investimenti e abbassando la pressione fiscale».

A cosa dobbiamo questa mutazione piddina? Come già detto, c'è del marcio in Danimarca (figuriamoci in Italia), e quindi la prospettiva su cui si muove il governo è di tipo elettorale, ma siccome un pelo di crescita PIL si sta registrando, pare curioso questo voltafaccia proprio ora. Insomma, i biechi scopi elettorali non sono sufficienti a giustificare queste dichiarazioni, nella sostnza ribadite anche dal Premier più europeista che potessimo avere, Matteo Renzi. Il dubio è che questi sappiano qualcosa... qualcosa che in campo finanziario viene chiamato "rimbalzo del gatto morto".

IL RIMBALZO DEL GATTO MORTO

Il rimbalzo del gatto morto, o dead cat bounce, è una frase che circola negli ambienti del trading da diversi anni e fa il verso a un vecchio proverbio "anche un gatto morto rimbalza quando cade da una grande altezza".

I trader utilizzano questa espressione per indicare un rimbalzo tecnico che non interrompe la tendenza ribassista primaria, un rimbalzo che va sempre contestualizzato e che potrebbe anche essere esteso e violento ma sempre frazionale rispetto al movimento che l'ha generato.

Se questa ripresa fosse un rimbalzo del gatto morto, ecco che il posizionamento tattico di Renzi-DelRio si giustificherebbe con l'esigenza di fare spesa pubblica bypassando l'Europa per eviatere una ricaduta nella crisi molto peggiore di quella partita nel 2008.

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