La Cina e la lezione di Vasco da Gama

«Quando la Cina si sveglierà, il mondo tremerà». Si sta avverando in questi giorni la celebre profezia di Napoleone Bonaparte che risale al 1816, quando l'imperatore francese  lesse una relazione di lord Macartney, primo ambasciatore inglese in Cina. Della serie: ve l'avevo detto. Solo che fino a ieri l'altro, il risveglio della Cina era per tutti una mera questione economica. Per tutti tranne che per il Capo del Cremlino Vladimir Putin che infatti ha incontrato il presidente cinese Xi Jinping 13 volte contro un'unica volta di Trump. Perchè tutto questo interesse dei russi per la Cina? Ovvio, per motivi economici, come si è sempre detto: i russi hanno le materie prime, mentre i cinesi producono un sacco di beni, ma hanno bisogno di energia. Et voilà, il gioco è fatto.

Non  c'è solo l'economia però...

E' infatti notizia di questi giorni che la Cina sta per realizzare la sua prima base militare all'estero, ed ha scelto Gibuti, in Africa, per farlo. Ne ha dato notizia La Stampa e poi Repubblica, segno che la cosa è grave, soprattutto per gli Stati Uniti ed i suoi alleati nell'area del Mar Rosso. Gibuti è uno staterello grande come la Toscana con meno di 900.000 abitanti. La posizione strategica sul Corno d’Africa all’imbocco del Mar Rosso ne fa però un Paese chiave dal punto logistico per il controllo dei traffici marittimi tra Asia ed Europa, ma anche per la capacità di proiezione verso l’Oceano Indiano e la Penisola Arabica.

Quindi, se economicamente la Cina negli anni Settanta era un paese del terzo mondo o poco più ed ora ha raggiunto l'Occidente salendo sul podio delle nazioni più riccche e produttive, per agguantare il primato militare non ci vorranno così tanti anni. Americani e russi lo sanno bene e queste ultime notizie stanno clamorosamente smentendo la previsione che vedeva i cinesi indietro di dieci anni rispetto a Russia e Usa in campo militare.

Nel 2017, inftti, Pechino spenderà quasi 150 miliardi di dollari per la difesa (dati SIPRI), con un incremento del 7% rispetto all’anno prima (dove si registrava un identico trend di crescita).  Questa evoluzione guerrafondaia affonda le sue radici nel mandato di Deng Xiaoping, il cattivone che represse coi carri armati le proteste studentesche di Piazza Tienanmen nel 1989.

Nonostante quell'atteggiamento violento e repressivo fosse criticabile sotto tutti i punti di vista, direi che Deng Xioping fece però molto bene a trasformare le forze armate cinesi da guardiane dell'ideologia comunista a strumento geopolitico di proiezione militare. Un processo che continua tutt'oggi con l'attuale premier Xi Jinping. Si può legittimamente parlare di felice intuizione non perchè i cinesi debbano per forza conquistare il mondo, sotto molti punti di vista vediamo bene che non è nelle loro corde (stanno bene a casa loro). Tuttavia, la cultura Zen di risoluzione dei conflitti - che come altre volte ho sottolineato è simile a quella praticata anche da Putin - si basa sull'adattamento, su ricalco e guida, per usare una terminologia cara ai cultori della programmazione neurolinguistica. Detto in altri termini, la Cina si sta adeguando sinuosamente e in modo quasi impercettibile ai posizionamenti strategici degli americani nel mondo. Come nel gioco cinese per eccellenza, il gioco del Go, la «Terra di Mezzo» sta rispondendo colpo su colpo ai tentativi americani di circondare l'Asia e addirittura ora mette i piedi in Africa e lo fa in modo stabile, non solo comprando terreni per la sicurezza alimentare.

Gli americani, e noi occidentali in genere, dal punto di vista militare non siamo mai stati fermi un attimo. L'episodio di Vasco Da Gama del 1502 è emblematico: anche se noto per aver raggiunto le coste dell'India circumnavigando l'Africa, Da Gama dovrebbe essere ricordato soprattutto per aver bombardato Calicut solo perchè si rifiutava di commerciare con gli iberici.  Gli indiani, infatti, da secoli intrattenevano fiorenti commerci con gli arabi e non avevano affatto bisogno delle 4 chincaglierie che Da Gama si portava nei suoi viaggi dal Portogallo. Come rispose Vasco al rifiuto dei sultani di far entrare gli europei nei commerci dell'Oceano Indiano? Bombardando senza pietà navi e città e gettando le basi per il dominio portoghese prima e inglese poi in India. Quest'aspetto della mentalità coloniale noi occidentali non l'abbiamo mai abbandonata del tutto, e gli americani sono i prosecutori di questa "tradizione". I cinesi un po' di storia occidentale la sanno e fanno benissimo a prendersi l'Africa un pezzo dopo l'altro e ad allearsi con i russi. Come diceva Confucio: "l'operaio che vuol fare un buon lavoro, comincia con l'affilare i suoi strumenti".

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