«Le parole che non vi ho detto». Per la regia di Tito Boeri

In queste ore il dibattito sui migranti è molto acceso. Il Governo ha cercato (senza trovarla) una soluzione "europea" al dramma degli sbarchi. Le opposizioni cavalcano il problema e il Presidente dell'Inps, il bocconiano Tito Boeri, getta benzina sul fuoco:

«Gli immigrati - ha spiegato Boeri nella Relazione di accompagnamento al Rapporto annuale - offrono un contributo molto importante al finanziamento del nostro sistema di protezione sociale e questa funzione è destinata a crescere nei prossimi decenni man mano che si riducono le generazioni dei giovani italiani che entrano nel mercato. Compensano, in pratica, il calo delle nascite nel nostro Paese. La chiusura delle frontiere agli extracomunitari significherebbe, a prezzi costanti, 73 miliardi in meno di entrate contributive e 35 miliardi in meno di prestazioni sociali destinate agli immigrati con un saldo netto negativo di 38 miliardi per l’Inps».

Parole di tecnico. Parole di scienziato (anche se, per chi scrive, l'economia NON è affatto una  scienza). Le critiche ricevute - anche da altri tecno-scienziati della contabilità - non sono certo mancate, e sono state molto aspre. Potete immaginarle: "non è vero, Boeri fa solo propaganda" - ha tuonato Ugo Cappellacci di Forza Italia. "Così spaventa la gente e aizza la xenofobia", ha ribadito lo storico ed economista Giulio Sapelli.

Sia chiaro, per quanto si possano girare i dati, Boeri i conti li sa fare ed è l'unico uomo messo li dalla politica che merita di essere ascoltato quando parla. "Le parole che non ci ha detto", però, sono gravi, e determinanti. Se Boeri non le ha pronunciate, allora, proviamo a scriverle noi qui.

Come tutti i bocconiani con le tasche gonfie di soldi, l'autista sotto casa e gli appartamenti di lusso, Boeri non conosce la routine quotidiana, non parla con gli extracomuniari, non ci lavora, non li ha come vicini di casa e, come tale, confonde le cose. Tanti che polemizzano a vuoto sul razzismo soffrono di questa terribile confusione, complice il loro standard di vita o il luogo dove risiedono e le consolidate abitudini che sono causa di nebbia ideologica. Una nebbia sempre più fitta.

Se, infatti, Boeri frequentasse supermercati, facesse la coda alle Poste, timbrasse i biglietti sull'autobus e utilizzasse le ferrovie e la scuola saprebbe o potrebbe intuire una cosa: da diversi anni in Italia non ci sono più gli immigrati, ma i migranti. E no, cari amici, non sono affatto la stessa cosa.

Chi è un immigrato? Un immigrato è un soggetto di nazionlità non-italiana che entra nel nostro Paese perchè ha un progetto in mente di come potrebbe essere la sua vita trasferendosi. Ha saputo da amici o parenti che in Italia stanno cercando determinate figure professionali (dallo stalliere al manager, passando per la badante e il cameriere) e pensa di poter spendere le sue competenze e la sua energia per realizzare quel progetto. Spesso, ha già un contratto di lavoro in tasca. Poi, qualche volta, le cose cambiano: magari incontra l'amore della sua vita o si aprono nuove e diverse opportunità in ambiti completamente diversi da quelli immaginati, ma, per lo più, l'immigrato ha un'idea, ha un progetto.

Il migrante NO!

Al migrante è stata fornita una suggestione, si muove per un sentito dire eterodiretto, cioè non da famigliari o da contatti locali. Non ha, spesso, alcuna competenza da spendere, e parte senza manco sapere cosa sia l'Italia o l'Europa. Una cosa, in linea di massima, però, la sa. Se proviene dall'Africa sa, ad esempio, che un africano vive in media con meno di 2 euro al giorno (vedi qui).  In occidente, invece, egli è venuto a conoscenza che anche solo stando fermo davanti ad un supermercato a chiedere la carità ne guadagnerà almeno il doppio solo sulla base delle monete dimenticate nei carrelli della spesa. Il quintuplo, grazie alla compassione delle persone. Se trova un lavoretto stagionale, questo guadagno è destinato a cinquantuplicarsi. Sarà anche una forzatura, ma è efficace per capirci: se un italiano lavoratore, in media, guadagna 100 euro lordi al giorno, cosa potrebbe pensare se venisse a sapere che, grazie a lavoretti, prestiti di amici che lavorano, questua e mezzucci vari, a Fantasilandia minimo gliene entreranno 600 al giorno? Lasciamo perdere che nel "nuovo mondo" quei soldi gli basteranno si e no per vivere ... è la suggestione eterodiretta che conta, non il progetto di vita. E a chi non ha gli strumenti corretti per informarsi, la suggestione del nostro esempio parlerebbe di 200mila euro annui di entrate.

Qualche tempo fa ho conosciuto una signora in treno che proviene dal Camerun. Stava andando a fare la chemioterapia per un tumore allo stomaco, ma i medici l'hanno rassicurata: se la sarebbe cavata con un 80 per cento di probabilità di sopravvivere. Dopo il racconto, le chiesi: e se fosse rimasta in Camerun? "Sarei sicuramente già morta", è stata la sua candida risposta.

Quindi, da questo punto di vista, le ragioni di molti migranti sono legittime (anche se - giova ricordarlo - i nostri genitori, quando emigravano, non lo facevano per lo standard del welfare state, per l'assistenzialismo ecc, ma, appunto, perchè avevano un progetto molto preciso, tipo costruirsi una bella villetta in Italia, o cose così).

E infatti, pur meritevole di riflessioni,  il problema centrale di tutta la vicenda non è quanto appena descritto, sennò non si capisce per quale motivo la boutade di Tito Boeri sia fuorviante.

Chi vive una vita normale, chi frequenta i migranti perchè ha figli che vanno a scuola con i loro bambini ecc ecc, sa benissimo che queste persone un anno ci sono e l'anno dopo non ci sono più. Loro non hanno alcun progetto in testa e si muovono random, dove sentono dire che "si paga un affitto più basso". I mei figli, ad esempio, entrano in contatto con questi bambini figli di migranti e, appena l'amicizia sta maturando, i genitori fanno cambiare loro la scuola, la città, la Regione, lo Stato. Con quali motivazioni? "Si pagano 30 euro in meno d'affitto"; "mio zio mi ha detto che a Dusseldorf ci sono più mezzi pubblici"; "un manovale in Austria prende di più". Cose sentite con queste orecchie. Come fanno gli zingari, questi nuovi migranti prendono in poche ore tutte le loro cose, e ad un ritmo medio incredibile (ogni 2 anni per mia esperienza) se ne vanno. Faccio un esempio più circoscritto? Nella città dove vivo, in provincia di Treviso, c'era una numerosissima comunità di senegalesi e piuttosto integrata. Celebravano una festa tradizionale che riempiva il palazzetto dello sport, avevano "loro" locali e negozi con forniture tradizionali. Da qualche mese sono scomparsi: i senegalesi stanno andando in Francia, o in Lombardia (dove ci sono comunità senegalesi più grandi). Spesso vanno e vengono dal Senegal: stanno qui in Italia 6 mesi in inverno e l'estate se ne tornano in Senegal. Alcuni(e) interrompono le attività per fare treccine in spiaggia.

I ragazzi figli di migranti sono capacissimi di frequentare il primo anno di scuola primaria in un Comune, il secondo in un altro e così via, fino alle superiori, proprio come facevano i giostrai negli anni Ottanta.

Ora, tutto i bocconiani che hanno rovinato questo paese mi possono raccontare, ma non che i giostrai stanno pagando la pensione ai miei genitori. E così è per i migranti, che sono degli apolidi, non dei cosmopoliti. Non fanno in tempo a maturare affetti, relazioni, professionalità e ad assimilare la nostra cultura. Ricordano gli indiani pellerossa che erano dei "parassiti" dei bisconti, ma senza nemmeno avere quella linearità e regolarità migratoria che i bisonti delle praterie garantivano nei secoli scorsi.

Quindi, con buona pace di Boeri, non ci pagheranno le nostre pensioni.

A dare retta ai tecnicismi contabili dei nostri dirigenti pubblici, e con una battuta su quanto appena deciso in sede europea, verrebbe da dire - in caso contrario - che solo noi italiani avremo le pensioni grazie ai migranti che sbarcano ogni giorno sulle nostre coste. Francesi e austriaci no! Strano, anche perchè in Francia e Austria governa il centrosinistra, mica il fascismo populista... Se Paolo Villaggio fosse ancora vivo e seduto sulla mitica poltrona a sacco, di fronte a Tito  Boeri esclamerebbe sconsolato: "com'è umano lei!"

1 Commento

  1. Complimenti per il post.
    Anch’io ritengo Boeri uno dei pochi bocconiani che valga la pena ascoltare, quando quel che dice esce sui giornali (invero non così frequentemente), perché ho la sensazione che – a differenza dei politici professionisti e degli altri bocconiani che ne hanno imparato la vacua “arte” oratoria – abbia il coraggio intellettuale di dire cose che pensa, anche se poco mainstream e poco funzionali alla “narrazione” cara a chi lo ha messo in quel posto.
    Ed anch’io sono rimasto molto sorpreso della sua ultima sortita che mi pare talmente insulsa che solo un Veltroni infoiato avrebbe potuto concepire.
    Tuttavia, io non credo che abbia sbagliato mira per scarsa o nulla conoscenza del mondo della ggente comune (non è da lui) né che si sia lasciato trascinare da un ragionamento astratto scaturito dai numeri delle tabelle che i suoi collaboratori gli mettono sulla scrivania.
    Secondo me la spiegazione è più banale: ora che l’evidenza dei fatti è diventata insostenibile e tutti si sono rassegnati a dare di fatto ragione a Salvini (anche a “sinistra” dove Minniti ha dato libertà di espressione a chi si è morsicato finora la lingua in nome del buonismo politicamente corretto), il mainstream sorosiano sta sparando le sue ultime cartucce per sfruttare la situazione il più a lungo possibile prima della ritirata e del riposizionamento su un altro fronte.
    Lo ha fatto Boeri obbedendo alla voce del padrone perché non ha nulla da perdere a dire una stupidaggine tanto patente quanto impopolare. I politici sono ormai troppo sotto elezioni per accettare di sostenere una posizione suicida.
    Tutto ciò, comunque, nulla toglie alla efficace e lucida argomentazione del post che ho letto con molto piacere e che condivido appieno.

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