Putin, Kissinger e l’Arte della Guerra

Se c'è una cosa che entusiasma, e talvolta preoccupa, un autore di saggi, è vedere le poprie analisi concretizzarsi in poco tempo e con precisione millimetrica. Meno di sei mesi fa ho dato alle stampe un testo che prendeva in esame i rapporti tra Putin e il Pensiero filosofico. Nella prima parte, dopo aver analizzato il fenomeno Putin sotto un profilo politico e biografico, mi sono concentrato sui rapporti che intercorrono tra le letture di Putin e i grandi pensatori del recente passato, come Hegel e Nietzsche, pur filtrati da alcuni filosofi russi da noi meno conosciuti. Nella seconda parte, invece, mi sono interessato alla strategia utilizzata da Putin in Crimea, in Siria ed in altre circostanze critiche sottolineando le profonde influenze orientali che stanno alla base di molte decisioni tattiche del leader del Cremlino. L'ultimo capitolo, in particolare, offre un parallelo tra le scelte e l'influenza del diplomatico americano Henry Kissinger e quelle di Putin, individuando una serie non banale di punti in comune tra i due strateghi.

Ebbene, poche ore fa, come ha riferito il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, "Il presidente Putin ha incontrato a Mosca Henry Kissinger, sapete che hanno un dialogo confidenziale di lunga data. Kissinger è a Mosca in occasione della sua partecipazione alle prime letture di Primakov che sono iniziate oggi".

Notate quel "sapete che hanno un dialogo confidenziale di lunga data" rivelato da Peskov e in parte trascurato dai commentatori. Cosa significa? Significa che i governi americani, sia quello di Clinton/Obama che - a maggior ragione - quello di Trump, stanno usando Kissinger come consulente per i rapporti con la Russia. Detto diversamente, stiamo assistendo ad un lungo e delicato braccio di ferro tra i due, e la cosa incredibile è che entrambi usano strategie molto simili, vicine all'Arte della Guerra di Sun Tzu e quindi davvero sarà una lotta condotta a lungo ed in punta di fioretto.

Il vantaggio sembra per ora essere di Putin, se è vero che il Presidente non si scomoda per andare lui da Kissinger, ma avviene esattamente l'opposto. Tuttavia, secondo i giornalisti di Sputniknews  e per ammissione dello stesso portavoce russo Peskov, Kissinger non farà ufficialmente da ponte per un incontro di vertice tra Putin e Trump come si era auspicato alla vigilia dell'incontro.

In cosa consiste "il grosso" della strategia di Kissinger, e anche di Putin? Si chiama Cina, ed è il vero ago della bilancia per la geopolica futura, il controllo delle risorse e la sopravvivenza alimentare del pianeta! Altro che Crimea, Siria e i nazisti dell'Illinois che imperversano nel nostro demenziale dibattito europeo. La differenza tra i due volponi, ed a tutto  vantaggio di Putin, come ho avuto modo di sottolienare nel mio libro, consiste nel fatto che mentre Kissinger ha una cultura storica elevatissima, il suo popolo (gli americani) ed il resto dello staff di Donald Trump, no. Sotto questo profilo, il vantaggio per Vladimir Putin e per i cittadini russi in generale, è enorme.

2 Commenti

  1. Io più che commentare l’articolo vorrei commentare il libro, che ho trovato straordinario e ne raccomando la lettura sia ai detrattori che agli ammiratori di Putin. Non si tratta di una biografia ma di un saggio sull’uomo, il politico e lo stratega, per così dire “vissuto dall’interno”. Partendo dalla storia e dalla cultura del popolo russo su cui si sofferma la prima parte, storia e cultura che hanno debiti ma anche profonde differenze rispetto alla cultura europea, in particolare rispetto al valore dato alla coesione sociale, si giunge poi ad analizzare il pensiero e la cultura personale di Putin, che oltre ad avere una profonda conoscenza della storia, si ispira da un lato all’idealismo platonico ed hegeliano nella sua visione valoriale della realtà e dei rapporti sociali, e abbraccia l’ortodossia cristiana tipica della religiosità russa e a cui il popolo è ancora molto legato; con ciò opponendosi nettamente all’individualismo, al materialismo, al consumismo e alla disgregazione sociale che oggi trionfano in Occidente. Vede nella famiglia e nell’amor di patria dei valori da preservare per mantenere l’aggregazione tra i cittadini e il loro riconoscersi nelle istituzioni sociali, politiche e religiose.
    La Russia è un paese immenso per estensione e ha bisogno di una figura carismatica che riesca a tenere insieme tutte le diverse “anime” che ne fanno parte, tra cui 20 milioni di musulmani. Il valore identitario è dunque molto importante. Non è un’impresa da poco essere riuscito ad evitare lo sfascio della federazione russa che era giunta al collasso dopo i 10 anni della sciagurata presidenza Eltsin. Anche per ottenere questo scopo Putin ha regalato un cofanetto contenente tre libri di filosofi russi ai governatori federali in occasione del Natale 2014. Dunque è evidente che il pensiero di Putin ha un solido fondamento filosofico che cerca di istillare anche nei suoi collaboratori.
    Sul piano strategico invece Putin si è sempre ispirato allo Zen e a Sun Tzu, il von Klausewitz taoista, che ha una visione completamente opposta. Non per niente Putin è un abilissimo judoka e come è noto il judo usa la forza dell’avversario proprio in modo da farlo soccombere. Anche in questo campo la differenza con la politica militare dell’Occidente non potrebbe essere più diversa. Con un’eccezione, Kissinger. Che però non sembra essere riuscito finora a influenzare granché la tendenza ossessiva all’attacco diretto della NATO e dei presidenti USA.
    Per concludere, Putin torreggia come unico vero statista nel senso più completo del termine, nell’universo politico odierno in cui la pochezza e la mancanza di visione regnano più o meno in gran parte degli stati e delle istituzioni nazionali e internazionali.
    Complimenti all’autore per la concezione singolare del libro.

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*