La Democrazia della Mia e della Tua Fantasia

Ma come mai mostri simpatia verso dittatori e uomini soli al comando? Non sono una iattura della storia? Mi sento sempre più spesso rivolgere questa domanda da quando ho scritto un libro dedicato al Pensiero di Putin, ma anche da quando il più noto sito di controinformazione online, ComeDonChisciotte, ha pubblicato un articolo a mia firma sugli armamenti di Kim Jon-Un. Tralascio l’analisi sui dittatori e rispondo, spero una volta per tutte, sulla questione della democrazia.

Come Luciano Canfora, sono vivo e vegeto ed ho studiato il greco

Qualche giorno fa il quotidiano repubblica ha fatto una gaffe difficile da perdonare: ha annunciato la morte del direttore d’orchestra Bruno Canfora accompagnando la notizia con l’immagine del filologo e classicista Luciano Canfora. Un caso di quasi omonimia che mi ha fatto venire in mente le preziose lezioni del Professor Canfora, quello per fortuna vivo e vegeto, esperto sul tema della democrazia. Siccome stiamo parlando del più grande filologo italiano e (forse) del mondo, direi che ogni tanto i soloni che bazzicano i social potrebbero anche disturbarsi a leggere qualche libro, invece che rompere i santissimi a chi i libri li legge per lavoro e passione. Oppure, se non c’è tempo o risulta noiosa e complicata la lettura delle opere di filologia, nel caso di Canfora basterebbe anche qualche videoconferenza depositata su youtube.

Sul termine democrazia – afferma infatti Canfora - si è equivocato e si continua ad equivocare molto. La parola è greca e nasce COME PAROLA DI COMBATTIMENTO, composta da 2 termini. Demo è una parte della comunità, quella meno ricca e distinta dagli aristocratici. Ma soprattutto, nella sua derivazione Attica, la parola demo indicava una comunità locale che, coscientemente, credeva nel potere popolare. Insisto molto sulla parola “cosciente” perché fa capire come nel momento più alto della democrazia antica (quella che ha coniato la parola) ciò significasse che il demo era una comunità locale (nel senso che occupava uno spazio circoscritto e ben individuato) e che i suoi membri esercitavano il potere partecipando a delle riunioni chiamate assemblee.

Semplificando un pochino, ma neanche tanto, l’esaltante democrazia che i critici di Gheddafi o di Kim o di Assad o di Pincopallo portano ad esempio non ha NULLA a che vedere con quello che i greci intendevano, perché i greci intendevano una comunità di persone COSCIENTI, e quindi consapevoli e preparate, che si conoscevano e che si riunivano per prendere decisioni di tipo legislativo. Oggi in Italia, in Francia, in Usa e in quasi tutti i Paesi del cosiddetto occidente non c’è nulla di tutto questo. Le decisioni vengono prese (si fa per dire…) da un’assemblea nominata dal popolo secondo complicatissimi sistemi di voto. Quindi, in questi paesi, nessun cittadino, cioè nessun popolo, decide nulla, ma semplicemente delega persone che nemmeno conosce personalmente a prendere delle decisioni. Sostenere che le nostre sono democrazie, sarebbe come sostenere che ogni uomo che sceglie un idraulico per riparare il rubinetto è egli stesso un idraulico, per il solo fatto di aver operato la scelta di telefonare ad un idraulico e di averlo chiamato in casa.

Cratos compone la seconda parte dell’espressione democrazia ed è parola ancora più inquietante perché implica dominio e violenza, cioè un esercizio pratico di una prevalenza. Cratos nasce da parte dei nemici dei democratici antichi. Detto diversamente, chi odiava il sistema democratico diceva che era cratos, cioè violenza e prevaricazione, e solo dopo, col tempo, ha assunto il connotato positivo di autorità.

Posto che ci sono vari modelli possibili di democrazia, e non solo in Grecia, certamente si trattava di un’assemblea di aventi diritto che prendeva delle decisioni. Per essere presenti a questa assemblea non occorreva essere votati, ma occorreva dimostrare di aver fatto cose molto significative per la collettività, come nel caso dei combattenti. Chi aveva combattuto per la città, infatti, partecipava di diritto all’assemblea. Anche un soldato umile poteva contestare il re, in questo tipo di riunione. Celebre l’aneddoto citato da Omero del milite Tersite che inveisce contro Agamennone, che era il Re, nell’Iliade.

Nell’Atene classica questa possibilità di partecipare alle decisioni collettive poi si amplia: non solo chi si arma a sue spese, ma anche chi manovra le navi diventerà “cittadino”. Mano a mano che nella storia greca si capisce l’importanza dei vari ruoli collettivi, la democrazia si allarga e quindi anche il ruolo del cittadino.

Quindi, NON BASTA, tirar fuori la storia di una democrazia diretta (antica) e di quella rappresentativa (democrazia moderna). Questa è infatti solo la superficie di tutta la questione. La democrazia si è evoluta nel mondo antico non solo perché si è poi allargata la base dei cittadini secondo il percorso sommariamente indicato poco sopra: militari, navigatori, artigiani, ecc. ecc. Ma il gruppo sociale che faceva più pressione politica era costituito da persone capaci, cioè da persone che godevano di una determinata credibilità perché avevano un certo ruolo nella società e si davano da fare. Qualche studioso, e preciso NON Luciano Canfora, ha rigirato la frittata facendo riferimento ai ricchi, che erano cittadini in grado di influenzare le decisioni più dei cittadini nullatenenti. La conclusione di questa impostazione liberale era ovviamente che per essere liberi bisognava lasciar fare ai ricchi intesi come sale della democrazia. Ciò è fuorviante e, soprattutto, storicamente sbagliato e non ci consentirebbe di capire il successo “democratico” di cittadini come Socrate che erano tutto, tranne che ricchi.

E’ il sistema democratico attuale, semmai, quello rappresentativo, che è quello dei ricchi, che agiscono in retrospettiva e contano molto di più nella determinazione delle decisioni finali. E’ impossibile diventare Presidente degli Stati Uniti, ad esempio, senza essere milionari!

Lo ripeto? E’ … I-M-P-O-S-S-I-B-I-L-E!!!

Ed è anche opportuno forse aggiungere che il Presidente degli stati Uniti, inteso come l’uomo più potente del mondo, influenza in modo radicale tutte le altre democrazie occidentali che stanno con gli Usa in un rapporto Impero-Colonie.

Dunque, a mio modo di vedere la questione democrazia, anche e soprattutto alla luce di quel che sostiene il più importante luminare sul tema, Luciano Canfora, è largamente fuorviante sostenere che, ad esempio, Orban o Putin sono dittatori e non sono democratici perché in quei paesi il Parlamento conta poco. Quegli uomini, infatti, sono esecutori di volontà popolari molto più dei nostri, che di fatto dipendono da un Paralmento composto da una infinitesima minoranza di cittadini privilegiati: i parlamentari. Nel nostro sistema democratico, senza guardare a quelli altri, vige un sistema di partiti organizzati economicamente che candidano all’assemblea parlamentare chi vogliono loro, con un sistema talmente autoreferenziale da far invidia al Senato romando di 2000 anni or sono.

Un unico esempio a chiusura di questo ragionamento: allo stato attuale il Capo del governo è un nobile, Gentiloni, parente prossimo di un Duca che governava il Paese all’inizio del secolo scorso con un individuo, tale Giovanni Giolitti, che a sua volta governava il Paese da oltre 15 anni e che veniva di continuo nominato Presidente del Consiglio dal Parlamento eletto da una ristretta minoranza di italiani. Giolitti fu presidente per 5 volte e con il famoso “Patto Gentiloni” divenne capo di una coalizione che aprirà la strada all’entrata in guerra dell’Italia, causando centinaia di migliaia di morti tra le fila di un popolo stremato che quella inutile strage proprio non la voleva.

100 anni fa governavano in Italia un liberale ed un’assemblea ristrettissima di ricchi privilegiati e governano oggi l’Italia un liberale e un minuscolo Parlamento eterodiretto da potenze straniere…

Oggi NON legiferano cittadini consapevoli né in maniera diretta né in maniera indiretta (conoscevate Gentiloni PRIMA delle elezioni?).

Chi, oggi, crede di vivere in una democrazia e di essere per questo migliore di un venezuelano, di un russo o di un coreano o è un assoluto imbecille, oppure è in forte malafede.

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