Con la filosofia si fanno i soldi (se è quella giusta…)

Ha destato non poco stupore l’articolo a firma Antonella Bonavoglia a qualche giorno dalla sua pubblicazione sul Sole24ore. Con sgomento degli scientisti che infestano questo Paese e della ciurma di pantagruelici ignoranti che naviga su Internet, la tesi che la filosofia possa essere la professione del futuro ha provocato convulsioni isteriche, grida d’allarme e polemiche risentite dei tanti imitatori-filosofi che da anni scrivono libri di filosofia al solo scopo di delegittimarla, in uno stile che riprende quello del Geometra Piergiorgio Odifreddi.

Per dire la verità fino in fondo, la tesi sostenuta è di una ovvietà sconcertante e tutti quelli che hanno minimamente compreso il senso della disciplina filosofica sanno benissimo che lo studio degli autori di filosofia permette una elasticità e una capacità d’apprendimento irraggiungibili da chi non ha dimestichezza con questa disciplina. Visto che si parla tanto di scienza e di sapere esatti, sono ora finalmente numerosi gli studi “specialistici” che confermano quello che gli appassionati già sapevano, specialmente per l’apprendimento dei bambini, tant’è che puntualmente, da qualche anno, si ripetono gli appelli ad estendere lo studio della filosofia anche alla scuola secondaria di primo grado e alla primaria. Ben prima che Antonella Bonavoglia mettesse nero su bianco la sua analisi, il sottoscritto ha pubblicato sulla piattaforma commerciale di amazon un approfondimento leggero dal titolo: A cosa serve la Filosofia, che (complice il costo simbolico) è stata già visionata da centinaia di lettori.

A COSA SERVE LA FILOSOFIA

Eppure, se chiediamo a chi è appena uscito da un liceo, o anche a chi l’ha studiata per costrizione scolastica prima di accedere al mondo del lavoro, non avremo pareri sempre così favorevoli. Molti mettono filosofia nel calderone di ginnastica (ehm, scienze motorie) o di religione, affermando che “non serve a nulla”. Perché accade questo?

Il motivo, anche stavolta, è banale, ma nemmeno la studiosa del famoso e criticato articolo ha dato una risposta. Ciò accade perché da un lato la filosofia tende a negare valore al concetto di utilità, preferendole nettamente concetti come libertà, ragione, verità. In secondo luogo, le competenze che la filosofia fornisce non emergono subito e, quando emergono, si tende a confondere le capacità acquisite attribuendone il merito ad “altro”, come l’esperienza o la fortuna. Ecco quindi che un ingegnere che ha fatto filosofia, in media, sa escogitare strategie o parlare in pubblico, capire e farsi capire molto meglio dei colleghi ingegneri che filosofia non l’hanno mai studiata, ma “quell’ingegnere filosofo”, difficilmente attribuirà il suo vantaggio alla filosofia, preferendo alludere al dna della stirpe, alla lungimiranza aziendale, alla mamma o al surf…

Tornando all’analisi del Sole (dove comunque da anni scrive il filosofo Domenico Massarenti), il punto centrale rimane comunque il lavoro:

“se molte delle professioni attuali saranno sostituite dalla tecnologia e dalla robotica (secondo la previsione che nel 2013 è stata effettuata da un gruppo di economisti della Oxford University più della metà dei lavori nei prossimi 20 anni), quello che distingue l’uomo dai computer sarà il vero valore aggiunto, anche nelle professioni del futuro. Per questo, ai lavori di domani, sarà richiesto di spaziare su più campi, di riuscire a mettere insieme più competenze e saperi. E, a sorpresa, un aiuto potrebbe arrivare, già nelle scuole, dalla filosofia. Come hanno deciso di fare in Irlanda.

La domanda da porsi è quindi come deve cambiare l’istruzione in previsione futura e cosa serve davvero ai ragazzi e alle ragazze di oggi, per diventare gli uomini e le donne di domani. In Irlanda il presidente della Repubblica, Michael Higgins, ha risposto decidendo di introdurre la filosofia come materia di studio già dai dodici anni d’età. Pare che l’iniziativa sia nata dopo un dibattito sul tema della perdita di posti di lavoro e dei cambiamenti in atto nella società irlandese. Così, dallo scorso settembre, la filosofia, in Irlanda, entra a far parte dell’elenco delle materie “irrinunciabili”. E già è in discussione la sua introduzione nelle scuole elementari.”

Naturalmente, in Italia, non vedremo mai nulla del genere, perché siamo europei solo quando si tratta di tagliare e mai quando si tratta di assumere, ma è almeno un segnale.

Al di là dell’insegnamento e della pedagogia, comunque, chi si accinge a leggere di filosofia dovrebbe sempre tener presente la forte propensione a discutere, spiegare ed abbattere i miti, tipico del pensiero filosofico, fin dall’alba della sua diffusione in Grecia. Ne sanno qualcosa uomini del calibro di Henry Kissinger, fondatore della più importante società americana di analisi strategiche, e Vladimir Putin, che secondo Forbes è l’uomo più potente del mondo del 2017. Cos’hanno in comune questi due uomini, di generazione, ideologia e appartenenza etnica così diverse? Entrambi hanno guidato e guidano le sorti di milioni di individui lavorando sullo scacchiere internazionali da diversi lustri, ma, soprattutto, sono dichiaratamente dei divoratori di libri di filosofia. Sul caso Putin, nei mesi scorsi ho anche dedicato un libro di 150 pagine («Putin e la Filosofia»).

Bello, comunque, vedere che l’utilità dello studio della filosofia sta emergendo con sempre maggior forza, dopo anni di silenzio, incomprensioni e boicottaggi vari.

3 Commenti

  1. Questa è una splendida notizia! Complimenti al presidente Higgins: i ragazzi irlandesi si distingueranno e saranno i futuri strateghi per una società irlandese in salute per qualità di vita oltre che per econoia.

  2. Nella scuola di oggi si insegna letteratura, in particolare i grandi scrittori e poeti.
    Gli scrittori, come tutti gli artisti, non brillano necessariamente per le proprie idee, bensì nella loro capacità di comunicarle, insieme ai propri sentimenti ed emozioni (spesso disturbati).
    Però, per ovvia incapacità dei docenti, non si studia mai la loro meravigliosa capacità espressiva bensì si studia il loro PENSIERO, in abbinamento alle correnti di pensiero della loro epoca.
    Se una scuola deve insegnare a pensare, ben venga lo studio di coloro che al pensiero hanno dedicato la vita, e ben venga lo studio di poeti, scrittori, ma anche pittori, musicisti ecc. per educare ad esprimersi.

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