Cosa fanno stasera su Gay Uno?

Non me n'era mai importato granchè della questione omosessuale finchè non ho compreso che stava diventando il punto numero uno dell'agenda politica del mondo occidentale. I motivi sono arcinoti: distrarre le masse dalla soppressione del welfare, indebolire la famiglia come istituzione  privilegiata di affetto e protezione sociale, allargare i consumi di individui convinti che qualsiasi desiderio si debba realizzare ad ogni costi, anche se la sua soddisfazione ne innesca immediatamente altri di più frustranti e depressivi. In questi ultimi tempi, tuttavia, la Rai ha davvero esegerato, fino a rasentare il grottesco. Non bastavano i canali privati del digitale terrestre a mostrarci quanto  sia felice la vita dei gay, ora anche i canali del servizio pubblico hanno deciso di bombardarci con trasmissioni di approfondimento e fiction sui gay. Evidentemente i dati del 2011 - nemmeno 8mila coppie dello stesso sesso censite dall'Istat - terrorizzano l'establishment: "ma come, devono essersi chiesti, la comunità lgbt conta solo 4 gatti, come facciamo? Dobbiamo invogliarli, mostrare ai telespettatori che è una cosa bellissima"

Nell’ultima puntata di Superquark su Gay Uno, il conduttore neopositivista Piero Angela ha raccontato il tema del transgenderismo e della disforia di genere. E fin qui siamo alla divulgazione documentaristica. Dal 4 luglio Rai Due ha però rincarato la dose. Con i soldi di tutti i contribuenti italiani, che al 90 per cento non sono gay secondo le statistiche ufficiali, è andata in onda Adesso si, trasmissione in cui quattro coppie omosessuali raccontano la propria scelta di unirsi civilmente. Tuttavia, Gay Due è arrivata tardi. Ancora nell'autunno 2016 Gay Tre aveva anticipato tutti con l'originalissimo "Stato Civile", programma in onda ogni mercoledi sempre sull'avvincente e interessantissimo tema delle persone dello stesso sesso che coronano il loro sogno di vivere assieme (nonostante lo facessero anche prima). Ora lancio una sfida ai lettori: trovatemi un film degli utlimi due anni della commedia italiana dove non ci siano tra i protagonisti divorziati e/o separati. Direi che ormai è un must del nostro cinema, eppure il dato istat sui divorzi parla di un 10 per cento. Insomma, anche nel caso dei divorzi stiamo parlando di una minoranza. Come mai, allora, se ne parla continuamente facendo vedere che separarsi è una cosa "cool"? La mia esperienza di insegnante è che i figli dei seprati soffrono e ci sono autentiche tragedie, eppure Alessandro Gassman è sempre bello allegro e sempre rigorosamente divorziato in tutti i film che ha fatto negli utlimi tempi.

La risposta è semplice, banale e disarmante: perchè è quello che vogliono che noi facciamo! Disinibizione sessuale totale senza regole e disgregazione della famiglia; individui soli interessati esclusivamente a consumare ciondolando - possibilmente con al guinzaglio un cane - da un centro commerciale ad un altro fino alla fine dei nostri giorni in qualche ospizio per disgraziati. Comunque, c'è una nota positiva in tutto questo. Forse, un bel giorno, dedicheranno trasmissioni in chiaro e sui canali nazionali ad ogni gusto sessuale. A quando un documentario di Piero Angela sulla tette giganti?

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