Il Giappone in ripresa. In discussione la virilità di molti economisti nostrani

Secondo quelli di medicinaonline.co, i giapponesi (con i coreani e gli indiani) avrebbero un pene la cui lunghezza è sotto la media mondiale. Il loro pene eretto arriva al massimo a 11,66 cm, mentre i record “in positivo” appartengono ad alcuni stati sudamericani e africani. Credo sia probabilmente questo il motivo per il quale gli economisti di scuola austriaca e della scuola di Chicago non sentono grandi fastidi al deretano. Eppure i giapponesi in questi anni hanno dimostrato con risultati incontrovertibili che le teorie economiche che fanno capo a Von Mises e Milton Friedman sono errate ed i loro seguaci la stanno prendendo in quel posto in modo molto deciso.

E’ infatti di queste ore la clamorosa notizia che l’abenomics, cioè l’economia che prende il nome dal leader Shinzo Abe, stia registrando una crescita del Pil del 4 per cento. In realtà, come ormai sanno anche i sassi, l’abenomics è un tipo di economia che ricalca le teorie di John Maynard Keynes. Per questo, anche se potrà sembrare poco elegante, è senz’altro realistico sostenere che i nipponici stanno sodomizzando brutalmente tutti i princìpi difesi dagli economisti neoliberisti: quelli blasonati e accademici, ma direi soprattutto quelli che infestano il web con i loro slogan ottocenteschi sulla bellezza del mercato, da Michele Boldrin passando per Scacciavillani.

Nel caso del Giappone insomma, si potrebbe continuare con questa linea di ragionamento affermando che “le dimensioni non contano”. Ma solo in campo sessuale… i numeri macroeconomici del Giappone sono infatti impressionanti (riprendo la fonte neutra ansa.it per non attingere a fonti più di parte):

Nel secondo trimestre 2017 con una crescita congiunturale dell'1% e del 4% su base annualizzata (la più alta dal 2006) l’economia giapponese ha spiazzato tutte le previsioni sulla spinta del consumi privati saliti dello 0,9%. Le spese societarie, ha reso noto l'Ufficio di Gabinetto, salgono per l'ottavo trimestre di fila con un +2,4%, mentre gli investimenti pubblici del +5,1% in scia al pacchetto di stimoli all'economia voluti dal governo. L'export scivola per la prima volta in 4 trimestre dello 0,5%, mentre l'import cresce dell'1,4%.

La crescita trimestrale registrata in Giappone ad aprile-giugno dell'1%, che segue la revisione al rialzo di gennaio-marzo allo 0,4% (da +0,3%), batte le attese degli analisti di +0,6% e rappresenta l'aumento più ampio dal primo trimestre del 2015. Su base annualizzata il +4%, dopo l'1,5% ricalcolato all'insù (da +1%) dei primi tre mesi del 2017, supera le stime di +2,5%. I dati rimarcano l'importanza del peso dei consumi interni nella formazione del Pil: la domanda interna sale dell'1,3% e ha più che compensato la frenata della domanda asiatica. I consumi privati, che pesano per circa il 60% sul Prodotto interno lordo, sale dello 0,9%, allungando a sei trimestri di fila la crescita, grazie agli acquisti di beni durevoli come autovetture e condizionatori d'aria. Gli investimenti privati residenziali si attestano a +1,5%, mentre quelli non residenziali a +2,4%. La domanda pubblica, che è un'altra componente della domanda domestica, sale dell'1,3%.

Al di là dei freddi numeri e del calcolo del Pil, anche durante la lunga stagnazione patita dal Giappone prima della keynesiana abenomics i nipponici affrontarono la crisi senza lasciare nessun connazionale da solo. Quando le fabbriche di automobili licenziavano, lo stato giapponese faceva da ammortizzatore, spesso dando esso stesso lavoro da svolgere nei tanti settori legati alla manutenzione o alle infrastrutture. Una comunità solidale, quella giapponese, che non si è fatta fregare dalle INESISTENTI leggi pseudoscientifiche del mercato.

Domanda: perché allora gli economisti neoliberisti non vogliono un allargamento delle politiche autenticamente keynesiane anche in Europa e negli Stati Uniti? Per non ammettere di essersi sbagliati? Per non rinnegare i loro studi ed i loro fuorvianti papers in lingua inglese?

Io, sul punto, ho una mia teoria. I membri virili, in Europa ed America sono decisamente più consistenti di quelli nipponici. Pensate solo a cosa potrebbe accadrebbe a quegli economisti se l’abenomics venisse adottata da noi, o addirittura in Senegal o nel Congo, ad esempio. Sarebbero grossi dolori e vogliono semplicemente evitarseli.

1 Commento

  1. Ahahah, sei più spassoso di Michele, che fa veramente ridere, peccato che tanto quasi nessuno capisce, chi capisce fa spallucce, chi potrebbe capire si disinteressa. Però spassoso.

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