In America ti pagano per protestare contro Trump

Succede solo in #America - Se solo penso a tutte le manifestazioni di piazza a cui ho partecipato senza ricevere il becco di un quattrino mi vien su una rabbia.. Eppure la cosa è fattibile, e in America pare sia stata realizzzata tramite annuncio di lavoro rivolto ad attori diposti a manifestare a pagamento. C'è chi parla di fake news e non c'è modo di avere certezza che la notizia non sia stata divulgata ad arte, ma finora nessuno si è scandalizzato più di tanto per l'uscita della notizia e non siamo di certo in campagna elettorale per un posto da Presidente della Repubblica. Dunque, la notizia è piuttosto credibile. L'ha appena twittata il giovane attivista repubblicano Charlie Kirck.

Per inciso, val la pena di ricordare che Charlie Kirck è il fondatore e direttore esecutivo del Turning Point USA, un movimento nazionale studentesco molto noto e presente sui più grandi media nazionali. Kirck è  un iperliberista a favore del libero mercato e, solo in quanto tale, sinceramente, poco affidabile. Ma l'immagine che accompagna il teeeet è piuttosto chiara: si tratta infatti dello screenning di un annuncio di Craiglist, il più famoso portale di ricerca lavoro d'America, una specie di Qui c'è d'Oltreoceano.

Secono l'annuncio, si potevano guadagnare 50 dollari per protestare al Centro Convegni di Phoenix, in Arizona, contro il Presidente Trump in visita poche ore fa.

Se fosse vero che alcuni manifestanti hanno partecipato con queste modalità (cioè come figuranti di un film) forse non è stato per loro un grande affare, nonostante i 50 dollaroni. Poche ore fa, infatti, la Cnn ha annunciato che contro i manifestanti sono stati usati lacrimogeni e che gli elicotteri hanno circondato l'area. La tensione in Usa è altissima, specialmente dopo la marcia dei suprematisti bianchi in Virginia e la fuoriuscita di queste notizie non fa che confermarlo. Il punto però è un altro: che credibilità può avere ormai questo Paese?

L'altra sera mi sono guardato il film Wilson, per la regia di Daniel Clowes, dove il protagonista è uno strambo e solitario cinquantenne in cerca perenne di una felicità che però non arriva mai. A far partire l'amara commedia è la morte del padre e la necessità di partecipare alle esequie dall'altra parte degli Stati Uniti. Dopo il funerale, in una scena molto impressionante, Wilson va a ritirare tutto ciò che possedeva il padre, presentato nella pellicola come un medioborghese qualunque. Avete presente quei garage che fanno vedere su Dmax o su Cielo, dove pittoreschi rigattieri si contendono dei garages strapieni di cose vecchie da prezzare e rivendere? Ecco, era uno di quei garage. Wison apre la saracinesca e si vedono le stesse cose che si vedono nei reality dei canali tematici appena menzionati. Questa  è la vita dell'americano medio, quello che non vive a NYT o a Beverly Hills. Quando muore, se non aveva riscattato la casa e, come spesso ascade viveva in affitto, gli prendono tutte le sue cose e le ammassano alla rinfusa in un garage a schiera. I figli hanno un tot di tempo per prenderle e svuotare il garage, o buttarle via. Tra un lavoro precario e un altro, per 50 bigliettoni di carta verdi, possono anche essere scritturati per protestare contro il presidente del loro Pase.

Wow... che brio...

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