Soros che punta sul crollo della Borsa e bla bla bla

Siamo alle solite. Anche in queste ore, esattamente come un anno fa, più o meno stesso periodo, fioccano nella blogosfera decine di articoli sul magnate americano di origini ungheresi, George Soros, che starebbe puntando sul crollo di Wall Street. Soros è noto per tante cose: longa manus delle ONG che fanno business con le minoranze in tutto il mondo, speculatore senza scrupoli che ha appoggiato i nazisti ucraini durante il colpo di stato del 2014, principale artefice della caduta della lira e della sterlina nei primi anni Novanta. E’ tutto agli atti, niente di nuovo sotto il sole, ma sarà vero che oggi (come nel 2016), il vecchio scommette sul ribasso della borsa?

Prima e doverosa considerazione: le fonti di tutte le principali testate giornalistiche specializzate in economia confermano che è vero, e che il Soros Fund Management ha acquistato opzioni al ribasso sulla borsa Usa per 1,8 miliardi di dollari (1,52 miliardi di euro). Nel dettaglio, gli short interesserebbero:

- S&P 500, rappresentativo delle società con azioni a larga capitalizzazione

- Russel 2000, rappresentativo delle società a piccola capitalizzazione Usa

- Nasdaq, rappresentativo delle azioni tecnologiche. (fonte: segretibancari.com)

Secondo la Cnbc, il magnate "prosegue dal 2016 la strategia di scommettere contro la borsa, con operazioni che finora non sono andate a buon fine considerando l’andamento".

Sia chiaro subito a tutti che l'investimento di Soros, come quello di altri guru finanziari più volte segnalati, non è affatto una garanzia di successo. Il fatto che egli sia un miliardario bravo nel trading non offre alcuna sicurezza. Il denaro, infatti, si sposta a seconda delle emozioni degli attori in gioco e le decisioni delle Banche Centrali possono orientare le scelte degli investitori più delle logiche di mercato. Quindi non è tanto interessante sapere se Soros indovinerà o meno questo investimento. In fondo, anche qualche anno fa aveva fatto di tutto per affossare l'euro e non ci riuscì. La domanda che dobbiamo porci è invece: PERCHE' da quasi due anni Soros crede nello scoppio di una bolla? Quali sono le analisi che lo inducono a pensare ciò?

Ogni sito di informazione finanziaria in questi giorni si sbilancia a dire la sua, e allora lo facciamo anche noi che ne capiamo di più:

LE MOTIVAZIONI CHE SPAVENTANO

I GRAFICI. I grafici degli indici azionari iniziano a dare qualche segno di cedimento. In altre parole, sono entrati in una fase di lateralizzazione (cioè, i prezzi delle società, in media, non vanno tanto in su e non vanno tanto in giù: dopo anni di forti impennate potrebbe sembrare un segnale di logoramento)

NO GUERRA. Spero che a nessuno venga il mal di stomaco a seguire questa mia linea di ragionamento, ma gli americani non sembrano più riuscire a risolvere le loro contraddizioni economiche con una guerra in stile "tana libera tutti". Sarà Internet che sensibilizza e denuncia? Sarà Putin? Sarà la musica che gira intorno? Non ne ho idea, ma di fatto né l'ultimo Obama né il primo Trump stanno facendo una bella guerra. I mercati potrebbero non reggere una simile novità.

MA SOPRATTUTTO ... il debito di milioni di privati cittadini. Per anni hanno raccontato che il problema delle nazioni sono i debiti pubblici (che invece sono solo trucchi contabili) allo scopo di nascondere sotto il tappeto che i guai arrivano tutti dai debiti privati. Avendo scelto di concorrere tramite precariato e salari miserabili, ora negli Stati Uniti milioni di persone si trovano senza depositi bancari di risparmio privato sufficienti a reggere pochi mesi di eventuale disoccupazione. Come ha appena segnalato correntemente Paolo Rebuffo di Rischio Calcolato, le scorte di automobili sono ai massimi storici e le vendite in stallo. Per far fronte a questo problema enorme dell'economia americana, sono partiti incentivi bassati sulla concessione di prestiti. Anche qui da noi, in Italia, i venditori dei concessionari insistono molto sulla pubblicizzazione delle forme di finanziamento per l'acquisto dell'auto, e lo fanno anche se l'acquirente esprime la sua volontà di pagare "tutto e subito". Ma c'è una differenza enorme, tra Stati Uniti ed Europa su questo punto, in particolare tra Stati Uniti e Italia: mentre il consumatore italiano che compra l'auto tramite finanziamento nella stragrande maggioranza dei casi può sempre ripagare il debito, anche nel caso in cui perde il lavoro grazie al surplus di risparmio che ha incamerato (immobili, conti, ecc. ecc), il consumatore medio americano no. Il consumatore medio americano ha lauti stipendi rispetto a quello italiano, ma non possiede quasi nulla.

Quello che stiamo raccontando ha un precedente illustre, la crisi dei mutui subprime, che nel 2008 mise in ginocchio gli Stati Uniti. In quell'occasione, per salvarsi, gli americani furono bravi ad inventarsi il QE rovesciando la crisi addosso al welfare europeo, ma ora che la leva del tasso d'interesse non a più spaio di manovra?

Forse sarà il caldo agostano che non molla la presa, ma per una volta siamo d'accordo con Eugenio Benetazzo, che illustra la situazione in un video di 8 minuti: MERCATI FINANZIARI PIU' VULNERABILI

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