Cosa vogliono i Generali che tengono Trump in ostaggio

I militari in America non sono uno strumento della politica, come sarebbe nel profilo di una democrazia, ma sono essi stessi dei politici, nel senso che hanno delle finalità politiche esplicite. Sono attori politici a tutti gli effetti. Ecco perchè quando si parla di potere, continuare a puntare i riflettori su Wall Street è fuorviante. Il partito trasversale alla destra e alla sinistra che guida gli Stati Uniti – i famosi neocon – non sono solo i banchieri di Goldman Sachs, ma sono anche e soprattutto generali. Mentre in Europa, per lo più, il generale è una figura di alto prestigio, ma scarsamente operativo, in America il generale è in primo luogo un manager, un uomo d’affari che opera sul campo e la sua lobby di riferimento ha a che fare con le più alte tecnologie del pianeta. Internet, che è la tecnologia che state usando per leggermi, viene dal mondo militare americano ed è oggi il business del millenio; per non parlare di droni, scudi antimissile, testate nucleari, intelligenza artificiale, cibernetica e chi più ne ha più ne metta. Dunque, anche se il Presidente americano Donald Trump è un ricco palazzinaro newyorchese, il suo “cerchio magico” è composto interamente da generali delle forze armate americane.

Per il Dipartimento della Difesa, l’America vanta 686 basi in 74 paesi nel mondo, 179 solo in Germania e 109 in Giappone. Solo all’estero, quindi depurato il dato dei militari che lavorano entro i propri confini, gli States pagano lo stipendio a 270mila militari. Detta diversamente, la Difesa americana è il primo datore di lavoro del mondo (altro che i forestali in Sicilia).

Attualmente, le pressioni fatte dalle lobby a Trump hanno portato alla Casa Bianca 3 ufficiali:  John Kelly, James Mattis e Herbert Raymond McMaster. Non succedeva dai tempi della Guerra in Vietnam, sotto Nixon.

A quanto pare non vogliono bonus o aumenti di stipendio da parte del governo. In media, un generale degli Stati Uniti è pagato meno di un generale italiano, che può arrivare a cifre demenziali, tipo 15mila euro al mese, al netto di benefit. In qualche articolo di giornale risalente a 4 anni fa (il fatto quotidiano e altri) si parlava di oltre 22mila euro mensili. In America le cifre sono spesso inferiori, fatta eslcusione per il cerchio magico di Trump, ovviamente.

Ma allora, se non è un aumento di stipendio, cosa pensano di ottenere i generali americani che assediano la casa bianca? L’industria bellica americana nel nuovo continente è la più importante dopo quella finanziaria, ma è di gran lunga l’asset più rilevante dal punto di vista ideologico. Contrariamente a ciò che molti pensano, le società produttive americane non sono per niente le migliori e le più competitive del mondo. Tra i modelli di vecchia industrializzazione, Honda e Bmw, Toyota e Volkswagen, Peugeot e Volvo sono di gran lunga meglio di Ford. Alibaba non ha nulla di invidiare ad Amazon. Samsung si confronta alla pari con Apple e stacca di molto Texas Instruments. La maggior parte delle risorse energetiche, gas, petrolio e carbone sono fuori dagli Stati Uniti. La Cina è grande quasi tre volte gli Stati Uniti ed ha 4 volte il numero dei suoi abitanti. Cos’è allora che consente agli americani di rimanere in sella? Di imporre il dollaro come valuta di riserva? Di sanzionare le nazioni rivali tramite quella farsa chiamata Onu?

L’esercito (Army), l’aviazione (Air Force) e la marina (Navy).

Con buona pace dei conservatori italiani, dei Boldrin e degli Alesina, non c’è niente altro delle forze armate che giustifichi la supremazia a stelle e strisce. E Trump, come fu Obama, è loro ostaggio.

1 Commento

  1. Articolo interessante e condivisibile. Da meditare.
    Tuttavia, da semplice googlenauta, mi permetto una marginale ed inessenziale osservazione sul numero dei militari USA. Mi sembra che il numero indicato nell’articolo (270mila) sia una stima eccessivamente bassa, anche se relativa ai soli militari in servizio permanente entro i confini nazionali. Da una facile ricerca, mi risulta che il numero dei militari US in servizio permanente (esercito, marina, aviazione) sommati ai riservisti e alla guardia nazionale sia superiore ai 3 milioni [1]. Volendo considerare le sole forze permanenti (esercito, marina, aviazione) la stima si aggira su 1,4 milioni.[1]e[2]. Di questi ultimi la maggior parte opera dentro i confini nazionali (circa 1 milione) [3].
    Del resto, se il numero dei militari fosse di 270mila, come potrebbe la Difesa americana essere il primo datore di lavoro del mondo quando la Scuola Italiana da sola può contare su 943.662 dipendenti e la Sanità Italiana su 653.357.[4]?
    In ogni caso, penso che sia la Cina il maggior datore di lavoro del pianeta, con più di 7 milioni di militari tra forze permanenti, riservisti e forze paramilitari [1]. Questo drago mostruoso ha in forza oltre 2 milioni di soldati in servizio permanente.
    = = =
    [1] https://it.wikipedia.org/wiki/Stati_per_numero_di_soldati
    [2] https://www.wolframalpha.com/input/?i=military+usa
    [3] https://en.wikipedia.org/wiki/United_States_military_deployments
    [4] Il Sole 24 Ore – 17/09/2017 – pag.3

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